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Giovanissime, donne e determinate: le “tre moschettiere” dell’Italia in acqua

Intervista alle medaglie d'oro agli Europei di Glasgow 2018 Arianna Bridi, Elena Bertocchi e Chiara Pellacani

Chiara Pellacani, Arianna Bridi ed Elena Bertocchi(foto dal sito Federnuoto.it)

Nel nostro paese è difficile emergere: tante volte le strutture di allenamento non sono adeguate come in altre parti del mondo, gli atleti spesso devo autofinanziarsi per poter perseguire il loro sogno e, come se non bastasse, la scuola, in molti casi, non permette di combinare studi e sport ad alti livelli

Sono terminati da qualche settimana i Campionati Europei di Glasgow 2018, una rassegna che ha regalato diverse medaglie all’Italia.

Quello che colpisce di più, analizzando i risultati della manifestazione, sono i risultati delle “quote rosa”. Già durante l’inverno ci eravamo abituati a vedere trionfare le nostre atlete, grazie ai risultati nel mondo dello sci alpino, con Sofia Goggia e Federica Brignone, culminati con un oro e un bronzo alle Olimpiadi Invernali rispettivamente in discesa libera e slalom gigante.

Siamo riusciti a raggiungere tre tra le protagoniste assolute della manifestazione. Mi riferiscono ad Arianna Bridi, vincitrice della 25 km in acque libere, Chiara Pellacani, vincitrice della medaglia d’oro nel sincro dal trampolino di 3 metri insieme ad Elena Bertocchi, già medaglia di bronzo da 1 metro.

Non solo atlete, ma anche donne e giovanissime, una esempio a cui ispirarsi per tutti coloro che praticano sport agonistico in Italia. Nel nostro paese è difficile emergere: tante volte le strutture di allenamento non sono adeguate come in altre parti del mondo, gli atleti spesso devono autofinanziarsi per poter perseguire il loro sogno e, come se non bastasse, la scuola, in molti casi, non permette di combinare studi e sport ad alti livelli. Gli stessi amici e compagni di scuola non comprendono appieno la scelta di praticare sport, non arrivano a capire il livello di impegno e dedizione che esso richiede.

Vedere dunque tre ragazze riuscire ad eccellere nello sport che praticano da sempre e portare lustro all’Italia, fa allargare il cuore e il sorriso. Abbiamo voluto chiedere a loro cosa si prova ad essere atlete e cosa significa una vita di allenamenti e sacrifici.

Arianna Bridi viene avviata al nuoto all’età di otto anni dalla mamma e diventa specialista delle lunghe distanze in acque libere, disciplina della quale si innamora dopo la sua prima gara del 2006 , una 4km nel lago di Caldonazzo in Trentino. Un percorso che l’ha portata ad arrivare alla nazionale giovanile nel 2011.

Arianna, com’è stato crescere come atleta. Avverti mai  qualche differenza tra il tuo stile di vita e quello delle tue  coetanee?
“Noto che ci sono delle differenze tra me e le mie coetanee che non praticano sport ma, come me, loro spesso sono impegnate in altre cose. Per esempio la mia migliore amica frequenta l’università ed ha una media altissima: lei come me si impegna quotidianamente per raggiungere i suoi obbiettivi. Che sia sport o studio ci sono dei sempre compromessi: se vuoi eccellere non ti puoi permettere una vita fatta di feste, vacanze e sgarri; ci vuole costanza, dedizione e determinazione”.

Come si differenzia la tua gara, rispetto a quelle più veloci in vasca?
“Sono due sport completamente diversi. In piscina c’è la lotta contro in tempo: il più veloce vince. Nel nostro sport ci sono tantissime variabili come la scia, i contatti, le strategie. Senza parlare delle situazioni ambientali che si posso trovare: mare mosso, temperatura dell’acqua, meduse e correnti”.

Arianna Bridi (foto dell’atleta)

Attualmente Arianna si sta godendo una meritata vacanza e da settembre ricomincerà la preparazione al Centro Olimpico Sportivo dell’Esercito, con il suo allenatore Fabrizio Antonelli, una struttura che le fornisce tutto quello di cui ha bisogno, anche in termini di fisioterapia. Il prossimo appuntamento sarà l’ultima tappa di Coppa del Mondo ad Abu Dhabi.

Le altre due protagoniste di questa storia sono Elena Bertocchi e Chiara Pellacani che, con il punteggio di 289.26, sono diventate le nuove campionesse europee nel tuffo sincronizzato da trampolino di 3 metri. 

Elena, classe 1994, si affaccia la mondo dei tuffi per caso: il suo allenatore la faceva sempre saltare dentro un salvagente alla fine di ogni allenamento di nuoto; notando le sue doti, si avvicinò al padre avvertendolo che sarebbe diventata una campionessa. Da li ai primi allenamenti di tuffi il passo è breve. 

Anche Chiara, giovanissima atleta di 15 anni, viene dal mondo del nuoto di salvamento e inizia a tuffarsi a 7 anni, senza più smettere. Atleta che sembra prendere in mano le redini del mondo dei tuffi italiano, con grinta e determinazione.

 Elena si aspettava qualcosa di più da questa rassegna sportiva, ma come lei stessa ci racconta “il giovedì prima della gara del sincro, mi stavo allenando e sono caduta sul presalto: la gamba sinistra ha ceduto e mi sono ritrovata distesa sulla tavola, rimbalzando e cadendo in acqua. Il quadricipite mi faceva malissimo, a causa della botta fortissima e, il giorno dopo, non riuscivo nemmeno ad appoggiare la gamba. Non sapevo se sarei riuscita a disputare la gara. Mi sono dovuta accontentare del bronzo, ma ero comunque felice”.

Elena Bertocchi (foto dell’atleta)

Elena, sei un esempio come sportiva e come donna. Avverti mai qualche differenza tra uomini e donne nel tuo sport a parità di allenamenti?
“Sempre parlando dal punto di vista dei tuffi, c’è molta differenza tra uomo e donna. Basti pensare ai tuffi che fanno sia da 3 m che da 10 m. I maschi purtroppo si devono impegnare di più perché i loro tuffi sono veramente complicati. Penso che un ragazzo per spiccare si debba allenare veramente tantissimo. Certo questo non toglie che anche una ragazza non si debba allenare: io mi alleno circa cinque ore al giorno, tutti i giorni, tranne la domenica. Sento sempre che manca un po’ di allenamento, forse dovuto agli spostamenti tra palestre molto lontane tra loro: all’estero piscine e palestre si trovano nella stessa struttura ,quindi puoi stare più tempo e dedicarti al 100% a quello che fai, senza dover prendere la macchina per spostarsi da un luogo e all’altro”.

Chiara sei davvero molto giovane. Avverti mai  qualche differenza tra il tuo stile di vita e quello delle tue  coetanee?
“Purtroppo si. A volte non posso uscire con le amiche perché mi devo allenare o perché sono troppo stanca e devo recuperare. Non sempre le ragazze della mia età capiscono il motivo di tanti sacrifici”.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?
“Le mie prossime gare saranno alle Olimpiadi Giovanili in programma ad ottobre a Buenos Aires. Mi sono qualificata poco prima di prendere parte agli Europei e non vedo l’ora di partire! Riguardo gli allenamenti, ora stacco per qualche giorno. Ricomincerò il primo settembre. Donne forti sia nello sport che nella vita di tutti i giorni, esempi positivi per tutti quelli che lottano quotidianamente per raggiungere i propri obiettivi”.

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