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Con la Juve o la Ferrari, gli Agnelli rompono l’incantesimo ma non saranno sbranati

Il cavallino non corre, i bianconeri sono fermi, ma stiamo calmi: dietro agli errori dei rampolli c’è sempre la famiglia che sistema tutto, Stellantis permettendo...

Andrea e John

Inizia su "La Voce di New York" la column "Yellow Card" di Stefano Biondi: l'analisi senza freni sugli sport che gli italiani amano, criticano, ma nonostante qualche delusione restano la loro più grande passione

Alla prossima Ferrari aggiungeranno un cuscino ricamato a mano da piazzare dietro il lunotto e un cagnolino che muove la testa ad ogni sobbalzo. La calamita da attaccare al cruscotto con scritto “Vai piano, non correre” è superflua.

L’anno scorso addirittura doppiata dalla Mercedes, quest’anno la Rossa, il bolide che in F1 ha vinto più Gran Premi e titoli di chiunque altro, può solo evitare altre umiliazioni. “Pare una Duna verniciata di Rosso”. Le battute non finiscono mai. L’orgoglio italiano, il marchio in eterna lotta con la CocaCola per il massimo prestigio mondiale, è deriso sul web e calpestato nelle chiacchiere da bar.

Un tracollo che a molti italiani lascia un senso di vuoto, quasi di privazione. Esattamente quello che non serviva nei mesi passati a casa con gli schermi accessi.

Dicono gli esperti di motori che per perdere un secondo a giro basti un attimo e che per recuperarlo servano dieci anni. Se hanno ragione, poveri loro. Gli Agnelli-Elkann, s’intende. John&Andrea, cognomi differenti, ma stessa famiglia. Mica una qualsiasi: la più prestigiosa, aristocratica, imprenditoriale e, come no, la più potente d’Italia. Hanno chiuso l’era dei manager (dal mitico Valletta fino al moderno Marchionne) e si sono messi al comando dei brand più prestigiosi di casa.

John presidente della Ferrari, Andrea numero uno della Juve. Fino all’anno scorso, pari e patta. Ferrari irriconoscibile, mentre sul campo di calcio il ruolo di lepre era della Juve. Ma anche quel meccanismo, che aveva fruttato nove scudetti uno via l’altro e due finali Champions, si è inceppato lasciando sgomenti almeno venti milioni di italiani.

Il presidente della Juventus Andrea Agnelli con l’allenatore Andrea Pirlo (YouTube)

La Juve, quasi come la Ferrari, è trasversale ed è amata da Predoi giù fino a Portopalo. E pure lei adesso è un porto delle nebbie. Non solo ha dovuto twittare le congratulazioni all’Inter che le ha scucito lo scudetto dalla maglia: sarebbe niente. Qualche notte prima si era alzata in punta di piedi, aveva preso le valigie già preparate e chiuse sotto il letto e stava per imboccare l’uscio di casa senza salutare nessuno. Manco un biglietto aveva lasciato. Non si fa così con i propri innamorati, non è questo il modo. Come le sue sorellastre europee, era convinta che la scarpetta tacchetto 12 della Superlega le avrebbe dato maggior fascino e, si sa, di questi tempi la bellezza paga. La Juve deve risanare i bilanci. L’ultimo diceva ‘meno 385’. Ma pare che il prossimo passivo sarà molto più pesante. Due allenatori vincenti (Allegri e Sarri) sostituiti per arrivare con l’inesperto Pirlo all’agognata Champions. Missione fallita. Né l’operazione Ronaldo, la più onerosa della storia bianconera, non ha dato il frutto sperato.

Tutte insieme le sorellastre della Superlega che giace tradita in soffitta, hanno un ‘rosso’ che si aggira sui sei miliardi di euro. Non hanno neppure finito di scaldare i motori che erano già ferme ai box. Forse in quello hanno trovato almeno una Ferrari.

Qui il Cavallino e la Zebra non sono solo due animali: pretendono la maiuscola che si concede a chi è ricco di successi, di imprese, ma anche di rimpianti e di tragedie. La memoria sportiva di mezza Italia e forse più rischia l’avvilimento.

O forse avvilita lo è già, dopo il rigurgito del caso di Luis Suarez che dal Barça, la scorsa estate, doveva sbarcare a Torino come ‘naturalizzato’, a patto che di fronte alla commissione d’esame dell’università di Perugia avesse superato l’esame di italiano. Era tutta una farsa ed è comparso da pochi giorni il video che lo conferma. Qui la depressione si sposa con il grottesco e quale creatura possa nascere da un matrimonio del genere, non si sa e forse è meglio non saperlo.

Ora sono in molti a sostenere che Andrea Agnelli sarà costretto alle dimissioni in favore di Alessandro Nasi, cugino degli Elkann e top manager, ma per gli amanti del gossip soprattutto compagno di quell’Elena Seredova che Gigi Buffon piantò su due piedi come la Juve avrebbe voluto fare con il campionato di calcio. La legge del contrappasso oggi è l’ombra di Buffon: potrebbe trovarsi come First Lady della Juve la sua ex moglie tradita.

La Ferrari SF21

La Ferrari continua a non correre, la Juve ha smesso di farlo, ma stiamo calmi: dietro alle inquietudini o agli errori dei rampolli c’è sempre stata la famiglia pronta a sistemare tutto. Lo farà anche stavolta? Non è certo. Prima di dedicarsi ai successi nello sport e al buonumore degli italiani, deve capire quale ruolo e quanti profitti avrà dopo l’ingresso in Stellantis, nuova multinazionale dell’auto. Le cronache locali raccontano di molta preoccupazione e poche certezze da parte degli operai e dei fornitori. Stellantis assume, ma non in Italia: lo fa soprattutto negli Stati Uniti e il grande capo viene dalla francese Peugeot. Quanto carburante la Fiat sarà in grado di prestare a Ferrari e Juventus adesso non si sa. L’incertezza peggiora l’umore dei dipendenti e non migliora quello di ferraristi e juventini traditi.

Lapo Elkann

Lapo Elkann a New York con la sua Ferrari (Foto Brian Flannery/Flynetpictures.com)

Tre rampolli, due politicamente corretti (Andrea e John) e uno fantasioso e scapestrato: nel calcio direbbero che Lapo è ‘immarcabile’. Ne ha combinate più di Carlo in Francia, ma con i suoi fuoripista non ha avvilito nessuno e con le sua smodata mondanità ha scandalizzato i benpensanti e fatto sorridere i libertini. Sui social in questo periodo i ‘like’ sono tutti per lui, adorabile emarginato. E’ quasi un coro: “Almeno è simpatico!”.

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