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9/11 ha causato più vittime tra i soccorritori: un medico italiano ha monitorato i malati

Il Prof. Roberto Lucchini ha diretto dal 2012 al Mount Sinai School of Medicine di New York il Data Center del World Trade Center Health Program

Wearing a gas mask, a New York National Guard Soldier from the "Fighting" 69th Infantry Division pauses amid the rubble at ground zero. (Photo by the New York National Guard)

Vent’anni dopo l’attacco alle Torri Gemelle New York soffre, piange, non dimentica. L’11 settembre di 20 anni fa l’America ha scoperto che può essere colpita dentro i suoi confini: quattro attacchi suicidi coordinati che hanno cambiato gli Stati Uniti e la vita degli americani.  Gli attacchi causarono la morte immediata di 2.977 persone (più 19 dirottatori) e il ferimento di oltre sei mila.  Non tutte le vittime sono state identificate. E non tutte le vittime sono decedute nell’immediato.

Proprio ieri l’ufficio del medico legale di New York ha annunciato l’avvenuta identificazione di Dorothy Morgan, di Hempstead, a Long Island, un’impiegata della società di assicurazioni Marsh and McLellan che lavorava al 94mo piano della Torre Nord, e di un uomo i cui familiari hanno chiesto di mantenere il riserbo sull’identità. Erano le vittime 1.646 e 1.647 dell’attacco terroristico. In questi 20 anni si sono verificati ulteriori decessi a causa di tumori e malattie respiratorie come conseguenza degli attacchi:  secondo The City sono circa 100 i “First Responders” a New York morti nell’ultimo anno per coronavirus a causa dei problemi respiratori causati lavorando tra le macerie del World Trade Center. Secondo il Dipartimento della Giustizia nel rapporto rilasciato martedì scorso sono molte di più le persone decedute per le malattie contratte dopo gli attacchi che quelle perite negli attentati.

Il dottor Roberto Lucchini, professore di Medicina alla School of Public Health di Miami, e alla Florida International University, ha diretto dal 2012 al Mount Sinai School of Medicine di New York il Data Center del World Trade Center Health Program. Un programma, finanziato dal Governo Federale dopo che i medici di Mount Sinai nel corso degli anni si erano accorti che chi era rimasto esposto alle polveri delle Torri Gemelle (poliziotti, vigili del fuoco, operai delle costruzioni, abitanti della zona) aveva sviluppato patologie anomale per l’età, peraltro tutte molto simili. Secondo le stime circa 90 mila “First Reponders” hanno prestato servizio nella zona dopo l’attacco e 400 mila persone abitavano nella zona circostante. Il dottor Lucchini era stato scelto per dirigere il programma grazie all’esperienza maturata alla scuola di medicina dell’Università di Brescia, dove per anni si è occupato dell’esposizione dei lavoratori alle sostanze inquinanti. “Per mesi, a distanza dal crollo delle Torri Gemelle – ha affermato Lucchini – quelle persone hanno respirato miscele tossiche di polveri di cemento molto irritanti, amianto, metalli pesanti, Pcb, diossine, senza adeguata protezione”.

Nel Data Center del Mount Sinai in questi 20 anni sono entrati nel programma 100mila pazienti, di cui 35mila effettuano controlli annuali. Sono state formulate oltre 67mila diagnosi di patologie in qualche modo legate agli attentati dell’11/9 (una o più patologie per persona). Di queste quasi 49mila per problemi alle vie respiratorie ed all’apparato digestivo, circa 24mila per cancro molti dei quali emersi a distanza di anni, 19mila per problemi mentali. Stress post-traumatico, ansia, depressione, attacchi di panico. Vent’anni dopo sia i veleni che il trauma causato dagli attacchi non hanno ancora esaurito i propri effetti. “Stanno emergendo problemi di tipo cognitivo – ha affermato Lucchini – perdita di memoria, difficoltà di concentrazione, anomale per persone di 65 anni e che potrebbero essere un campanello d’allarme per diagnosi di Alzheimer. Su questo ora si stanno concentrando le ricerche anche del mio gruppo. Non sono temi gradevoli, soprattutto per chi li vive sulla propria pelle – ha evidenziato Lucchini – ma quello che mi ha colpito in questi anni è la grande empatia, la solidarietà che il personale che a vario titolo lavora in questo programma ha sempre dimostrato sia verso chi ha lavorato tra le macerie degli edifici abbattuti che per le persone che abitano vicino l’area colpita nube tossica”.

How 9/11 Changed Public Health Response to Disasters from Florida International University on Vimeo.

Di certo, la ricerca ha consentito di imparare lezioni valide in tutti i disastri, dagli uragani agli incidenti industriali al crollo di edifici. “Nel Museo Memoriale per l’11 settembre – ha affermato Lucchini dalla Florida International University – c’è una sezione dedicata agli errori di gestione politica fatti in quel frangente, quando le autorità minimizzavano i rischi. Furono necessarie pressioni accorate da parte di sanitari, sindacati, gruppi di cittadini e celebrities per far partire il programma sanitario, con una legge promulgata solo nel 2011”. Quali le lezioni che invece bisogna ricordare? “Innanzitutto è necessario monitorare immediatamente le emissioni e l’esposizione ad esse con sensori, che oggi sono ampiamente disponibili. Inoltre, bisogna dotare chi è a contatto con le macerie di respiratori e maschere con filtri adeguati. Terzo: identificare chi arriva sul posto e monitorare nel tempo la salute di chi ha lavorato e la popolazione residente”.

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