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Onu: lotta all’HIV, un esempio riuscito di leadership, ma l’incubo non è ancora finito

Combattere l'AIDS così come il Covid-19 richiede più solidarietà internazionale. Nella Giornata mondiale ecco dal Palazzo di Vetro progressi e speranze

AIDS (pixabay)

Non c’è solo il Covid-19. Di questi tempi ci si dimentica di un’altra atroce malattia che da quando è stata scoperta ha spezzato le vite di oltre 35 milioni di persone nel mondo. Era il 1981 quando dal Centers for Disease Control and Prevention venne segnalato un misterioso aumento di polmoniti tra giovani omosessuali. Solo tre anni dopo, Robert Gallo riuscì a isolare e identificare il virus. Da allora questo nemico invisibile è conosciuto come HIV/AIDS.

Sintomi dell’AIDS (wikimedia.org)

Nei primi anni dell’epidemia, le persone infette venivano marchiate, isolate e discriminate. Ad oggi, molti sono i traguardi raggiunti nelle cure, ma sono nati altrettanti nuovi problemi nella gestione della malattia. Per questo, 40 anni dopo la segnalazione dei primi casi, si è tenuto nel Palazzo di Vetro a New York, un incontro commemorativo in occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS.

Sono ancora troppe le persone che convivono con il virus. Almeno 38 milioni secondo i dati dell’Unaids: 36,2milioni sono adulti e 1,8 milioni sono bambini con meno di 15 anni. Nel 2020 il virus ha ucciso 1 bimbo ogni 5 minuti. Circa l’88% delle morti infantili legate all’AIDS sono avvenute nell’Africa sub-sahariana e la pandemia da Covid-19 sta aggravando ulteriormente la situazione. È il preoccupante quadro descritto nel nuovo rapporto Unicef “HIV and AIDS Global Snapshot”.

Secondo i nuovi dati, con l’emergere del Coronavirus “molte persone affette dall’HIV non vengono diagnosticate in tempo” ha spiegato Hans Kluge, direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa.

A Ndjamena, in Ciad, una ragazza di diciassette anni sorride quando scopre di essere sieronegativa all’HIV (© UNICEF/Frank Dejong)

Sotto il tema “Fine delle disuguaglianze”, il Presidente dell’Assemblea generale Onu, Abdulla Shahid, ha sottolineato la connessione tra COVID-19 e HIV/AIDS, affermando l’importanza di una maggiore solidarietà internazionale per combattere le emergenze sanitarie. Per il Presidente di UNGA76 è importante imparare dagli errori del passato. Nascondere le diagnosi per paura dello stigma sociale non serve a nulla.

Dopo tanta fatica, l’HIV è una malattia prevedibile e curabile. La lotta contro l’AIDS è un esempio riuscito di leadership, impegno politico e multilateralismo efficace. Ma non basta. L’obiettivo primario delle Nazioni Unite è ora quello di sconfiggere definitivamente l’epidemia entro il 2030. “Questo incontro è un’opportunità – ha detto Shahid – per discutere di come l’esperienza della lotta contro l’HIV/AIDS può informare e guidare risposte efficaci“.

Parlando in videoconferenza, il virologo della Casa Bianca, Anthony Fauci, ha tratto lezioni dal COVID-19 su “quanto velocemente” gli interventi di sanità pubblica possono essere “sviluppati, testati e prodotti quando gli investimenti finanziari sono sostanziali” grazie alla collaborazione tra i governi e il settore privato. “Andando avanti, dobbiamo trovare il modo di mantenere questa partnership per l’impegno a sviluppare farmaci e vaccini” ha detto Fauci.

 

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