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L’Occidente prende la via della terza dose. OMS: rischio di varianti più resistenti

Situazione critica negli USA: tra i non vaccinati aumentano i decessi del 95% rispetto a due settimane fa. Arrivata l’approvazione definitiva del vaccino Pfizer

Una manifestazione noVax a Union Square, New York (Foto di Terry W. Sanders)

Contro l’opposizione dell’OMS, sembra che uno alla volta i paesi occidentali stiano tutti prendendo la via della terza dose di vaccino anti-Covid19, somministrando il cosiddetto booster shot alla popolazione a partire dall’autunno. A queste liste si dovrebbe aggiungere l’Italia, secondo quanto spiegato da Guido Bertolaso al Corriere della Sera.

Il dibattito si consuma a livello globale, e non solo nazionale, già da diversi mesi. L’OMS si è ripetutamente opposta all’iniziativa, già pienamente avviata in Israele, di offrire una terza vaccinazione ai cittadini dei paesi più ricchi del pianeta, mentre interi continenti ancora non hanno immunizzato nemmeno il 2% della popolazione, come è per l’Africa. “I dati non indicano il bisogno di una terza dose” ha spiegato la scienziata dell’OMS Soumya Swaminathan alla stampa, specificando che ancora non esistono evidenze chiare che l’immunità si perda nell’arco di nove mesi, come molti sostengono. “Non aiuterà a rallentare la pandemia e, togliendo dosi alle persone non vaccinate, i booster favoriranno l’emergere di nuove varianti”.

La logica dell’OMS è semplice: se Europa, USA, Canada, Israele e pochi altri si vaccinano e rivaccinano per garantire l’immunità della popolazione dalle attuali varianti di Covid in circolazione, lasciando nel frattempo il virus libero di replicarsi ed infettare all’impazzata in altri paesi, si espongono ad un maggiore rischio che in quei paesi emerga una variante più resistente, meno suscettibile ai vaccini ora disponibili. Insomma, anche volendo ragionare in termini assolutamente egoisti, secondo l’OMS nemmeno ai paesi occidentali converrebbe la disuguaglianza vaccinale su scala globale che vige oggi.

“Science Will”, per le strade di New York durante la pandemia, New York, 2021 (foto di Terry W. Sanders)

Nonostante le molte opinioni contrastanti, Pierpaolo Sileri è convinto della necessità del booster: “la terza dose di vaccino anti-Covid andrà fatta. Dovremmo iniziare da ottobre, partendo dalle persone più fragili, coloro in cui ci si aspetta una minore risposta immunitaria dopo il vaccino, come i pazienti oncologici in chemioterapia o le persone che hanno subito un trapianto”. Il modello israeliano però ha previsto, dopo il richiamo dei fragili, che la terza dose sia inoculata anche a tutti gli over40; dunque, si può ipotizzare che la stessa traiettoria verrebbe seguita anche in Europa ed in Italia.

La prospettiva della necessità di richiami annuali del vaccino anti-Covid diventa sempre più concreta. Nonostante tutti i vaccini attualmente disponibili siano molto efficaci nel preservare dalla malattia grave e dall’ospedalizzazione anche contro la variante Delta, è ormai assodato che i vaccinati rischiano comunque di esserne contagiati e potenzialmente diventarne vettori: questo fa sostanzialmente sfumare la prospettiva dell’immunità di gregge, almeno alla luce dei farmaci disponibili fino a questo momento. Infatti, se i vaccinati possono comunque contrarre e trasmettere la malattia, pur non subendone gravi sintomi, l’unica soluzione sembrerebbe per ora quella di garantire richiami ciclici.

Alla luce di questo dato si fa sempre più insistente la pressione perché sia istituito l’obbligo di vaccinazione, in particolare per categorie come quella dei sanitari o del personale scolastico. Guido Rasi, consulente del commissario straordinario Figliuolo, si è già espresso a favore: “Se si deve arrivare all’obbligo di vaccinazione, ci si arrivi. Non è tollerabile riempire di nuovo gli ospedali di Covid quando ci sono migliaia di patologie che aspettano ormai da due anni, non è proprio più morale”.

I dati del bollettino del Ministero della Salute del 22 agosto, infatti, non lasciano spazio al dubbio: la curva del contagio è in crescita. Si registrano 5.923 nuovi casi con 175.539 tamponi (tasso di positività al 3,4%) e 23 morti, con un leggero aumento dei ricoveri: +6 in intensiva, +34 in reparti ordinari.

Ben più critica è la situazione negli USA, dove la media di casi è in aumento del 36% e i decessi del 95% rispetto a due settimane fa, soprattutto nelle aree, come la Gulf Coast, dove la percentuale di vaccinati non arriva al 40%.

Poche ore fa è arrivata l’approvazione definitiva del vaccino Pfizer, che sostituisce quella emergenziale di cui il farmaco godeva finora, a poco meno di un mese dall’inizio della inoculazione dei booster shot, programmata per il 20 di settembre.

L’approvazione definitiva potrebbe avere effetti positivi sulla campagna vaccinale a stelle e strisce, che fatica a mantenere ritmi elevati ora che ha deve raggiungere lo zoccolo duro degli scettici: secondo un poll condotto a giugno il 31% dei non vaccinati avrebbero accettato la vaccinazione se il farmaco avesse ottenuto la piena, e non solo di emergenza, approvazione della FDA. Inoltre, l’ok definitivo della FDA rende anche più semplice per i datori di lavoro tanto pubblici quanto privati richiedere la vaccinazione obbligatoria.

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