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Sapreste distinguere un vero newyorkese da un finto newyorkese?

8 modi per capire chi è fatto per New York: da che cosa ordinare per colazione alle paure più strambe

Giovani donne mangiano all'aperto a Midtown Manhattan

New York è una città dalla natura schietta e veloce capace di travolgerti. Se non ci sei nato, o ti ci abitui o la città e i suoi abitanti prima o poi ti inducono a scappare. New York ti cambia in tanti modi e ti dà la possibilità di diventare newyorchese. Ecco elencati 8 modi per distinguere un vero newyorkese.

A colazione si mangia bacaneggancheese

Il bacon, egg, and cheese è un panino servito su un bagel o su un roll (due tipi di pani ben comuni a New York) con pancetta, uova, formaggio e ketchup. Il vero newyorkese non si fa problemi ad ordinare un bacneggancheese (si ordina tutto d’un fiato) con tanto di un Arizona drink (thè freddo) o semplicemente dell’acqua naturale.

New York, St Marks Place, giovani ragazzi durante la pandemia (di Terry W. Sanders)

Hai diffidenza nei confronti di Staten Island

Eh, Staten Island non è proprio il primo borough che viene in mente quando si pensa a New York. Il vero newyorkese è a conoscenza di tale quartiere ma non lo considera come parte della città. Se sei un newyorchese ufficiale, non ti muovi oltre Brooklyn, Bronx, Queens o Manhattan. Piuttosto, vai a vivere nel New Jersey, ma non a Staten Island. Siamo matti?

Midtown, Second Avenue, a transitional restaurant. Dining outdoors. (Photo: Terry W. Sanders)

YERRR

E’ come dire “ciao”, ma con tre lettere e ad alta voce. Il vero newyorkese (parliamo del millennial e della generazione Z) risponde al richiamo della giungla urbana con lo “yerrr’ per farsi distinguere dal resto degli abitanti. L’orgoglio di Brooklyn, Manhattan, Bronx, Staten Island e Queens si fa sentire in quest’esclamazione tanto strana alle orecchie che non sono locali.

Times Square è uno dei luoghi da te più odiati

Quando sei un vero newyorkese, Times Square è l’ultimo quartiere a cui pensi. Non ti viene in mente di passare un pomeriggio in quella zona così tanto trafficata e caotica. A Times Square ci si va una volta sola, ci si passa per andare a lavoro, ma mai e poi mai ci si va per andare a mangiare o per fare una passeggiata.

Una tipica giornata a Times Square (Foto di Terry Sanders, June 2021)

Un minimo di Spagnolo, soprattutto nelle Bodegas

Il vero newyorkese sa dire almeno una frase in Spagnolo. Se non una frase per intero, almeno cinque parole del tipo: pane, fagioli, carta, latte, tacos, soldi. No, lo Spagnolo non lo s’impara necessariamente a scuola, bensì per strada e nelle bodegas. La “bodega” è l’equivalente dell’emporio italiano, un misto di tabaccheria e salumeria che a New York sono maggiormente frequentati da comunità ispaniche, medio-orientali ed indiane. La lingua spagnola diventa essenziale e il newyorkese per eccellenza coglie l’opportunità.

New York: “Put a mask on” (Photo by Terry W. Sanders, Summer 2020)

La macchina non è nella tua top list

Nella vita di un newyorkese la macchina passa in secondo posto, non è poi cosi fondamentale nel quotidiano. C’è la metro, le strade sono ben collegate, i quartieri hanno tutto aperto fino a tarda notte, se non tutta la notte. Chi ha bisogno della macchina? Non il vero newyorkese!

New York Subway al tempo della pandemia (Foto di Terry W. Sanders)

Le cimici sono la tua paura più grande

Se sei un vero newyorkese. La parola “bed bugs” ti fa venire i brividi e al solo pensiero ti viene voglia di pulire tutto l’edificio in cui vivi. I famigerati ratti della metropolitana sembrano addirittura più addomesticabili e amichevoli rispetto ai maledetti insetti che si insinuano sotto le coperte, sopra i mobili, ed altri luoghi domestici. Bisogna stare puliti, soprattutto a New York!

Soho, Manhattan, New York, giugno 2020 (Foto di Terry W. Sanders)

Il diverso è di routine

La combinazione del gesto di fare spallucce ed apatia totale davanti ad un senzatetto che salta, balla o corre avanti e indietro per la strada ti può far pensare, ma non ti spaventa. Non senti la necessità di filmare ogni singolo individuo pittoresco che hai davanti perché il vero newyorkese sa già che ne incontrerà un altro così o forse ancora più interessante il giorno dopo. I newyorkesi prendono note e registrano il tutto mentalmente, senza foto o video.

 

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