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Quando a New York nacque Times Square e la sfida tra l’Astor e il Knickerbocker Hotel

La storia dello sviluppo della famosa piazza di Manhattan vista attraverso la rivalità dei grandi hotel che ne hanno segnato il carattere

Times Square in Manhattan, October 31, 2020. (Photo di Terry W. Sanders)

Prima parte

New York, C.E. 1870 circa. Longacre Square, il polveroso crocevia dove la Seventh Avenue incontra la Broadway alla 42esima strada, si presentava a quel tempo piena di cavalli, fabbriche di carrozze e… ancora cavalli. La zona era un prolungamento del quartiere Tenderloin il quale era conosciuto come il distretto “a luci rosse” di New York, dove la criminalità, il sesso e le perversioni erano molto diffusi. Veniva  anche chiamato “Il circolo di Satana” per la presenza di numerosi bordelli, postriboli e saloons che erano sparsi un po’ ovunque.

Il Pabst Hotel

Era la “Sodoma e Gomorra” di Gotham. Ma c’era “fermento” quando nel 1899 Pabst, una società che produceva birra a Milwaukee, decise di espandersi nel settore dell’ospitalità e della ristorazione, costruendo l’eponimo hotel, un elegante palazzo di 9 piani con un portico e un ristorante di lusso situato all’angolo sud di Longacre Square e la 42ma strada. Potrebbe non essere stata una coincidenza che l’hotel venisse aperto a pochi isolati di distanza da “The Yellow Brick Brewery”, un edificio cosi soprannominato più per il suo aspetto industriale che per essere una fabbrica di birra, poiché, in realtá, si trattava dell’originale Metropolitan Opera House di New York che si trovava sulla 39esima e Broadway.

Le Notizie sopraffano l’alcool

Il Pabst Hotel ebbe però breve vita. Il New York Times montò una folle e alquanto banale campagna denigratoria contro l’hotel, chiedendo che il suo portico fosse rimosso, perché “invadeva” il marciapiede.  Probabilmente dietro questa aggressiva campagna esistevano altre motivazioni: nel 1902 infatti il New York Times decise di spostare i suoi uffici da “Newspaper Row” ( “la via dei giornali”) downtown alla 42esima strada acquisendo guardacaso proprio il Pabst Hotel, che dopo solo  3 anni dalla sua costruzione venne demolito per realizzare al suo posto, l’allora nuova sede del New York Times. La stessa sede dove dal 1907 si perpetua la tradizionale discesa della palla a Capodanno.

Fu con il trasferimento della “Gray Lady” ( soprannome del New York Times) nella “Great White Way” ( come è anche chiamata Broadway) che Longacre Square si trasformò nell’attuale Times Square.

L’Astor Hotel

L’ intuizione di William Waldorf Astor lasciava presagire un rapido sviluppo di Longacre Square tanto da indurlo, nel 1905, ad investire nella creazione del sontuoso Astor Hotel nella “discutibile” zona tra la  44esima strada e Broadway. Nel contempo il cugino e rivale John Jacob Astor, non contento di aver da poco inaugurato l’opulento St Regis Hotel sulla Fifth Avenue, costruì nel 1906, il meraviglioso Knickerbocker Hotel sulla 42ma strada e la 7ma Avenue per fare concorrenza all’Astor Hotel. E, nel 1910, proprio di fronte all’Astor hotel sulla 44ma strada e Times Square, aprì il Rector Hotel, che venne poi ribattezzato, The Claridge, ultimando cosi la trasformazione della piazza.

Times Square e la “42esima strada” cambiarono da “Les Miserables” a “Crazy…Days are Here Again”.

Hotel Astor, Orangerie

In breve tempo, con la nascita di questi raffinati hotel, il flusso di ricchi e famosi che si registravano all’Astor, al Knickerbocker o al Claridge Hotel, si trasformò in un fiume. Una moltitudine di persone sofisticate si spostava dal Metropolitan Opera House o dall’infinita successione di nuovi teatri appena aperti lungo Broadway e la 42esima strada: il Lyceum, il New Amsterdam, il Casino, il Winter Garden Theater, fino ai rooftop di questi hotel per festeggiare e celebrare quello che stava diventando il nuovo epicentro della vita di Gotham, ricco di glamour, moda, musica, arte e politica: Times Square.

