Cerca

New YorkNew York

Commenti: Vai ai commenti

Pen Festival: a New York, il potere della parola contro il buio dell’ignoranza

Il festival letterario internazionale, quest'anno caratterizzato dal tema "Resist and Reimagine", ha già mostrato i primi fuochi d'artificio

Il Pen Voices World Festival 2018, a New York

Resistenza, crepe dell’oggi e di ieri, timori per il domani. E il potere della parola che deve vincere su ogni paura. Il Pen World Voices Festival 2018 sarà tutto questo e si chiuderà con una lecture di Hillary Clinton. Con allo sfondo però, poco menzionato ma sempre al centro del dibattito, il solito Presidente Donald Trump, che anche in queste settimane sta continuando a ritmi serrati la lotta con il proprio passato e il proprio presente

Colson Whitehead

Oltre 60 eventi in decine di location, sparse per Manhattan, Brooklyn, Queens e Bronx. E due messaggi chiari, diretti: resistere e re-immaginare. Dal 16 al 22 aprile, New York apre le porte al Pen World Voices Festival 2018, il festival letterario internazionale che quest’anno porterà nei quartieri della Big Apple alcuni dei più famosi autori, intellettuali e luminari del mondo. Un festival caratterizzato dal tema “Resist and Reimagine”,e che è iniziato nella serata di lunedì 16 aprile, con il “botto”. Nell’evento d’inaugurazione, infatti, che ha visto tra i protagonisti il poeta Maxine Beneba Clarke, la scrittrice marocchina Leïla Slimani, lo scrittore statunitense Colson Whitehead e Adam Hopkins del New Yorker c’è stato un piccolo, ma delicato momento di tensione, quando nel corso del secondo dibattito, attorno al tema dell’eredità della schiavitù nel mondo di oggi, una domanda ha inalberato Whitehead.

Interpellato dal pubblico sulla sua eredità personale e sulla responsabilità di dover discutere di temi più edificanti, Whitehead, Premio Pulitzer per la narrativa 2017 con il suo romanzo The Underground Railroad, ha letteralmente risposto a chi gli aveva posto la critica “Se vuoi qualcosa di più edificante, vai a vedere un pagliaccio o qualcosa del genere”. Per poi aggiungere che avrebbe potuto “scrivere dei bianchi dell’alta borghesia che a volte si sente triste”.

Chip Rolley, direttore del Pen World Voices Festival

Vibrazioni e tensioni inaugurali a parte, il Pen World Voices Festival di quest’anno vede tra i protagonisti 165 autori provenienti da oltre 50 Paesi. E l’obiettivo è quello di porre la lente d’ingrandimento del festival made in USA proprio sugli Stati Uniti e sul periodo storico che stanno attraversando: “Stiamo deliberatamente addestrando l’ampia lente del Festival sull’America stessa, sondando crepe e incongruenze nella nostra cultura, accanto a quelle degli scrittori” ha detto il direttore del Pen World Voices Festival Chip Rolley. Che ha sottolineato la necessità, quasi un bisogno fisico, di “esaminare diversi tipi di resistenza”: quella “interna” ma anche quella “esterna, politica e personale”, attingendo “all’immaginazione che è al centro della migliore narrativa, della migliore saggistica e poesia”. E riaffermando, nel corso della settimana di incontri e dibattiti “la nostra fede nel potere della parola” per “trasformare la nostra società, la nostra politica, le nostre vite quotidiane”.

Resistenza, crepe dell’oggi e di ieri, timori per il domani. E il potere della parola che deve vincere su ogni paura. Con allo sfondo però, poco menzionato ma sempre al centro del dibattito, il solito Presidente Donald Trump, che anche in queste settimane sta continuando a ritmi serrati la lotta incessante con il proprio passato, il proprio presente e anche con coloro che la parola la usano per professione: i giornalisti. Tra i principali eventi da segnalare nel corso della settimana di festival, il 20 aprile Jelani Cobb, Gregory Pardlo e lo scrittore del New York Times Magazine Nikole-Hannah Jones dibatteranno sul tema delle relazioni tra le razze, a 50 anni dall’uccisione di Martin Luther King. Mentre il 22 aprile Hasan Minhaj del “The Daily Show With Trevor Noah” discuterà di che cosa significhi essere un indiano-americano di origini musulmane nell’era di The Donald, riflettendo sulla decisione del presidente USA di non presentarsi alla White House Corrispondents’ Association Dinner.

Hillary Clinton nomination

Hillary Clinton all’inizio delle primarie in Iowa, in vista delle Presidenziali 2016 (Ph. di Gage Skidmore)

Il festival si occuperà di temi di grande attualità, come la lotta del movimento #MeToo, il movimento giovanile che si sta battendo per una riforma del controllo delle armi al grido di #NeverAgain e la lotta alle Fake news. Proprio in relazione a questo, Peter Barbey, William Kristol, Yamiche Alcindor e Suzanne Nossel dibatteranno del tema durante l’incontro “Fighting Fake News”. Mentre un occhio di riguardo ci sarà anche per il Porto Rico, con l’incontro “After the Storm: Puerto Rico, Poetry e Resistance”. Un tema scomparso drammaticamente dalle cronache e dalle attenzioni dell’opinione pubblica, ma ancora oggi vivo: il Porto Rico, infatti, continua a vivere in una condizione catastrofica a seguito dell’uragano Maria, che ha devastato l’isola a fine settembre 2017.

A chiudere la rassegna di eventi e incontri, Hillary Clinton. L’ex candidata presidente, sconfitta da Trump nel 2016, sarà la grande protagonista della lecture “Arthur Miller Freedom to Write”, che si terrà il 22 aprile alle ore 7pm, e durante la quale discuterà del futuro delle donne e delle ragazze con la novelist americana, nata in Nigeria, Chimamanda Ngozi Adichie.

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter