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I ristoratori di New York e le risposte all’idea di de Blasio dei vaccini obbligatori

Mentre la NYC Hospitality Alliance e il proprietario de "Il Gattopardo" supportano l'iniziativa del sindaco, per qualcun altro è un passo indietro

Gianfranco Sorrentino (al centro) con sua moglie Paula e Vito Gnazzo, chef del ristorante Gattopardo (Foto di Terry Sanders)

Il nuovo mandato del Sindaco di New York Bill de Blasio è considerato il primo negli Stati Uniti che vieterà l’ingresso delle persone non vaccinate a ristoranti e locali al chiuso di ogni tipo, e ha creato scalpore e idee contrastanti dal momento in cui è stato annunciato. Sebbene molti ristoratori siano felici di poter rimanere aperti, altri si preoccupano delle difficoltà economiche ed organizzative che creerà la decisione del sindaco. 

La “NYC Hospitality Alliance”, che riunisce circa 4000 locali in città, si è detta favorevole alle restrizioni, sebbene il direttore esecutivo Andrew Rigie abbia riconosciuto gli ostacoli che potrebbero creare nelle aree in cui la percentuale di vaccinazioni è più bassa. 

Le prime settimane, tra il 16 agosto e il 13 settembre quando il mandato diventerà ufficialmente attivo, saranno utili per i lavoratori nel campo della ristorazione e dell’intrattenimento che dovranno imparare ad unire educazione e insistenza nel richiedere il documento vaccinale agli utenti.

Gianfranco Sorrentino, proprietario del ristorante “Il Gattopardo” a sud di Central Park, si è detto soddisfatto dell’iniziativa presa da de Blasio, che crede spingerà ancora più newyorkesi a sentirsi al sicuro nei ristoranti.

“È una mossa importantissima, solo spingendo tutti a vaccinarsi potremo controllare l’epidemia. Non credo ci saranno complicazioni, noi pensavamo già di rendere obbligatorio il vaccino per l’ingresso al ristorante, la nuova norma renderà un confronto complicato tra staff e clienti,” ha detto Sorrentino.

Fin dall’inizio della pandemia, il Gattopardo ha preso seriamente le norme istituite dalle autorità per il contenimento del virus, dando per scontato che questo sia l’unico modo per continuare a tenere aperti i locali e non tornare a poter offrire solo il 50% dei coperti.

“Sono 16 mesi che ci adattiamo e, se questo permetterà di contenere l’infezione, continueremo a farlo. La tragedia sarebbe chiudere, questa iniziativa è benvenuta e ci consentirà di permettere ad ancora più clienti di divertirsi e mangiare bene da noi,” ha detto Sorrentino. “Non possiamo permettere che torni la paura di un anno fa.”

Il Gattopardo si sta già portando avanti, educando le hostess e i manager su come dare il benvenuto agli ospiti chiedendo loro la prova di vaccinazione e cercando metodi per tenere un registro vaccinale per i clienti abituali. Il ristorante, inoltre, instaurerà presto l’obbligo vaccinale per tutti i membri dello staff, sebbene già il 96% di essi abbiano ricevuto l’iniezione.

Rosario Procino (Foto di Terry W. Sanders)

I proprietari di alcuni ristoranti, però, sono meno generosi nei confronti del governo cittadino, considerando la nuova norma un controsenso. Tra questi Rosario Procino, comproprietario della pizzeria Ribalta di Manhattan.

“Non ha senso in una città in cui ci è stato detto che fosse già stata raggiunta l’immunità di gregge, sembrava che fossimo avanti rispetto al resto del paese eppure New York e la prima città a fare questo passo indietro,” ha detto Procino. “È un discorso che riguarda la libertà personale e la privacy dei cittadini. Chi deve fare i controlli? Noi non siamo la polizia.”

Per ora, Procino non si sta attivando, poiché crede che l’iniziativa verrà bloccata prima del 16 agosto: secondo lui, e secondo avvocati da lui interpellati, lede i diritti dei cittadini per un vaccino che tuttora non è approvato dall’FDA. Per ora, quindi, aspetta di sapere di più sulla legittimità del mandato.

“Sicuramente rappresenta un blocco alla ripresa economica della città. Che sia giusto o meno non lo so ma sicuramente sarà negativo da un punto di vista economico, non solo per i ristoranti ma per tutti i business della città,” ha aggiunto Procino. 

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