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Bill Gates finanzia SCoPEx, il progetto Harvard contro il surriscaldamento globale

Diffondere un composto chimico per riflettere la luce solare potrebbe salvare il pianeta? La ricerca prende il via a giugno

Non pago delle già numerose teorie complottiste che circondano la sua facoltosa persona, Bill Gates si è lanciato come principale finanziatore in un progetto di enorme ambizione per arginare e potenzialmente invertire gli effetti del surriscaldamento globale.

Il magnate è, infatti, parte del progetto SCoPEx – l’esperimento di perturbazione controllata dell’atmosfera – che scienziati dell’Università di Harvard avvieranno questo giugno in Svezia. L’idea è quella di ridurre il surriscaldamento globale agendo direttamente sulla fonte primaria di calore, il sole, introducendo un composto chimico di carbonato di calcio (CaCO3) non tossico nell’atmosfera, in grado di riflettere i raggi solari e così riducendo le radiazioni che raggiungono la terra.

 

L’Agenzia Spaziale Svedese collaborerà nel progetto, che sarà avviato a inizio estate nella cittadina scandinava di Kiruna. In questa prima fase verrà lanciato un pallone aerostatico pieno di equipaggiamento scientifico ad un’altezza di 20mila metri da terra, per testare la possibilità di manovrarlo e controllare la strumentazione al suo interno da una tale distanza.

Lo step successivo sarebbe quello di rilasciare nell’atmosfera una quantità moderata del carbonato di calcio oggetto dello studio, il quale dovrebbe avere caratteristiche riflettenti “pressoché ideali”, ed inviare il laboratorio volante dentro il pallone aerostatico nel mezzo dell’aerosol per capirne e studiarne le reazioni chimiche e dinamiche nell’atmosfera.

Anche al lettore meno ferrato in ambito scientifico o ambientalista certamente non passeranno inosservate le potenziali criticità di questo tipo di intervento. Tuttavia, secondo gli scienziati, potrebbe funzionare. Secondo il responsabile principale dello studio, Frank Keutsch, il composto di carbonio non dovrebbe avere nessun effetto avverso ma “l’unica cosa che dovrebbe fare è diffondere la luce e così raffreddare il pianeta”.

L’obiettivo del progetto non è quello di essere una alternativa alla transizione green, ma nel comunicato di Harvard è spiegato che “anche se riuscissimo a fare sforzi enormi e abbattere tutte le emissioni di CO2 entro il 2050, portandole a zero, il problema del riscaldamento globale non cesserebbe completamente”. Rimarrebbe da scongiurare insomma il danno ormai già fatto, come il rischio di un totale scioglimento dei ghiacciai. L’obiettivo di SCoPEx, quindi, è quello di trovare uno strumento di emergenza che l’umanità potrebbe utilizzare nel caso ci fosse bisogno di soluzioni efficaci ed immediate.

Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change il Progetto SCoPEx potrebbe abbassare la temperatura del pianeta, per un prezzo complessivo massimo di dieci miliardi, di 1.5° centigradi. Un risultato ragguardevole, se si pensa che uno degli obiettivi fondamentali degli accordi di Parigi sul clima era quello di limitare l’aumento della temperatura globale proprio sotto la soglia dei 1.5° centigradi, ed è gravemente a rischio di essere mancato.

C’è anche qualche evidenza storica che indica che l’idea di spargere polveri riflettenti nell’atmosfera potrebbe funzionare. Le eruzioni vulcaniche possono causare nuvole di ceneri che bloccano la luce solare, come è accaduto nel 1815 in Indonesia, quando il vulcano Tambora con la sua eruzione causò un’annata senza stagione estiva, ma anche più recentemente nel 1991, quando una eruzione vulcanica nelle Filippine abbassò la temperatura di tutta la Terra di 0.5° per quell’anno.

Occorre però riconoscere anche il potenziale pericolosissimo di questa iniziativa. Le polveri eruttate dai vulcani hanno raffreddato la terra ma hanno anche causato carestie nel 1815, e contribuito alla siccità nella regione africana del Sahel. Gli ultimi anni hanno certamente dimostrato come la rottura del delicato equilibrio climatico globale possa portare a conseguenze tanto repentine quanto distruttive, nonché sempre più devastanti per le regioni meno ricche della terra.

I rischi, insomma, sono sconosciuti ma è ben chiaro che non siano ignorabili. Anche per questo motivo la ricerca scientifica nel campo della geoingegneria è bloccata da anni, impantanata nelle controversie e nei dilemmi morali. Accanto ad inattesi cambiamenti metereologici e climatici, infatti, c’è anche il rischio che la scoperta e la promozione di tecnologie come quella studiata dal progetto SCoPEx possano essere interpretate come un via libera a continuare a trattare il pianeta come è stato fatto nell’ultimo secolo, distogliendo l’attenzione dallo sviluppo sostenibile e dalla transizione ecologica.

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