L’Astor Hotel fu realizzato in due fasi tra il 1905 e il 1910 e divenne rapidamente il luogo di ritrovo dell’élite newyorkese. Era un imponente edificio in stile Beaux-Arts che occupava l’isolato tra la 44ma e la 45ma strada e Times Square e venne inizialmente percepito come il successore del vecchio Waldorf Astoria sulla 34ma strada. La sua costruzione, con i suoi interni coreografici che facevano da complemento ai vicini teatri riccamente decorati, divenne un punto di svolta per gli hotel. L’Astor si rivolgeva a una ampio pubblico con le sue vaste e sontuose sale da ballo e complesse intricate sale a tema, come il “Palm Garden” o l'”Orangerie” decorate in stile cinese, spagnolo e indiano d’oriente.

The New York Times and Astor Claridges hotel

Il New York Times, quasi a prevedere il futuro calderone di stili dell’odierna Times Square, descrisse lo stile delle suites dell’Astor come “Coloniale, Art Nouveau, Impero, Francis, Maria Antonietta, Madame de Maintenon, Spagnolo, Rinascimento Olandese,Tedesco, Fiorentino ed Elisabettiano”.  La cosa più straordinaria dell’edificio era, tuttavia, l’incredibile giardino sul rooftop che si estendeva per la totalità del tetto, con una capacità di 500 posti a sedere e una vista mozzafiato sul fiume Hudson.

Edulcorazione del Knickerbocker

Ispirandosi all’Astor Hotel, il Knickerbocker Hotel presentava una simile quanto splendida facciata in stile Beaux-Art in terracotta e pietra calcarea, sovrastata da un tetto a mansarda in rame. L’hotel aveva anche incorporato nel complesso il vecchio St. Cloud Hotel con la sua meravigliosa facciata in stile Revival Romanico che può essere ammirata ancora oggi dall’entrata sulla 41esima strada. Il Knickerbocker venne pubblicizzato come un “hotel della Fifth Avenue a prezzi di Broadway”.  Il General Manager Sig. Regan, che aveva in precedenza gestito il Pabst Hotel, aveva idee innovative: anziché riprodurre come era d’uso a quei tempi i tradizionali quadri europei,  decise di adottare l’arte contemporanea per abbellirne gli interni, da qui la realizzazione della celebre tela dipinta di Maxfield Parrish “Old King Cole”, lunga 30 piedi, che fu originariamente esposta al Knickerbocker, e in un secondo tempo spostata al bar del St Regis Hotel, dove si trova ancora oggi.  Il Knickerbocker fu edificato come un hotel di 15 piani, con 556 stanze e una sfarzosa lobby con colonne di marmo e, malgrado fosse più piccolo dell’Astor Hotel, possedeva un enorme ristorante di tre piani da 2.000 posti.

The Knickerbocker Hotel

Il New York Times riferì che una sera, dopo aver cenato all’hotel Knickerbocker, l’impresario e proprietario dell’Opera di Manhattan, Oscar Hammerstein fu picchiato più volte davanti all’hotel da due giornalisti del “The New York Press”, che gli domandarono: “Sig. Hammerstein, ha per caso intenzione di scusarsi per la lettera che ha scritto all’editore della Stampa?”  Il Sig. Hammerstein non si scusò, ma questo era solo parte della spirale di follia e parte del divertimento di quei giorni. Il celebre pasticcere del Knickerbocker, Alexandre Gastaud, era rinomato per i suoi stravaganti e giganteschi dessert, uno dei quali venne fatto a forma di un variopinto transatlantico mentre, in occasione di una insolita festa di Pasqua,  Gastaud inserì dei pulcini vivi all’interno delle uova dal guscio di zucchero da lui stesso confezionate, in modo che si dischiudessero sul tavolo nel corso della cena tra lo sbalordimento degli invitati.

