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Come si vive nell’inferno delle prigioni di New York: parla Ghislaine Maxwell

L'ereditiera britannica accusata di essere la complice di Jeffrey Epstein, morto suicida dopo le accuse di traffico sessuale minorile, rischia 80 anni di carcere

The Metropolitan Detention Center where Ghislaine Maxwell is being held awaiting the outcome of her bail hearing, in Brooklyn, New York, USA, 14 July 2020 - EPA/Peter Foley

Niente più doccia quotidiana, perché le guardie la guardavano. Un topo che spuntava tutte le volte in cui andava in bagno. Per la prima volta dal carcere parla Ghislaine Maxwell, l’ereditiera britannica accusata di essere la complice di Jeffrey Epstein, il milionario newyorkese morto suicida dopo essere stato accusato di traffico sessuale minorile.

Ghislaine Maxwell – Ansa

In un’esclusiva che sarà pubblicata domani per intero sul Mail on Sunday, il domenicale del tabloid britannico, Maxwell racconta l’inferno della sua vita al Metropolitan Detention Center di Brooklyn. “Andavo in bagno e c’era uno scarico fognario aperto: arrivava regolarmente un topo. L’ho detto alle guardie, ma non è stato fatto nulla fino a quando il topo non è saltato fuori e ha puntato contro una guardia che ha urlato di terrore. Alla fine lo scarico della fogna è stato coperto”.

Maxwell rischia fino a 80 anni di prigione se sarà riconosciuta colpevole di abuso e reclutamento di minori per il suo ex fidanzato, il finanziere pedofilo. Lunedì comincia la selezione della giuria per il processo, che prenderà il via il 29 novembre: le udienze probabilmente riporteranno sotto la luce dei riflettori anche la relazione del principe Andrea, il terzogenito della regina Elisabetta II, con Epstein. (Agi)

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