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Etan Patz, il bimbo scomparso di New York. Possibile che ancora non si sappia la verità?

Una sconfitta per gli Usa a 42 anni di distanza. Reagan volle il giorno del rapimento come “Giornata nazionale dei bambini scomparsi”

Fotografia di Etan Patz scattata dal padre (via Wikimedia Commons)

Fu percorrendo i viali di Soho, in mezzo allo scintillio delle luci del Natale 2019, che nella confusione della vetrina di un rigattiere – tra oggettistica vintage, tessuti e giocattoli d’epoca – il mio sguardo cadde su un vecchio cartone del latte, il quale mi apparve sin da subito piuttosto inusuale.

Entrando nel negozietto, domandai all’esercente per quale ragione su un cartone del latte vi fosse l’immagine fotografica di un bambino. L’uomo mi raccontò la storia di Etan, nativo di Soho, e la ragione per cui la sua immagine era cosi celebre, tanto da essere riprodotta su un bene di consumo largamente diffuso.

Il piccolo si chiamava Etan Patz, scomparso nel tratto da Soho a Lower Manhattan il 25 maggio del 1979 e figlio di un fotografo professionista di New York. Avrebbe dovuto raggiungere lo scuolabus attraversando gli isolati di West Broadway e Spring Street. Non lo avrebbero mai più trovato dopo essere uscito di casa alla mattina.

Le ricerche iniziarono tardive, alla sera, dopo l’allarme lanciato dalla madre. Il Procuratore Stuart Grabois orientò le indagini nei confronti di un pedofilo di nome Antony Ramos, già condannato da una giuria per molestie sessuali e abusi su minori. La complessità della macchina giudiziaria statunitense portò quest’uomo ad essere condannato in sede civile per la scomparsa del ragazzo, ma non in sede penale, mentre probabilmente costui, pur essendo un criminale, era innocente in ordine alla scomparsa di Etan. Rimase in carcere oltre un ventennio per la molestia a un altro ragazzino, e uscito dal penitenziario stuprò una ragazza. Ma probabilmente non aveva nulla a che vedere con Etan.

Il clamoroso colpo di scena arrivò 10 anni fa, quando un ex commesso di un minimarket di Soho, all’epoca diciottenne, confessò di avere ucciso il piccolo Etan, senza chiarire alcun movente, e di averne fatto sparire il corpo nell’immondizia. La giuria inizialmente non pervenne ad un verdetto univoco. Si parlò di soggetto schizofrenico e disturbato, e la ritrattazione che seguì la prima confessione non venne ritenuta sufficiente per archiviare le accuse che proseguirono nel secondo processo.

A distanza di 42 anni dalla scomparsa del minore sarebbe opportuno rilanciare una nuova campagna a New York per indurre qualcuno a testimoniare?

I tempi potrebbero essere opportuni, anche perché la dinamica della scomparsa del piccolo Etan potrebbe essere ricondotta non a un singolo molestatore ma a sfere più alte. Esisteva in quegli anni a New York un regista occulto, più raffinato di un semplice pedofilo da strada, coinvolto nella scomparsa del bambino?

Le forze di polizia incaricate delle indagini, e la imponente campagna mediatica – dalle effigi del bambino riprodotte sul cartone del latte alle proiezioni a Times Square – avrebbero condotto a risultati più concreti nell’immediato se vi fossero state le tecniche investigative moderne.

La scomparsa del bambino potrebbe essere ricondotta alla mano di più persone: attirato probabilmente in una trappola da un esecutore, il quale potrebbe avere ricevuto da un pedofilo, magari di estrazione sociale ed economica più elevati della Soho anni settanta, l’incarico di condurlo a se. Solo ipotesi, ma l’indagine su una mente più raffinata ed organizzata rispetto alla più comune occasionale pedofilia da strada, non pare essere stata perseguita dagli inquirenti dell’epoca. Al contrario, le cronache internazionali, negli anni, hanno evidenziato e confermato l’esistenza di fenomeni più articolati e strutturati in ordine alla scomparsa dei bambini (mediante anche il perfezionamento di tecniche criminali e tecnologiche più sofisticate).

Coloro che all’epoca avrebbero potuto fornire degli elementi validi per l’identificazione dei colpevoli, oggi, non dovrebbero più avere ritrosie, posto che i tempi odierni garantirebbero loro maggiori garanzie che non alla fine degli anni 70’.

Veicolare nuovamente la fotografia e la storia di Etan, a 42 anni di distanza, avvalendosi della evoluzione tecnologica nella comunicazione di oggi, potrebbe indurre qualcuno a fornire indicazioni per rendere così giustizia ad una famiglia divenuta l’effige degli scomparsi negli Stati Uniti?

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