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Sgarbi: “Altro che reddito di cittadinanza, serve un reddito di intelligenza”

Conversazione con il critico d'arte, a Palermo per l'apertura del tour di incontri di Panorama d'Italia

A margine dell'evento in cui Vittorio Sgarbi ha tenuto una lezione sui tesori del capoluogo siciliano, gli abbiamo chiesto che cosa pensa del reddito di cittadinanza e della legge Fava sulla massoneria

Vittorio Sgarbi a Palermo, al Real Teatro di Santa Cecilia ha aperto il tour di incontri di Panorama d’Italia, dal 10 ottobre al 12 ottobre che concluderà il viaggio nelle città italiane, con gli interventi di Nicola Porro, Leoluca Orlando, Oscar Giannino, Sergio Luciano, Ficarra e Picone, Lorenzo Fragola. Sgarbi, in teatro gremito, ha tenuto una lezione sui tesori del capoluogo siciliano, una città che definisce “infinita”, una lezione che ha incantato il pubblico attraverso il racconto appassionato e di critico e di storico dell’arte. Il critico ha affascinato la platea con una carrellata sui monumenti e sulle opere sottolineando quanto fosse parte integrante la presenza musulmana che ha segnato la storia della città e in perfetta convivenza con le successive dominazioni. Non sono mancate le polemiche su “Manifesta”, la biennale d’arte che tanto piace al Sindaco Orlando, “il Sindaco del marketing” secondo Sgarbi, che ha portato artisti da tutto il mondo nei luoghi storici e monumentali della città e che ha avuto l’unico merito di attrarre migliaia di turisti a Palermo. Secondo Sgarbi, Manifesta poteva essere realizzata dalle stesse maestranze cittadine come Bucaro e Tortorici che questo fanno come tutori dei tesori serpottiano senza spendere tanti soldi. È stata un’idea vincente ma la si poteva rubare e farla con due noci ma con un po’ di finanziamenti. “L’occasione Palermo Capitale 2018 è stata bene utilizzata dal Comune ma da assessore ho cercato di proporre una serie di alternative come le mostre più significative sono quelle di Antonello che verrà, il dialogo tra Antonello e Laurana”. Prima del suo intervento si è concesso alla stampa sulle nuove manovre governative e sulla legge Fava sulla massoneria legata alla mafia.

Sgarbi, cosa ne pensa del reddito di cittadinanza?
“Del reddito di cittadinanza penso che sarebbe più opportuno fare un reddito di intelligenza perché se tu dai danaro a persone intelligenti questi riescono a trovare lavoro per quelli che sarebbero apparentemente in condizioni di disagio e quindi potresti incrementare l’intelligenza. Per il resto, dal punto di vista dell’utopia e anche di un’utopia realizzabile, ha un significato perché se le persone vivono dell’indigenza è scomodo per loro e anche per gli altri. Ridicolo è applicare la regola moralistica “Vediamo come li spendono”: 780 euro che vogliono dire 23 o 24 euri al giorno, e andare a vedere come li spende qualcuno non so se prende una pizza o un preservativo: il preservativo è immorale o morale? In questo Di Maio ha introdotto un elemento improbabile che è quello di valutare come tu possa spendere 25 euro al giorno, ma una volta che glieli hai dati devi pensare che oltre alla sopravvivenza, se questa sarà garantita, non puoi entrare nel merito delle spese voluttuarie. Un libro di De Sade per esempio è illecito e un libro religioso invece sì, il Corano è proibito, la Bibbia no. Quindi è ridicola quella parte lì, per il resto il senso e lo spirito hanno un significato anche se la cifra che hanno stanziato di 9 miliardi è sufficiente per circa un milione rispetto ai 6/7 milioni di disoccupati, indipendentemente dalle verifiche e gli accertamenti se sono veramente disoccupati”.

Sgarbi ha commentato la questione che lo ha portato alle dimissioni di Assessore alla Cultura con il Governo Musumeci e alla legge Fava sulla massoneria.
“Non l’ho tradito, l’accordo era: faccio l’Assessore. Ho fatto molte cose anche al di là della visione di Musumeci e ancora si vedono mostre che inaugurano che ho proposto e promosso in quei tre mesi. Lui ha frainteso che il mio soggiorno in Sicilia fosse subordinato al Parlamento, invece era subordinato all’eventuale Ministero che poi non ho avuto. Se non mi avesse costretto a dare le dimissioni avrei dovuto scegliere se fare l’assessore o il deputato ma l’alternativa non era questa bensì assessore o ministro. Ha interpretato male forse perché io ero scomodo con la mia visione, con il mio comportamento non regolare. Per quanto riguarda la massoneria è impossibile che una sola regione d’Italia imponga questa legge, i massoni e non hanno fatto niente nulla di male da Mozart a Garibaldi fino a Gelli che certamente è stato un criminale ma non per ragioni legate alla massoneria, non ha senso per uno che è iscritto alla massoneria, o al Rotary o qualunque club, debba comunicarlo come se fosse una macchia se diventa parlamentare quindi è un atto incostituzionale fatto soltanto perché nella retorica e nella vulgata della P2 massoneria e mafia coincidono: cosa che non è vera, è una menzogna contro la verità. Vanno difesi come si difendono gli ebrei, vanno difesi anche i massoni, spesso e faccio riferimento agli ebrei, perché chi ha condizioni di discriminazione è comunque fuori del rispetto dei suoi diritti: nessuno di noi deve comunicare se è iscritto alla massoneria se fa il parlamentare. E’ una legge ridicola voluta da un finto eroe, il padre lo fu, che è Claudio Fava che naturalmente con gli ignoranti come quelli che stanno all’Assemblea è stata votata perché si riempiono la bocca di teoria senza sapere assolutamente niente, in modo tale da creare un effetto di profonda ingiustizia. Io non devo difendere nessuno nel senso che con i ricorsi alla Corte Costituzionale, come è capitato già nelle Marche che è stata votata, essa venga annullata perché incostituzionale. Sono ignoranti come le capre!”.

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