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Sognando i cieli estivi di New York, una nuova passeggiata liberata

Il cielo di New York è terso. Quasi sempre, estate e inverno. Oggi era terso anche a Milano, e così la mia testa se n’è tornata là...

Ero chiusa lì, sì. Le strilla si intensificavano, gli umori si incupivano. Eppure io, ce l’avevo fatta. Ero uscita da quella finestra, la finestra che dava sulla strada piena di piccoli hotel: l’hotel Europa, l’hotel Stella, l’hotel Milano, e c’era persino l’hotel America. Poi ho riscoperto il cielo. Così, mentre tendevo verso l’azzurro, sono sprofondata dentro di me e ho ripreso la mia passeggiata: la creazione di quello che era lontano prendeva sempre più forma

Con l’avvicinarsi della primavera, come non pensare al suo cielo, agli spettacoli al Central Park, ai sassofonisti di Washington Square e ai giocatori di scacchi?

Il cielo di New York è terso. Quasi sempre, estate e inverno. Oggi era terso anche a Milano, e così la mia testa se n’è tornata là, tra i parchi, le note e le scacchiere. Ho liberato la mia testa, il corpo non poteva farlo, quello era bloccato, chiuso tra quattro mura e tra le urla di colleghi che litigavano: si contendevano una sala, uno spazio.

Spetta a me, faceva uno.

No. Spetta a me, faceva un’altra.

Tornerà l’estate, ho pensato.

E i pattinatori

E il sunshine sul palco con la fila in attesa

E quelli lì.

Niente birre e sigarette

(birre solo di notte)

Che tanto non puoi bere.

Erano dei versi che avevo scritto qualche tempo fa e, durante la liberazione momentanea della mia testa, son tornati anche loro, con le loro immagini, liberate anche quelle.

Ho riguardato il cielo, e ripensato alle birre americane. Alla Crook beer venduta sottobanco tra le siepi e con lo sfondo dello skyline di Columbus Circle. O ai succhi di frutta corretti con quello che sa di alcol puro.

Tornerà l’estate.

Tornerà e sono così gasata che penso già

Ai tempi favolosi.

Potrò scoprirmi

Indossare il bracciale con gli occhi smeraldini.

Tornerà l’estate.

La fascia di piume finte

La spalla bruna e sudata

Il polso.

Ero chiusa lì, sì. Le strilla si intensificavano, gli umori si incupivano. Eppure io, ce l’avevo fatta. Ero uscita da quella finestra, la finestra che dava sulla strada piena di piccoli hotel: l’hotel Europa, l’hotel Stella, l’hotel Milano, e c’era persino l’hotel America. Poi ho riscoperto il cielo.

Così, mentre tendevo verso l’azzurro, sono sprofondata dentro di me e ho ripreso la mia passeggiata: la creazione di quello che era lontano prendeva sempre più forma.

E sarà quell’entusiasmo

Sarà quell’entusiasmo

A spingermi fino al sud del Bronx

(SUD).

Io. Tu.

Tutto, tra noi

Potrà riprendere da capo.

Poi dovevo tornare. Tornare a questa vita. Hanno bussato alla mia porta, ma la passeggiata riprenderà, ho pensato, non si arresta.

E sarà quell’entusiasmo a spingermi fino al sud del Bronx

(SUD).

Tutto, tra noi

Potrà riprendere da capo.

Tu, rimasta al di là di quell’altro confine. Al di là di questa finestra.

Sono così gasata che

Penso già ai tempi favolosi.

“Avanti” ho detto a quel punto.

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