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28 milioni di dollari per viaggiare nello spazio con Jeff Bezos

Si è conclusa sabato l'asta per assegnare il terzo posto a sedere sulla navicella spaziale New Shepard. Alla ricerca di un mondo esentasse?

Asta pubblica di Blue Origin, 12 giugno 2021 (youtube)

"Che eccitazione! 28 milioni di dollari! Questa è stata la prima asta a cui ho assistito in vita mia. Che esperienza incredibile!", così ha commentato Ariane Cornell, Direttore delle vendite astronautiche e orbitali di Blue Origin

Il 20 luglio prossimo Jeff Bezos e suo fratello Mark inaugureranno la conquista privata dello spazio.

New Shepard, la navicella con la quale viaggeranno, è progettata per 3 persone. E per scegliere l’occupante del terzo posto a sedere, Blue Origin – l’azienda spaziale privata fondata da Bezos – ha deciso di aprire un’asta.

“La ragione per cui abbiamo deciso di aprire un’asta pubblica è stata proprio di avere partecipanti da tutto il mondo”, dice Ariane Cornell, Direttore delle vendite astronautiche e orbitali di Blue Origin, durante la presentazione dell’asta.

Il prezzo di base era di 4,8 milioni di dollari ed era determinato sulla base di più di 7 mila richieste pervenute dal 5 maggio sul sito internet di Blue Origin.

L’asta si è chiusa con un’offerta da 28 milioni di dollari. Il nome del vincitore sarà reso noto nelle prossime settimane. È questo il prezzo del primo biglietto spaziale.

Fino ad oggi, soltanto 569 persone hanno avuto l’opportunità di superare la Karman line, una linea immaginaria posta ad un’altezza di 100 km (330.000 ft) sopra il livello del mare che segna convenzionalmente il confine tra l’atmosfera terrestre e lo spazio esterno.

Jeff Bezos (flickr)

Una recente indagine del Marist Institute, condotta su un campione di 1,809 americani maggiorenni, ha rivelato che soltanto il 45% degli intervistati sarebbe interessato a volare nello spazio se ne avesse l’opportunità una volta nella vita. Ma la percentuale dei favorevoli aumenta al 65% tra gli appartenenti alla generazione Z e ai millenials (18-39 anni).

Insomma, se per il momento andare nello spazio è una cosa per ricchi, il futuro del turismo spaziale è destinato ad essere un business florido.

Chissà se le imprese spaziali dell’uomo più ricco del mondo lo aiuteranno a offuscare lo scandalo dei suoi rapporti col fisco. Un recente scoop della testata americana Pro Publica ha infatti rivelato come Bezos – così come altri multimiliardari americani – abbiano aggirato l’imposta sul reddito, attraverso “strategie di evasione fiscale fuori dalla portata della gente comune”. Magari la sua speranza è quella di trovare un mondo esentasse.

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