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Metaverso, il sogno virtuale di Zuckerberg: progresso o capolavoro dell’orrore?

L'ennesimo passo dell’uomo nella sua evoluzione, ma non è tutto oro quel che luccica. I pericoli del mondo che verrà affrontati nel talk di Vento & Associati

Avatar e Virtual Reality (pixabay, @Tumisu)

A Mark Zuckerberg non bastava pedinarci ad ogni ora del giorno attraverso quegli algoritmi demoniaci creati per prosciugare tutti i nostri metadati. No! Doveva inventarsi una realtà ancor più insidiosa, dove persino la fantasia può essere tracciata. Nella mente del trentenne visionario è iniziata a ronzare l’idea di un universo virtuale di relazioni digitali, dove esistono leggi, monete, proprietà e regole. Un futuro in cui gli individui vivranno attraverso spazi tridimensionali che regaleranno esperienze sensoriali coinvolgendo vista, udito e tatto. Si tratta di “Metaverso”, il progetto nel quale il CEO di Facebook ha annunciato di investire oltre 50 milioni di euro pur di permettere alla sua creatura di continuare a vivere nei decenni a venire.

Qualcuno parla di “digitale che vuole sostituire il reale”, ma le incognite sono troppe. Per esempio, non si conosce ancora chi scriverà le regole del nuovo mondo. Certamente per alcuni, la nuova dimensione presenterà delle opportunità, ma per tanti altri si intravedono potenziali rischi. Chi assicura che il sogno virtuale sia necessariamente sinonimo di progresso? Potrebbe invece rivelarsi un incubo, un capolavoro dell’orrore, e a quel punto, la serie “Matrix” potrebbe diventare addirittura profetica: e potremmo vedere uomini e donne cercare disperatamente di sfuggire alle macchine. L’atteggiamento della società attuale ricorda quello rappresentato in “Don’t look up”, l’ultimo disaster movie con protagonista Leonardo Di Caprio: scienziati ed esperti avvisano l’umanità di una pericolosa catastrofe imminente, ma vengono sottovalutati dalla politica e dalle persone, che preferiscono, invece, rivolgersi ai guru della tecnologia i quali pensano di risolvere i problemi come fossero in un video gioco online.

Jennifer Lawrence e Leonardo Di Caprio in una scena del film “Don’t look up” (YouTube)

Una riflessione profonda su ciò che verrà è la mission dell’incontro virtuale organizzato il 23 dicembre da Vento & Associati, “Talk Metaverso, dimensione positiva o distopia per l’umanità?”, mediato da Cheo Condina, Giornalista de Il Sole 24 Ore e in cui sono intervenuti Yvette Agostini, consulente senior per la sicurezza informatica; Piero Bassetti, Presidente Associazione Svegliamoci Italici; Oscar di Montigny, Chief Innovability e Value Strategy Officer Banca Mediolanum e Pierguido Iezzi, Founder e CEO Swascan (Tinexta Cyber).

Zuckerberg ha già creato ampiamente il verso, ma ha deciso di accompagnarci nel meta, ‘oltre‘. Letteralmente ‘verso l’oltredove c’è il divenire dell’evoluzione”. Così, comincia a interpretare il termine Piero Bassetti. “Oltre l’idea che l’informazione debba essere raccolta per fini collettivi o singoli dell’uomo… Saremo noi l’oggetto di informazione e non più i soggetti-utenti dell’informazione: Si tratta di una sfida unica”.

Mark Zuckerberg con il logo di Metaverso

Per Yvette Agostini il Metaverso non è un vero e proprio big bang. Parlando al plurale di metavesi, spiega che questi esistono già con differenti gradi immersivi: è il caso dell’augmented reality o della virtual reality. Il concerto di Ariana Grande sulla piattaforma Fortnite ne è un esempio. Un’esperienza di virtual reality estremamente coinvolgente, con un’interazione simile a quella reale, con la differenza che la cantante non si trovava davanti ad una folla di decine di migliaia di persone, ma comodamente nella sua casa. “Il concetto di Metaverso è qualcosa che già esiste, se non altro nella mente dei nerd – spiega Agostini. – Non ha l’aspetto dell’avatar tridimensionale che replica i movimenti, ma c’è… E alcune delle tecnologie portanti sono già utilizzate”. Non è qualcosa di rivoluzionario, piuttosto, un cambiamento “inevitabile” che deve essere assolutamente governato. “Chi orienterà davvero il Metaverso sarà il pubblico“.

