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Migranti, Amato: Invasione? Non arrendiamoci agli istinti dettati dalla pancia

Intervenendo all'evento "UNited for a different migration" a New York, l'ex premier ha presentato un documento per una narrativa diversa sulle migrazioni

Giuliano Amato durante il suo intervento (foto VNY).

L'ex presidente del Consiglio e attuale giudice costituzionale ha parlato lungamente di immigrazione, narrazione e reazioni legate al fenomeno. Evidenziando tre punti principali: non è invasione, non è emergenza, non serve chiudere le porte

È stato due volte presidente del Consiglio dei Ministri, ministro dell’Interno del governo Prodi, ma ha servito anche al Tesoro, alle Riforme e agli Affari Esteri (con nomina ad interim). Giuliano Amato, oggi giudice costituzionale, è intervenuto alla conferenza, organizzata dalla FEPS – Foundation for European Progressive Studies, UNited for a different migration. Amato, in qualità di presidente del FEPS Global Migration Group, ha presentato il documento “Prioritising people on the move: A progressive narrative for migration” abbozzato dal consesso da lui presieduto, documento che ruota attorno ad un assunto essenziale: la migrazione non riguarda numeri, riguarda persone.

E di fronte alla constatazione che, di questi tempi, troppo spesso si tende “a reagire con la pancia”, Amato ha citato il lavoro di Erica Fudge, Brutal Reasoning, dedicato alla storia evolutiva di animali e esseri umani. “La prima fase è quando animali ed esseri umani decidono cosa è giusto e cosa è sbagliato sulla base di ciò che suggerisce loro la pancia”, ha spiegato. “La seconda è quando si passa al cuore, alle emozioni. La terza – e gli esseri umani dovrebbero averla raggiunta – è quando la mente suggerisce ciò che è giusto e sbagliato”. L’essere umano perfetto, ha argomentato Amato, è quello che reagisce con la mente e con il cuore, piuttosto che con la pancia: “Dobbiamo essere fiduciosi che questo sia ancora possibile. Non arrendiamoci al fatto che le emozioni suggerite dalla pancia siano quelle che contano davvero oggi. Siamo esseri umani, non animali alla prima era della loro storia”.

Un chiaro riferimento alla narrativa imperante sull’immigrazione, e alle conseguenti reazioni, spesso a suo avviso istintive e irrazionali, dell’opinione pubblica sull’argomento. In questo senso, secondo Amato, grande responsabilità ha la leadership politica, nel creare e alimentare il dibattito pubblico. L’esempio portato dall’ex premier all’attenzione della platea riguarda l’ampia campagna anti-vax che sta attraversando l’Italia. “Una donna, non una leader politica, una madre, il cui bambino soffriva di una malattia che lo rendeva immunodepresso, non voleva che suo figlio finisse in una classe con bambini non vaccinati: sarebbe stato pericoloso per lui. Così, ha cominciato a raccogliere firme, dicendo che quel comportamento era contro la scienza, non razionale, ed è arrivata a raccoglierne più di 300mila”. Una donna, ha puntualizzato il giudice costituzionale, che ha avuto il coraggio di ascoltare testa e cuore.

Dopo questa lunga premessa, Amato ha evidenziato i 3 punti principali su cui si regge il documento sull’immigrazione: “Primo: non è un’invasione”. Certo, “il senso di invasione era forte in Europa nel 2015, ma per una ragione eccezionale: la Siria”. Esclusa questa crisi, ha proseguito, gli arrivi sono sì un po’ più alti del passato, ma non certo tali da giustificare l’uso del termine “invasione”. Anche perché, ha spiegato, circa l’85% dei flussi migratori resta nel continente africano. “Secondo: non è un’emergenza”. Il fenomeno migratorio non dovrebbe, quindi, essere affrontato con misure temporanee o eccezionali, ma con un approccio lungimirante e cercando di prevenire le tensioni sociali che potrebbe creare. Il terzo punto, quindi, riguarda la politica dei muri: “chiudere le porte è molto peggio che cercare di regolare e controllare i flussi”. Amato ha riflettuto sulla nozione di confine: non solo qualcosa che separa, ma anche una frontiera che introduce a una comunità. In questo senso, il confine è importante non tanto perché rimanga sigillato, ma perché deve rendere chiunque arrivi consapevole che sta entrando in una nuova comunità, con le sue regole e le sue usanze.

Il controllo dell’immigrazione in Europa, ha proseguito l’ex premier, non dovrebbe mai costituire una questione di “sovranità unilaterale”. Amato ha ammesso di non amare neppure quei famosi “accordi bilaterali” in virtù dei quali si regola la riammissione dei migranti nel proprio Paese d’origine, a suo avviso scarsamente efficaci e intrinsecamente contraddittori. Ma la questione migratoria, ha proseguito, dovrebbe essere affronta con un approccio globale, basato su un dialogo collaborativo tra Paesi di destinazione e Paesi di origine e transito. Quanto alla lotta al traffico di esseri umani, Amato non ha usato giri di parole: “A meno che noi non ripristiniamo su larga scala percorsi legali di migrazione, quelli illegali resteranno necessariamente forti”.

L’ex premier ha anche parlato di integrazione e identità. “Uno dei principi del documento è la necessità di distinguere tra standard sociali e principi”. E ha spiegato: “i principi sono intangibili. Nessun padre, dal Pakistan, può imporre alla figlia un marito. Il ruolo di padre in qualunque famiglia e in qualunque parte del mondo non può andare contro la dignità umana e i più basilari diritti dei membri della famiglia”. E ha aggiunto: “Bisogna essere chiari sul fatto che le differenze dipendono da storiche condizioni sociali, e non da religioni e razze, che neppure esistono”.

 

 

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