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L’Italia con Jorginho butta all’aria la certezza della qualificazione contro la Svizzera

Ora a decidere saranno le partite degli Azzurri a Belfast contro l'Irlanda del Nord e degli svizzeri contro la Bulgaria. Lunedì serata di calcio e di aritmetica

La qualificazione buttata al vento. L’Italia del pallone ha sprecato l’occasione per qualificarsi ai mondiali, cancellando il rischio di passare da ripescaggi e playoff.

Jorginho: da (possibile) Pallone d’oro al pallone calciato dal dischetto in curva. Per la seconda volta. Il caso del destino: sempre contro la Svizzera, come il 5 settembre scorso, sempre ipnotizzato dal portiere Sommer, uno dei pochi superstiti della formazione titolare, cancellata per sei undicesimi dagli infortuni.

In poche parole: per la seconda volta consecutiva, contro gli elvetici, abbiamo sprecato il pallone scacciapensieri e adesso dobbiamo fare i conti con gli stessi fantasmi che ci agitarono cinque anni fa e che ci costarono la sconfitta nello spareggio con la Svezia che valeva la qualificazione ai mondiali.

Stavolta, forse, ha sbagliato anche Mancini. Sommer sapeva della finta che Jorginho effettua prima di ogni rigore per mandare ‘dall’altra parte’ il portiere. Ha quindi accennato il tuffo dalla parte sbagliata, sapendo che avrebbe avuto modo e tempo per tuffarsi dalla parte ‘giusta’. Ovvero: Sommer non ha abboccato alla finta di Jorginho, mentre Jorginho si è bevuta quella del portiere. Non è tutto: degli ultimi 17 rigori che ha calciato, Jorginho ne ha sbagliati cinque, una media di errore che, di solito, consiglia all’allenatore di cercare un’alternativa per i tiri dal dischetto.

Neppure l’Italia era nelle condizioni migliori. Anch’essa decimata dagli infortuni, primi fra tutti quelli di Immobile e di Chiellini, difensore centrale e centravanti, ovvero due terzi della ‘spina dorsale’ di una squadra. A completarla è il regista, in questo caso appunto lo sciagurato Jorginho: e così si spiega perché l’Italia non fosse neppure parente di quella che agli Europei divertiva e vinceva.

Quella che nel primo tempo ha subito il gol dalla Svizzera era un’Italia senza certezze e con un gioco tornato improvvisamente timido e interpretato da chi sei mesi fa sprigionava allegria e ora è frenato dall’incubo che il flop di Ventura si possa ripetere. La formazione del primo tempo era poco incisiva e piuttosto impaurita e con i cambi (dentro Berardi e Tonali) il Ct è riuscito a riportarla almeno sui binari del pareggio.

E che lunedì sera correrà su quelli che la portano a Belfast, Irlanda del Nord, per lo spareggio. In contemporanea, gli svizzeri giocheranno con la Bulgaria.

Sarà una serata di calcio e di aritmetica. Dovranno giocare, l’una e l’altra, sapendo che cosa succede sull’altro campo. Anche battendo l’Irlanda, gli Azzurri non avranno la certezza della qualificazione immediata ai prossimi mondiali in Qatar. C’è di mezzo la differenza reti, che segna un ‘più due’ per i ragazzi di Mancini.

Per capirci: se l’Italia battesse per 1-0 l’Irlanda e la Svizzera vincesse con tre gol di scarto sulla Bulgaria, la differenza reti tornerebbe in parità, ma passerebbero gli svizzeri che hanno segnato un gol nella trasferta all’Olimpico, mentre gli Azzurri a Berna andarono in bianco.

L’Italia non solo deve vincere la sua partita, ma lo dovrebbe fare con il maggior numero di gol possibile, in modo da allontanare lo spettro della differenza reti sfavorevole. Cosa non proprio agevole, considerando che Immobile, il nostro goleador principe ha già lasciato il ritiro azzurro per infortunio e che i suoi sostituti (Belotti e Scamacca) non sono nel loro miglior momento.

Se va fatta male, finiamo in uno dei quattro gironi composti dalle migliori seconde. In quelli, chi si è piazzato primo o secondo gioca lo spareggio per andare ai Mondiali.

Attenzione: una delle possibili avversarie potrebbe essere la Spagna. Inutile ripeterlo: per chiudere i conti nel modo migliore, a Belfast servirà un’Italia bella e veloce. Come quella della scorsa primavera. Peccato che di quella squadra oggi l’Italia abbia conservato soltanto una vaga somiglianza.

      

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