Ballando con le stelle

Sebbene la prima ballerina Anna Pavlova risiedesse nell’hotel, non fu in punta di piedi ma bensì con una “alta nota” che il Knickerbocker Hotel esordì sul palcoscenico di Times Square. Infatti, il tenore di fama mondiale, Enrico Caruso, scelse di vivere in uno dei suoi appartamenti, presto seguito da Giacomo Puccini e dal baritono Antonio Scotti. Caruso passò alla storia nel 1918 quando cantò l’inno nazionale “The Star-Spangled Banner” dal tetto del Knickerbocker per una folla imponente, ma lo fece …. nel giorno sbagliato, e dovette quindi ripetere la performance tre giorni dopo.

Il palazzo del Kickerbocker oggi

Guidare con ebrezza

Il giovane imprenditore Oliver Parker Fritchle era cosi impaziente di arrivare al Knickerbocker Hotel, che nel 1908, si costruì un’auto elettrica e guidò per 1.800 miglia partendo dal Nebraska per concludere la sua corsa un mese dopo al Knickerbocker Hotel, nel cui bar probabilmente celebrò la sua impresa. La leggenda narra anche che nel medesimo bar, il barista Martini di Arma di Taggia, concepi l’omonimo cocktail Martini che venne poi servito a John D. Rockefeller.  Il bar, ideato sul modello del Chateau de Fontainebleau, era conosciuto per essere un locale sfrenato e fu anche dove nel 1919, F. Scott Fitzgerald, che soggiornava al Knickerbocker Hotel dove scrisse “Mr. Icky”, era solito ubriacarsi con sua moglie Zelda lanciando per aria banconote da 20 e 50 dollari solo per divertimento.

Times Square nell’illustrazione di Antonella Martino (December 2019).

Accettando la sbronza!

Gli ospiti del Knickerbocker Bar vennero casualmente risparmiati dalla collera di Caroline Amelia Nation, nota come Carrie Nation,  la quale era una paladina membro del  radicale Movimento della Sobrieta’ che si batté per introdurre il proibizionismo. Suo marito una volta le disse in tono scherzoso che se avesse voluto infliggere qualche danno avrebbe dovuto usare un’accetta; al che lei rispose “questa è la cosa più sensata che tu abbia mai detto da quando ti ho sposato” e iniziò di fatto a prendere d’assalto i bar con un’accetta per dimostrare quanto l’alcol potesse nuocere. Fortunatamente, al bar del Knickerbocker, furono in grado di scortarla fuori prima che potesse causare danni.

Lady Purity nascondeva l’impunità di Tammany Hall.

I venti della politica cominciarono a soffiare sul Knickerbocker quando il miliardario e politico William Randolph Hearst, fondatore del “giornalismo giallo” e proprietario del più grande gruppo di giornali del paese, lanciò la sua campagna per diventare sindaco di New York City. Nonostante avesse organizzato un enorme ricevimento al Knickerbocker, perse amaramente le elezioni e fu costretto a tornarsene in California, da dove era arrivato. La sua storia divenne l’ispirazione per il film di Orson Welles “Citizen Kane”.

Lady Purity

Il forte vento che spirava divenne una tormenta quando Tammany Hall, la famigerata e corrotta forza politica che governò New York City dal 1789 fino agli anni ‘50, scelse il Knickerbocker Hotel per i suoi raduni politici. Nel 1909 una gigantesca e misteriosa statua di gesso bianco comparve improvvisamente a Times Square. Opera dello scultore italiano Leo Lentelli, la statua fu chiamata “Lady Purity” dal momento che avrebbe dovuto incarnare la purezza e la bellezza di New York. Tuttavia, non appena fu chiaro agli sconcertati newyorkesi che dietro questo progetto c’era Tammany Hall, la collera prese il sopravvento, e poche settimane dopo, quando Tammany Hall perse le elezioni, “Lady Purity” perse la sua immunità e la statua fu prontamente distrutta. La visione del gesso bianco disperso per la piazza potrebbe avere fornito al violinista Albert Brahms, la macabra idea di rinchiudere il corpo di sua moglie in una cassa colma di gesso, dopo averla uccisa durante il loro soggiorno al Knickerbocker hotel.

(Continua con la seconda parte, lunedì 30 agosto)

 

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