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Medici in prima linea contro il coronavirus: chi non ha protetto chi cerca di salvarci?

"Oltre grande fatica fisica dovuta alla necessità di lavorare con i DPI (dispositivi di protezione individuale n.d.r.)  e di non poter espletare le normali necessità  fisiologiche per l’ intero turno di lavoro, c’è la grande paura di contaminarsi, il dover rimanere sempre concentrati. Certo, la vera tragedia di questo virus è la solitudine dei pazienti. Quelli che soffrono maggiormente sono quelli che sono svegli, soli, senza il conforto di una persona cara, ventilati con maschere a pressione che lasciano sul viso i segni della sofferenza... Ai parenti dei pazienti voglio dire che noi sappiamo quanto stanno soffrendo e che oltre a curare cerchiamo anche di stare vicino ai loro cari, dando affetto e conforto".

di Isabella Weiss di Valbranca

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