Ma non è tutto oro quel che luccica. A riflettere sui pericoli ci pensa Pierguido Iezzi. Il Metaverso sarà un mondo che permetterà l’interazione attraverso almeno tre sensi. Un ambiente, però, gestito da un ente privato che amministrerà la giustizia e la moneta di 2.9 miliardi di persone. Il rischio è che potrebbero compiersi molti reati: dal riciclaggio di denaro allo stalking, alla violenza sessuale, e non solo. Il primo caso di palpeggiamento nella versione beta di meta è avvenuto proprio poche settimane fa su Horizon World. Anche se il fatto sarebbe stato da condannare, la revisione interna sull’incidente ha fatto ricadere la colpa sulla partecipante in quanto non aveva adottato la modalità safe zone, una sorta di bolla che impedisce il contatto con gli altri utenti. Iezzi prende ad esempio la vicenda per riconsiderare il concetto di “diritto e giustizia nel mondo virtuale digitale“. “Qual è la morale? Chi la decide? – si domanda – E perché nessun governo si sta ponendo il problema di regolare questa nuova realtà?... E’ preoccupante che a gestirla sia un privato, perché i suoi interessi non sono quelli della comunitàIl Metaverso rischia di diventare un ‘far west’“.

Una donna sperimenta la realtà virtuale e usa le mani per manipolare ed esplorare oggetti (unspalsh.com)

Sullo stato di coscienza con cui l’umanità approderà a questa nuova dimensione pone l’accento Oscar di Montigny, evidenziandone però i rischi secondo la scienza. Il cervello, per esempio, non è in grado di distinguere un dato reale (percepito attraverso i cinque sensi), da un dato non reale, ovvero virtuale. Ma questo universo parallelo porterà a profondi e inevitabili cambiamenti. Pensiamo allo smartphone: oggi non possiamo più vivere senza. Non è più un semplice oggetto con il quale accediamo a determinati servizi o comunichiamo in maniera più immediata. L’equilibrio casa-lavoro lo dimostra: lo smartphone ha portato alla perenne reperibilità, ma allo stesso tempo non possiamo farne a meno perché la tecnologia è entrata nel quotidiano: serve per trasferire denaro, per orientarsi in nuovi luoghi, per accedere a servizi sanitari… Fino a che punto vivremo dentro internet? Quanto il Metaverso entrerà nelle nostre vite e quali saranno i diritti per la socialità?

Secondo Montigny, non ci sarà il tempo per stare nel mondo reale, perché gli inventori degli universi paralleli tenderanno a farci trascorre più tempo possibile nel loro mondo. D’altronde con i social media, Instagram e Facebook, possiamo già constatarlo. Quante sono le ore che senza accorgercene trascorriamo su queste piattaforme completamente fagocitati dalla macchina perversa creata da ingegnosi architetti digitali? “Tutto ciò che servirà sarà avere gente analfabeta – continua Montigny. – Questo mondo ci offre una grandissima quantità di dati, ma una bassissima capacità di senso critico, di codificare e processare tutte quelle informazioni; – fotografando la realtà spiega che – l’Italia è il paese analfabeta funzionale terzultimo in Europa, ovvero manca la capacità di collegare i dati e fare un’analisi critica delle cose“.

Virtual reality (wikimedia.commons)

Le parole di Montigny descrivono un futuro crudo e amaro. Nei mondi virtuali, “l’essere umano diventerà essenzialmente un’entità che dovrà fare poco, pensare poco e spendere tanto. Per cui, se non vogliamo cadere sotto la vessazione del grande architetto di ‘Matrix’, situazione, tra l’altro, nella quale già oggi siamo, serve un risveglio dello stato di coscienza delle persone. Dobbiamo sentirci tutti un po’ eletti e riprenderci le nostre vite… Si sta creando un grande mondo virtuale dove i nuovi Stati saranno le grandi corporazioni Importante sarà quindi l’educazione, perché la coscienza si acquisisce anche attraverso questa“.

Il Metaverso è uno degli ennesimi passi dell’uomo nella sua evoluzione, ma l’unica opzione per non finirne inghiottiti, divorati dal progresso stesso, sarà entrarci orientati, tornando a porsi domande, perché la differenza tra macchine ed essere umani è proprio questa: la capacità di pensare.

 

 

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