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Spunta il nome per l’autore dell’orribile delitto del 1976 della ragazza incinta del NJ

Quando i corpi smembrati della quindicenne e del suo bambino vennero ritrovati in tre valige sotto un ponte, non si sapeva di chi fossero. Col DNA la svolta

di Claudia Cosi

Il corpo smembrato con gli occhi, i seni e le orecchie staccate di una ragazza di 15 anni e del suo bambino ancora in grembo, vennero trovati per caso in tre valigie sotto il ponte dove scorre il Lehigh River, nella contea di Carbon County in Pennsylvania.

L’autopsia accertò al tempo che la donna fosse stata ripetutamente violentata, strangolata, sfigurata e smembrata, per poi essere finita con un colpo di pistola alla nuca. L’assassino aveva anche estratto il feto, di ormai quasi 9 mesi, dal suo ventre e lo aveva tagliato in due per metterlo in una piccola valigetta.

La polizia, quando i due corpi vennero ritrovati nel dicembre del 1976, non seppe dare un nome alla donna e chiamo le due vittime, che ancora oggi sono sepolte insieme, “Beth Doe”.

Oggi, quel corpo ha un nome: apparteneva a Evelyn Colon, una ragazza del New Jersey data per scomparsa al tempo dell’omicidio.

I detective speciali, che non mollano mai i vecchi casi irrisolti, grazie a sofisticate analisi del DNA hanno arrestato adesso Luis Sierra, un uomo di 63 anni che vive a Ozone Park nel Queens e che all’epoca dell’omicidio aveva 19 anni. Luis era il fidanzato di Evelyn, ma non risalirono a lui e non lo fermarono più di 44 anni fa.

Nemmeno nel 2007, quando il corpo della donna venne riesumato, Sierra diventò un sospetto. Solo da pochi giorni, con un elaborato processo di analisi, le prove sul suo conto sono diventate schiaccianti. Sierra sarebbe anche il padre della piccola creatura ormai completamente formata, massacrata con una violenza cinica e atroce ancora prima di venire alla luce. Il Dna ha stabilito ieri che Luis Sierra sia stato l’autore di quell’atroce e indescrivibile delitto.

Se il DNA ha permesso di fare giustizia sullo scempio di Evelyn Colon, molti avvocati ne invocano l’utilizzo anche nei confronti dei detenuti nel braccio della morte. Il DNA non mente e molti di loro si sono sempre dichiarati innocenti o vittime di processi costruiti su prove sbagliate. Consola soltanto pensare che, negli Stati Uniti, decine di casi giudiziari sono stati riesumati alla luce di nuovi test e questo ha permesso di salvare almeno 22 innocenti.

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