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Omicron: Allarme, ma non panico. Ecco la nuova gestione della pandemia

Al vaglio degli scienziati c'è una nuova convivenza col virus: isolamento dei soli positivi e modifiche delle quarantene limitate ai contatti stretti positivi

In fila per il tampone. New York, Dicembre 2021 - Foto di Terry W. Sanders

La variante Omicron con i suoi alti indici di trasmissibilità si sta diffondendo ad una velocità maggiore rispetto alla variante Delta e ai precedenti ceppi di infezione e ciò desta non poche preoccupazioni circa la necessità di adottare nuove restrizioni in tutto il mondo.

Il tracciamento dei contagi è saltato un po’ ovunque anche per la capacità di questa variante di eludere sia la protezione vaccinale sia di reinfettare chi aveva già contratto la malattia, con tempi di incubazione ancora incerti. Secondo le segnalazioni delle ultime settimane, tuttavia, i sintomi relativi alla infezione da Omicron risultano essere più lievi rispetto alla precedente variante Delta.

Si presenta con cefalea, congestione, mal di gola, in taluni casi del tutto simili a stati influenzali e febbrili stagionali, che non destano particolare allarme. Resta tuttavia una infezione pericolosa per le persone immunodepresse, per gli anziani o per i soggetti con patologie croniche che devono attenersi scrupolosamente ai protocolli ed osservare cautele particolari.

Il presidente degli USA, Joe Biden, nei giorni scorsi, ha parlato di “stato di allarme, ma non di panico”, ribadendo la necessità di vaccinarsi per uscire dalla pandemia. Il New York Times ha pubblicato una notizia assai confortante circa il rischio inferiore di ricorso a terapia intensiva per chi si contagia (del 15/17%) rispetto alla variante Delta. In Italia la variante Omicron rappresenta il 28% dei casi con un numero che tenderebbe a raddoppiare ogni 2 gg. Le festività natalizie, secondo un report dell’ISS del 23 dicembre scorso, hanno visto impegnato il governo nella formulazione di nuove indicazioni per contrastare l’avanzata del virus. La misura della certificazione verde, che ha visto l’introduzione del Green pass “rafforzato” dal 6 dicembre scorso, introdotta con decreto, ha previsto la necessità di esibirlo per lo svolgimento delle attività ricreative come: eventi pubblici, cinema, ristoranti, stadi, teatri, palestre, piscine, sale da gioco, mentre resta il Green pass di “base”, che si ottiene con doppia vaccinazione o con tampone molecolare o antigenico negativo nelle 48 ore precedenti, per viaggi, alberghi, lavoro ( per le categorie non obbligate alla vaccinazione).

In questi giorni, l’orientamento degli scienziati va verso una “nuova forma di convivenza” col virus, che è tuttora al vaglio, volta all’isolamento dei soli positivi, con modifiche delle quarantene, limitate ai soli contatti stretti positivi. Ciò per l’enorme diffusione dell’infezione che pregiudicherebbe i servizi essenziali qualora le restrizioni rimanessero quelle adottate in precedenza.

Il mondo scientifico valuta il da farsi e sta ancora studiando il virus, ma molte indicazioni portano a supporre che esso tenda a divenire endemico e grave solo marginalmente, per quanto riguarda la variante Omicron tuttora in ascesa, necessitando tuttavia di massima attenzione per i soggetti fragili. Il ricorso al vaccino, l’utilizzo dei presidi anche all’aperto, il distanziamento sociale, restano armi potenti di contrasto, come l’assunzione di vitamina D3, che da numerosi studi pare attenui l’aggressività del virus e che mantiene la sua efficacia malgrado le mutazioni.

Una buona notizia arriva dal Sudafrica, primo paese che ha isolato Omicron, dove le restrizioni sono state allentate e la convivenza col virus non causa particolari problemi alla popolazione. Ciò ci offre un segnale positivo e incoraggiante circa la fine della pandemia.

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