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Alla Women’s March di New York contro la legge “draconiana” del Texas

Sono state 600 le proteste pro-choice nel mondo. A NYC attivisti e politici parlano del pericolo che stiamo passando. Anche Hochul scende in piazza

Un gruppo di manifestanti alla Women's March del 2 ottobre a New York protestano contro la nuova legge contro l'aborto in Texas. (Foto/Emma Pistarino)

La lotta per il diritto all’aborto negli Stati Uniti continua da decenni, ma è ancora molto distante dal traguardo sperato. Il 2 ottobre 2021, migliaia di donne, uomini e persone non-binarie sono scese in una delle più di 600 piazze predisposte per la Women’s March 2021, organizzata nelle ultime settimane in risposta alla nuova legge texana sull’aborto. 

In Texas, stato di stampo repubblicano fin dal 1976, è passata un mese fa la legge sull’aborto più restrittiva del paese. Oltre al limite di tempo, che è passato a solo sei settimane dopo la concezione, non esistono più eccezioni per minorenni, vittime di stupro o di incesto. La legge, inoltre, ha instaurato un sistema di “giustizia vigilante”, che permette a chiunque denunci un medico, o anche un taxista, per aver aiutato una donna ad abortire riceva $1000.

Partecipanti alla Women’s March protestano la restrittiva legge sull’aborto texana. (Foto/Emma Pistarino)

Ognuno dei cinque distretti newyorkesi ha organizzato una propria versione della protesta, tra cui quella di Manhattan che ha preso luogo vicino al municipio, nella Foley Square, e a cui hanno partecipato centinaia di persone. 

Nella piazza, proprio di fianco al monumento Trionfo dello Spirito Umano in onore dell’esperienza degli Afro-Americani, si sono riunite generazioni di attivisti e cittadini interessati a proteggere i diritti riproduttivi di donne e persone con utero: madri con figli giovani, partner e uomini di ogni età, giovani ragazze, anziani che lottano per questa causa fin dagli anni 60.

Anche i famosi berretti rosa con le orecchie da gatto, utilizzati per la prima volta durante la Women’s March del 2017 in risposta al commento di Donald Trump sull’afferrare le donne dai genitali, sono tornati in piazza a New York, nonostante il meteo decisamente estivo di oggi. 

Prima di incamminarsi verso Washington Square, i partecipanti hanno occupato la Foley Square con i loro cartelloni, raccogliendo opuscoli da vari banchetti informativi e ascoltando ospiti e artisti sul palco improvvisato. 

Heidi Sieck, una tra le prime oratrici, è fondatrice e CEO di Vote Pro-Choice, organizzazione che si occupa di connettere gli elettori con i candidati la cui piattaforma garantisce il diritto all’aborto.

 “Oggi sono qui, una donna di successo, perché vent’anni fa ho avuto accesso ad un aborto sicuro in California,” ha riferito Sieck, entrando a far parte del gruppo di persone che, nelle ultime settimane, ha raccontato la sua esperienza con l’aborto. “Un piccolo gruppo di conservatori, enormemente sovra finanziato, ha investito per decenni per mantenere il potere e il controllo sui nostri corpi. Questo cambia oggi.”

Sieck, come molti altri ospiti alla marcia, ha evidenziato l’importanza del voto e della partecipazione politica per proteggere la legge Roe v. Wade, che ha legalizzato l’aborto nel 1973, a livello nazionale. 

“L’emergenza è qui adesso e la soluzione è più vicina a noi di quanto pensiamo. Ogni singola elezione ha importanza per quanto riguarda il diritto all’aborto,” sostiene la CEO di Vote Pro-Choice. “La giustizia per l’aborto non deve essere polarizzante. È potente e personale, e la soluzione è politica.”

Una coppia formata da mamma e figlia ha partecipato alla manifestazione per esprimere il proprio sulla continua instabilità delle leggi sull’aborto nel loro paese. 

Jessica (44) e Jane (72) sono mamma e figlia, habitué delle Women’s March. (Foto/Emma Pistarino)

“Negli ultimi anni sono cambiate molte cose, non siamo minimamente vicini a livello di totale autonomia che ogni donna dovrebbe avere nei confronti del proprio corpo,” ha detto Jessica, 44 anni, avvocatessa a New York che aveva già partecipato alla marcia nel 2017. 

Anche sua madre, Jane, considera i diritti in ambito riproduttivo estremamente importanti, motivo per cui li supporta da 60 anni. 

“Ho 72 anni. Lotto per questo dagli anni 60 e non riesco a credere che ce ne sia ancora bisogno,” ha commentato Jane con sconforto. “Sono sicura che se non fosse stato per il coronavirus ci sarebbero state molte più persone qui, oggi. Io ho appena ricevuto il richiamo del vaccino, se no non sarei qui.”

La marcia si è tenuta nella Foley Square di Manhattan, e in altre 600 città nel mondo.

Sembra infatti che una delle ragioni per cui le folle in supporto della Women’s March siano diminuite negli ultimi 4 anni sia proprio la diffusione del Covid-19, che continua a preoccupare la stessa categoria di persone che avrebbe, un tempo, partecipato con entusiasmo alla protesta. Molti democratici, però, hanno anche altri motivi per non partecipare più alle manifestazioni: sono affaticati dagli anni di lotta contro Donald Trump, sono ottimisti per quello che può succedere durante la presidenza di Biden, o credono ci siano argomenti più urgenti per cui battersi, quali i diritti degli afroamericani o delle persone transgender.

Non c’è dubbio, pero, che questo sia il periodo di maggior pericolo per il diritto all’aborto negli Stati Uniti negli ultimi 50 anni, per via degli sforzi messi in atto dagli attivisti “pro-life” e, soprattutto, della nuova Corte Suprema di Donald Trump (con 6 giudici repubblicani e 3 democratici). 

Anche Carolyn Maloney, membro della Casa dei Rappresentanti per New York, è salita sul palco per parlare del suo supporto totale per il diritto all’aborto. Già un paio di settimane fa, la deputata si era fatta notare sul tappeto rosso del Met Gala, per aver indossato un abito ispirato alle suffragette che spingeva per l’Equal Rights Amandment (ERA). 

 “Non può esistere la democrazia fino a quando le persone non possono controllare i propri corpi. È da anni che provano a portare via i nostri diritti poco alla volta. Ora vogliono distruggerli con una ruspa,” ha dichiarato la deputata Maloney. 

Gli interventi di politici e attivisti sono stati conclusi con il coro rivoluzionario “No justice, no peace!”, non ci sarà pace senza la giustizia.

Nelle stesse ore, la prima governatrice donna di New York, Kathy Hochul, scendeva in piazza ad Albany per partecipare alla marcia nella capitale dello stato. 

La governatrice di New York Kathy Hochul interviene ad Albany durante la Marcia delle Donne 2021. (Foto/Flickr Mike Groll, Office of Governor Kathy Hochul)

“Fino a che sarò viva, proteggerò i diritti delle donne a New York, mi assicurerò che la torcia sia ancora più luminosa di prima prima di passarla alla prossima generazione e, insieme, manderemo un messaggio al resto della nazione: venite a New York, proteggeremo il vostro diritto all’aborto ogni giorno della settimana,” ha dichiarato Hochul. “In questo stato guardiamo al futuro, saremo il vostro porto sicuro e ci prenderemo cura di voi.”

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