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Termina la fuga da New York: sono tornati 3/4 dei residenti persi per la pandemia

Da Febbraio 2020, 320.000 persone hanno abbandonato la città, per di più cittadini delle aree più ricche. Molti sono tornati per la riapertura di scuole e uffici

New York (Photo by Terry W. Sanders)

I newyorkesi sono famosi per amare la loro città, che considerano the greatest city in the world, e per pensare che il resto del mondo sia la periferia, messo a confronto con i grattacieli e la storia della Grande Mela.

Proprio per questo, è stato un duro colpo quando 320.000 persone hanno abbandonato New York per via della pandemia nel 2020, il 237% in più rispetto all’anno precedente. Ad oggi, sembrerebbe che i tre quarti di questi residenti siano tornati, dopo aver passato un anno o più negli Hamptons, in Vermont, nel Maine o in Florida.

Secondo l’analisi del Supervisore Municipale Scott Stringer, infatti, a partire dal luglio di quest’anno si è iniziato a vedere il primo guadagno netto di trasferimenti verso la città. I dati sono stati raccolti dal servizio postale nazionale che, dovendo processare i cambi di indirizzo per inoltrare la posta, riceve informazioni relative ai trasferimenti degli americani. 

La maggior parte dei newyorkesi che hanno abbandonato la città ad inizio pandemia, per paura di rimanere chiusi in piccoli appartamenti e senza poter godere di spazi verdi, sono quelli che abitavano nei quartieri più ricchi, e che avevano quindi le possibilità economiche per farlo: residenti di Battery Park, Greenwich Village, Murray Hill e Upper East Side. 

L’aumento dei ritorni, e dei nuovi trasferimenti in città, è stato incentivato dalla riapertura di scuole e uffici, ed ha causato guerre di offerte e prezzi altissimi per gli appartamenti delle zone più ambite. 

Andy Beveridge, un professore del Queens College ed esperto di demografia, ha studiato i ritorni in città e i trend degli ultimi due anni.

“Sappiamo che non vi è più un’emorragia di persone a New York,” ha commentato Beveridge. “La vera domanda è: cos’è temporaneo e cos’è permanente?”

A New York, infatti, il 60% dei trasferimenti da marzo a maggio del 2020, i mesi in cui è scoppiata la pandemia in città, sono stati etichettati come temporanei.

Un grafico del servizio postale nazionale, USPS, mette a confronto i trasferimenti temporanei e quelli permanenti durante il 2020. (Foto/comptroller.nyc.gov)

 

A detta di Beveridge, il ritorno dei newyorkesi è un “primo indizio che le cose stiano tornando alla normalità”.

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