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Da lunedì vaccino obbligatorio per medici e infermieri a New York: in crisi gli ospedali

Attesi decine di migliaia di licenziamenti durante la settimana prossima e il governo statale si prepara a trovare aiuto all'estero. Violazione dei diritti?

Un uomo partecipa ad una protesta contro i vaccini a New York. (Foto/Felton Davis su Wikimedia)

Migliaia di operatori sanitari rischieranno il licenziamento dagli ospedali di New York a partire da lunedì 26 settembre, quando entrerà in vigore l’obbligo di vaccino annunciato da CuomoRimangono infatti moltissimi gli infermieri, medici e altri impiegati non vaccinati, a pochi giorni dall’entrata in vigore della nuova regola volta a diminuire la diffusione della variante Delta del coronavirus nello stato. 

Alcuni degli ospedali toccati dalle nuove normative, come l’Erie County Medical Center, rischiano seriamente di dover interrompere o diminuire la frequenza dei servizi da loro offerti, per via dell’alta percentuale di impiegati che verranno lasciati andare il prossimo lunedì. L’ospedale citato anteriormente, che si trova nella città di Buffalo, potrebbe dover licenziare 400 persone, e sta già pianificando di porre fine alle operazioni non d’urgenza e smettere di accettare pazienti di terapia intensiva che provengono da altri ospedali. Questo perché la carenza di infermieri e medici, un problema già presente prima del mandato e prima della pandemia, non permetterà all’ospedale di riempire tutti i turni nei vari reparti.

Non tutti gli ospedali, però, verranno toccati allo stesso modo dai licenziamenti. Northwell Health, per esempio, è il fornitore di servizi medici più grande a livello statale, con oltre 77.000 impiegati. Anche licenziando le migliaia di persone che non intendono vaccinarsi, l’amministrazione è convinta di poter continuare a prendersi cura dei pazienti in tutto e per tutto.

Intanto, il governo statale si sta organizzando per trovare soluzioni alternative, per tornare a riempire gli ospedali di lavoratori senza rischiare una grande concentrazioni di casi positivi al Covid-19. Alcune delle idee che potrebbero presto essere messe in atto includono l’assunzione di medici e infermieri da paesi esteri, come Irlanda e le Filippine.

I singoli ospedali stanno pensando alle stesse iniziative attuate durante i momenti di maggior diffusione del virus, quando studenti, medici in pensione e volontari sono stati chiamati per riempire i buchi e trattare i pazienti. Queste misure estreme sono, solitamente, solo messe in atto in caso di disastro naturale. 

Fino al 22 settembre, l’84% degli operatori sanitari aveva completato il ciclo vaccinale. Rimangono decine di migliaia di lavoratori di questo campo che, per un motivo o per un altro, sembrano volersi rifiutare: credono di essere immuni essendo stati a contatto con il virus a lungo, si preoccupano dei possibili effetti collaterali, o considerano il mandato una violazione dei loro diritti di lavoratori.

Ad oggi, il mandato vaccinale nello stato di New York è il più grande a livello nazionale. Capiremo meglio nelle prossime settimane quanti operatori sanitari decideranno davvero di perdere il proprio posto di lavoro pur di rimanere intoccati dal vaccino anti-Covid.

Intanto, un giudice federale ha tirato un duro colpo al mandato deciso dal sindaco De Blasio, che prevedeva l’obbligo di almeno una dose di vaccino per tutti gli insegnanti o i lavoratori del sistema scolastico della città di New York. Il giudice, infatti, ha bloccato temporaneamente il mandato, che doveva diventare effettivo proprio lunedì 27. Il problema verrà portato di fronte ad un gruppo di tre giudici, che decideranno se sia o meno costituzionale per il governo cittadino prendere una decisione di questa portata.

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