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New Orwell City: gli abitanti di New York sorvegliati da oltre 15.000 telecamere

La città non ha barriere legislative sull'uso della tecnologia di riconoscimento facciale, Amnesty International ha attivato una campagna per vietarla

“Il riconoscimento facciale rischia di essere utilizzato come un’arma nei confronti di comunità marginalizzate in ogni parte del mondo". Matt Mahmoudi

Di essere spiati dall’occhio del Grande Fratello, i newyorkesi non ne possono più. Utilizzate per i controlli di routine, ma molto spesso anche dalla polizia per il riconoscimento facciale, sono migliaia le telecamere di sorveglianza posizionate in ogni angolo della città: sopra gli edifici, sui lampioni, agli incroci delle strade. Quasi la metà dei residenti sono sorvegliati inconsapevolmente durante le attività di vita quotidiana.

Amnesty International ha mappato le posizioni di oltre 15.000 telecamere utilizzate dal NYPD, nei tre distretti di Manhattan, Brooklyn e Bronx, a sostegno della sua campagna globale che vieta l’uso dei sistemi di tecnologia facciale. Ritenuti una forma di sorveglianza di massa che amplificano il razzismo della polizia, violano il diritto alla riservatezza oltre a mettere in pericolo i diritti alle libertà di protesta pacifica e di espressione.

New York non ha barriere legislative sull’uso della tecnologia di riconoscimento facciale.
(Pic Credit: Piqsels)

“Altre grandi città degli Usa hanno già messo al bando questa tecnologia, New York deve fare lo stesso”, ha dichiarato Matt Mahmoudi, ricercatore su Intelligenza artificiale e diritti umani di Amnesty International.

La tecnologia in questione inoltre esacerba il razzismo sistemico e può avere un impatto sproporzionato sulle persone di colore che sono già sottoposte a discriminazione e a violazione dei loro diritti umani da parte delle forze di polizia. Infatti sembra che i neri sono coloro che rischiano maggiormente un’identificazione errata, perché i sistemi di riconoscimento facciale spesso funzionano in modo meno accurato sulla pelle scura rispetto a quella chiara. Il team di Amnesty International ha scoperto inoltre che le telecamere sono spesso raggruppate in quartieri a maggioranza nera. Il quartiere più sorvegliato è East New York, Brooklyn, dove sono posizionate 577 telecamere e il 90% dei residenti non è bianco.

Nonostante da anni la polizia di New York ricorre al riconoscimento facciale per monitorare decine di migliaia di persone, facendo rischiare ai newyorkesi di colore di essere arrestati per errore e di subire violenza da parte degli agenti, il riconoscimento facciale automatizzato è diventato anche un potente strumento investigativo, aiutando a identificare i molestatori di bambini. 

“Quello del riconoscimento facciale è un sistema guasto, che si nutre di pregiudizi e che è antitetico alla democrazia” Albert Fox Cahn (Pic Credit: Piqsels)

A New York non sono state dettate delle regole per limitare la pratica, diversamente dal Massachusetts, dove una nuova legge che entrerà in vigore a luglio, consentirà alle forze dell’ordine di sfruttare i vantaggi dello strumento al contempo tutelando i falsi arresti, dato che solo l’FBI potrà utilizzarlo e dopo aver ottenuto il permesso del giudice. Ad ogni modo anche se la città non ha ancora barriere legislative sull’uso della tecnologia di riconoscimento facciale, la campagna per la messa al bando dei sistemi sembra essere attiva e ha riunito anche AI for the People,  Mutale Nkonde, che ne è la  fondatrice e direttrice generale ha dichiarato da ultimo che “L’uso da parte delle forze di polizia della tecnologia di riconoscimento facciale mette in fila come sospetti gli abitanti innocenti di New York e viola il diritto alla riservatezza. È onnipresente, privo di regole e deve essere vietato”.

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