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Con le tradizioni agricole dei nativi americani si fronteggia l’emergenza climatica

Il museo nazionale degli Indiani d’America a New York incontra giovani imprenditori agricoli che condividono tecniche di coltivazione sostenibili

Donna peruviana mentre prepara il chuño, 2018 (si.edu)

Facciamo il meglio che possiamo per imitare Madre Natura. Sappiamo che lei è più grande e più intelligente di tutti noi. E in ogni battaglia di solito vince lei. Quindi, come amministratori della terra, dovremmo fare del nostro meglio per lavorare al suo fianco, per imparare da lei e per trovare il modo di rendere la nostra vita e quella del nostro bestiame il più facile possibile seguendo i suoi modelli” - Kelsey Ducheneaux-Scott

La prima giornata mondiale della Terra si è celebrata il 22 aprile 1970 in America. Era stato il Senatore Gaylord Nelson del Wisconsin a introdurla. Riteneva che la questione ambientale fosse snobbata dalla politica e dai media e voleva portarla all’attenzione. In quell’occasione, si stimarono 20 milioni di persone che parteciparono ai festeggiamenti in America. Oggi la ricorrenza viene celebrata in tutto il mondo. E, se i media sono attenti, la politica lo sembra un po’ meno.

Il Museo Nazionale degli Indiani d’America Smithsonian’s celebra la giornata dal 2007 con un evento che si chiama ‘Living Earth’. Dal 2010, il sito del museo pubblica una serie di video dal titolo ‘I nativi americani rispondono alla sfida climatica’.

National Museum of the American Indian in New York (si.edu)

Oggi, i contadini indigeni sono leader nell’agricoltura sostenibile con le loro pratiche tradizionali a protezione e sostegno dell’ambiente”, dice Michaela Pavlat, Cultural Interpreter del Smithsonian’s National Museum of the American Indian.

Il festival riunisce professionisti e ricercatori nativi americani che utilizzano le conoscenze delle comunità indigene per proteggere e sostenere l’ambiente. Quest’anno l’evento – che è virtuale a causa della pandemia – è fatto di tavole rotonde, dimostrazioni di cucina e proiezione di film. Il tutto per esplorare le tendenze dell’agricoltura sostenibile nelle comunità indigene e nelle imprese di proprietà dei nativi.

Uno dei principali momenti dell’evento è ‘Youth In Action’, Giovani in Azione, una tavola rotonda con tre giovani imprenditori agricoli che parlano non solo delle pratiche che hanno adottato nelle loro aziende per rispettare l’ambiente, ma le collegano con le tradizioni e gli insegnamenti delle loro tribù di appartenenza.

Facciamo il meglio che possiamo per imitare Madre Natura”, dice Kelsey Ducheneaux-Scott, proprietaria di DX Beef, LLC, un’azienda di carne bovina rigenerativa diretta al consumatore e situata nella Riserva Cheyenne River Sioux, South Dakota. “Sappiamo che lei è più grande e più intelligente di tutti noi. E in ogni battaglia di solito vince lei. Quindi, come amministratori della terra, dovremmo fare del nostro meglio per lavorare al suo fianco, per imparare da lei e per trovare il modo di rendere la nostra vita e quella del nostro bestiame il più facile possibile seguendo i suoi modelli”.

La Terra vista dalla Luna (flickr.com)

Siamo tutti qui per vivere su questa unica piccola roccia nello spazio”, afferma Marco Ovando, presidente dell’associazione Nevada Future Farmers of America, che riunisce 5.000 giovani agricoltori in tutto lo stato del Nevada. “Ci è stato insegnato fin da piccoli che non dobbiamo pretendere dalla terra più del necessario per sopravvivere. E lo stesso vale per una radice sacra che chiamiamo camassia (camas). Non si prende tutta la camassia in una stagione e si lasciano dei pezzi in modo che possano ricrescere in certe parti”.

Le popolazioni indigene utilizzano diverse pratiche di coltivazione per migliorare la produzione e, allo stesso tempo, rispettare l’ambiente. Per esempio, le popolazioni indigene delle Ande utilizzano i terrazzamenti, una tecnica perfezionata dagli Inca per aumentare la superficie coltivabile in territori montuosi e controllare i flussi d’acqua.

Il frutto del raccolto (agronomy.org)

Altre popolazioni indigene del Nord America utilizzano la tecnica della consociazione (intercropping) e della coltura associata (companion planting). Sono entrambe forme di policoltura, ovvero di coltivazione simultanea di due o più in uno stesso campo. Le tre piante beneficiano l’una dell’altra. Queste tecniche sono state adottate dalle popolazioni indigene dei Cahokia, Mississipian, Mvskome, Iroquois e Maya.

Queste pratiche vengono utilizzate soprattutto per la coltivazione delle cosiddette “Tre Sorelle”: mais, fagioli e zucche. Alimenti alla base della dieta delle popolazioni indigeni. L’adozione di queste tecniche consente alle tre piante di beneficiare l’una dell’altra. Il mais provvede una struttura su cui i fagioli possono arrampicarsi, eliminando la necessità di pali di sostegno. I fagioli creano i composti azotati per fertilizzare il suolo utilizzato dalle altre piante, e le zucche si estendono sul terreno, bloccando la luce solare, ed aiutando a prevenire la crescita di erbacce. Le foglie di zucca funzionano anche come un sistema di pacciamatura vivente, creando un microclima che trattiene l’umidità nel suolo.

I video dell’evento saranno disponibili sul canale Youtube del museo da lunedì 26 aprile.

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