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Bandito il NYPD dal Gay Pride di New York City. Fuori almeno fino al 2025

Il comitato organizzatore della parata dell’orgoglio omosessuale bandisce i poliziotti dalla marcia e dagli altri eventi nel mese di giugno per il “Pride Month”

Unità motociclistica del NYPD alla NYC Pride del 2017 (flickr)

“Non consentiremo ai gruppi omosessuali del NYPD di marciare o partecipare ai nostri eventi”, dice André Thomas, co-presidente del comitato organizzatore del NYC Pride. “È un messaggio che divide. È un messaggio doloroso”, ribatte Brian Downey, presidente dell’associazione “Gay Officers Action League”(GOAL)

In America, giugno è soprannominato “Pride Month”, il mese dedicato alle celebrazioni della comunità LGBTQ+. È da ormai più di cinquant’anni che nelle principali città americane vengono organizzati eventi e parate per celebrare i diritti e le libertà di omosessuali, bisessuali, transgender.

New York City Gay Pride Parade 2011, Greenwich Village, New York City – 17 (Flickr, Vivienne Gucwa)

Il Pride di New York City è il più grande del Nord America. Dal 2015, sono almeno più di 2 milioni le persone che partecipano alla parata ogni anno.

Sabato 15 maggio 2021, il Comitato organizzatore della manifestazione ha svelato quale sarà il tema principale del NYC Pride 2021: “The Fight Continues”, “La lotta continua”. È un modo per tornare alle origini e ricordare che il pride non è soltanto una festa, ma è nato come una lotta. “Con la pandemia di coronavirus ancora in corso, le questioni sulla brutalità della polizia, l’allarmante tasso di omicidi di transgender POC (people of color, persone di colore, ndr), le difficoltà economiche, i disastri climatici, gli sforzi violenti per privare gli elettori della libertà di voto, i nostri diritti come comunità messi in discussione a livello della Corte Suprema, e altro ancora, siamo nel mezzo di molte lotte diverse”, afferma il comitato organizzatore del pride di NYC.

Flag of gay and trans pride in solidarity with Black Lives Matter (wikimedia)

Ribadendo a più riprese la vicinanza e il sostegno alle lotte dei membri BIPOC (black and indigenous people of color) e trans della comunità, il comitato del NYC Pride annuncia anche che proibirà ai poliziotti di partecipare alla parata e agli altri eventi. “Il senso di sicurezza che le forze dell’ordine dovrebbero fornire può invece risultare minaccioso, e a volte pericoloso, per coloro nella nostra comunità che sono più spesso presi di mira con forza eccessiva e/o senza motivo”, così il comitato giustifica la sua decisione in un comunicato stampa.

Il comitato aggiunge che non avrà bisogno dei servizi di sicurezza del dipartimento della polizia della città. In sua sostituzione, utilizzerà servizi di sicurezza privati e volontari. È forse il messaggio più forte e deciso che arriva dalla comunità LGBTQ+ a sostegno dei membri BIPOC. Con questo obiettivo, il NYC Pride si impegna inoltre ad aumentare le partnership con aziende gestite da minoranze di colore e a rafforzare le organizzazioni queer e BIPOC.

Non si è fatto attendere il commento del Commissario della polizia, Dermot Shea, il quale ha difeso l’associazione dei poliziotti newyorchesi LGBTQ+, twittando: “Questi agenti, sia in servizio che fuori servizio, hanno sostenuto la parità di diritti e l’inclusione per tutti i newyorkesi – per poi essere banditi dalla partecipazione (al Pride, ndr) a causa dell’uniforme che indossano. Stiamo con i nostri membri LGBTQIA+ e con GOAL”.

The Stonewall, New York (di Alessandro Casiraghi)

Il pride nasce come una rivolta. E Stonewall – il locale nel Greenwich Village, a Manhattan – ne è la pietra miliare. Fu sabato 28 giugno 1969 il giorno della prima rivolta. Era il giorno prima della luna piena, pochi giorni prima che l’uomo, sulla luna, ci avrebbe messo i piedi per davvero. Quella mattina, una squadra della polizia fece l’ennesima irruzione nel bar – gestito dal clan mafioso Genovese – per sequestrare gli alcolici e identificare i clienti. La procedura prevedeva che chi era sprovvisto della carta d’identità o era travestito da donna fosse arrestato. Nelle settimane precedenti all’evento, erano aumentate le retate della Public Moral Squad, l’allora dipartimento della polizia specializzato nella tutela della morale pubblica. Quel giorno l’operazione della polizia durò più tempo del solito, tanto da consentire ad una folla di radunarsi all’esterno. I testimoni raccontano che, ad un certo punto, la polizia uscì dal bar scortando una donna in manette. Si chiamava Stormé DeLarverie. La donna, dimenandosi, si rivolse alla folla gridando “Why don’t you guys do something?” “Perché non fate qualcosa?”. E la folla si trasformò in quella che, ancora oggi, viene ricordata come la prima rivolta di liberazione del movimento omosessuale.

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