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L’Italia è proprio di Mancini: gli Azzurri travolgono con cinque reti la Lituania

In mancanza di tanti neo campioni d'Europa infortunati, la squadra Azzurra imbottita di giovani risponde per avvicinarsi alla qualificazione ai Mondiali

Sospiro di sollievo. L’Italia del calcio non è sparita. Il dubbio era legittimo, dopo averla vista pareggiare con la Bulgaria e con la Svizzera. Due partite e un solo gol. Del carattere e del bel gioco che l’aveva portata sul tetto d’Europa non c’era più traccia. Noi siamo poco inclini, in campo e fuori, alle mezze misure e stavamo già coltivando il dubbio che la vittoria di Wembley, alla faccia (triste) degli inglesi, fosse stata un’eccezione, non l’inizio di una nuova era.

Poi, a Reggio Emilia, è arrivata la Lituania e di gol ne abbiamo segnati addirittura cinque. Non solo: in mancanza di tanti veterani acciaccati Mancini ha dovuto ringiovanire ulteriormente una squadra già giovanissima. E con gli ultimi arrivati siamo i primi del nostro girone.

Sarà che si giocava nella città dove è nato il Tricolore; sarà che la maglia azzurra da qualche tempo stimola nei nostri ragazzi gli istinti migliori, fatto sta che a segno sono andati anche un esordiente come Raspadori e, per la prima volta da quando è in Nazionale, anche Di Lorenzo.

Vale a dire che di motivi per vedere orizzonti oscuri non ce ne sono, se dopo due pareggi è arrivata una vittoria schiacciante e se i giovani appena entrati hanno reso quanto se non più dei veterani costretti a uscire. Torniamo a sorridere e a pensare che stavolta non saremo spettatori del Mondiale, ma andremo in Qatar con la speranza di rimanerci fino all’ultimo giorno.

Soprattutto, abbiamo prolungato la magia di un’estate che è già nella storia del nostro sport, mentre la cronaca continua ad arricchirla. Campioni d’Europa nel calcio, campioni (Jacobs e Tamperi) nel 100 metri e nel salto delle Olimpiadi, pochi giorni fa campioni d’Europa nel volley femminile con le azzurre capaci di vincere la finale in casa della Serbia che di partite, da un Europeo all’altro, ne aveva vinte quindici consecutive. Una soddisfazione molto simile a quella di Wembley, dove gli avversari erano proprio gli inglesi.

Da Londra e Belgrado, il piacere è stato doppio: due vittorie delle nostre Nazionali che in finale hanno battuto la squadra di casa. Due vittorie contro chi coltiva un complesso di superiorità che poi li induce a guardare gli avversari dall’alto al basso. Neppure il nostro è il più nobile dei sentimenti, ma tant’è: proviamo un sottile e perfido piacere nel vedere sconfitto ai campionati europei chi nell’Europa Unita non ci è voluto stare o non ci è voluto neppure entrare.

Noi ci siamo e siamo da qualche mese un punto di riferimento in politica e nello sport, dove stiamo vincendo tutto, o quasi. Abbiamo fatto il pieno di ori anche alle Paralimpiadi, dove non ci sono dubbi che la forza di volontà e la tenacia debbano essere perenni compagne di viaggio. Siamo ormai così avvezzi alla vittoria che se ce ne sfuggono due di seguito, come è successo alla Nazionale di Mancini, ci guardiamo intorno increduli come dire che non è possibile.

Comunque, meglio che dopo le due battute a vuoto, di fronte all’Italia si sia parata la Lituania (zero punti nel girone delle qualificazioni) che non la Germania o un’altra grande squadra. C’era bisogno, dopo i giorni dell’euforia e del normale rilassamento, di riattaccare la spina dell’entusiasmo e del calcio che cerca gol e divertimento e non scorciatoie o speculazioni.

Cinquina alla Lituania e una certezza: male, malissimo che vada, arriveremo alla partita decisiva per le qualificazioni al Mondiale con gli stessi punti del nostro avversario più pericoloso, che è la Svizzera e saremo arbitri del nostro destino.

La cronaca della partita non è da raccontare: un monologo azzurro, senza che gli avversari abbiano mai dato l’impressione di poterlo interrompere.

E, ad arricchire i trionfi dell’estate italiana, c’è anche un record: abbiamo centrato il trentasettesimo risultato utile consecutivo. Il Brasile di Pelè dominò la scena mondiale per tutti gli Anni 60, fino al Mondiale del 1970; la Spagna di Iniesta ha vinto tutto nel primo decennio del 2000: queste due ‘mostruose’ Nazionali, imbottite di grandi campioni, sono ferme a quota 36. La Nazionale di Mancini, che pesca i suoi protagonisti tra i giovani, ha già fatto meglio.   

Nei prossimi giorni rimbalzerà ovunque il nome di Giacomo Raspadori, 21 anni, da Bentivoglio, frazione di Bologna. Non è da scartare l’ipotesi che gli Azzurri vadano in Qatar con il ‘nipotino’ di un certo Paolo Rossi.

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