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Peggiora il COVID-19 negli USA: passi indietro per mascherine e riaperture

La Casa Bianca conferma la chiusura con Canada e Messico fino al 21 agosto. Dopo l'incontro Biden-Merkel, spinge per riaperture con l'UE l'On. La Marca

Dei commensali a New York City indossano mascherine dentro ad un ristorante. (Foto: Terry W. Sanders)

A due mesi dalla riapertura dei locali a cittadini vaccinati privi di mascherina, gli Stati Uniti iniziano a fare passi indietro in questo senso dopo un netto aumento dei contagi. Il 13 maggio di quest’anno, il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) aveva posto fine alla raccomandazione di mantenere l’obbligo di mascherina all’interno per tutti.

Sebbene già prima di allora diversi stati avessero rimosso il divieto, da quel momento in poi le regole sono diventate meno severe anche in stati come California e New York, di stampo democratico e fortemente colpiti dalla pandemia. Con l’arrivo e la rapida diffusione delle varianti Delta e Lambda (o variante peruviana), alcune contee iniziano a ripristinare le regole precedenti alla dichiarazione del CDC.

La prima contea a rinstaurare l’obbligo di mascherina all’interno è stata quella di Los Angeles, seguita dalle raccomandazioni in questo senso della Bay Area. Ad oggi, anche stati come Arkansas e Missouri, considerati hotspot del virus in queste settimane, stanno parlando di un officiale rinserimento di varie regole di sicurezza.

Allo stesso tempo, anche a Washington le varianti pongono fine ad un temporaneo senso di normalità. Negli edifici governativi, infatti, si sta rialzando la guardia, e senatori, rappresentanti, membri del governo e dei loro staff stanno ricominciando ad utilizzare mascherine protettive, che siano o meno vaccinati. Le regole, per ora, rimangono invariate al Campidoglio: solo i membri del pubblico hanno l’obbligo di indossarne una in tutte le occasioni.

Il rialzo della guardia accade poco dopo l’annuncio ufficiale che la variante Delta, più contagiosa della versione originale del virus, rappresenta ormai l’83% di tutti i casi di coronavirus nel paese secondo il CDC. Anche la variante Lambda, identificata per la prima volta in Perù il dicembre scorso, si sta diffondendo velocemente in vari paesi del Sud America e del mondo, sebbene sia nettamente meno contagiosa di quella Delta.

Questa settimana, per la prima volta, è stata verificata la presenza della versione Lambda del virus negli Stati Uniti, quando questa è stata trovata in alcuni pazienti texani.

Le grandi insicurezze e preoccupazioni relative alla pandemia negli Stati Uniti, sia per l’aumento dei casi che per la diffusione di nuovi rami del virus, sembrano aver influenzato il Presidente Biden e il Dipartimento di Sicurezza Nazionale a mantenere la chiusura dei confini. Ieri, è stato infatti confermato il blocco per i cittadini canadesi e messicani che desiderano entrare negli Stati Uniti fino, almeno, al 21 agosto.

La brutta notizia per lavoratori e turisti stranieri arriva a una settima esatta dall’incontro tra Joe Biden e la cancelliera tedesca Angela Merkel, in cui il Presidente aveva assicurato il pubblico europeo che una risposta definitiva fosse vicina, dopo mesi di stallo. Aspettiamo quindi una dichiarazione a riguardo da parte dell’amministrazione Biden nei prossimi giorni, sebbene le uscite di oggi su Canada e Messico non siano incoraggianti.

L’onorevole Francesca La Marca spinge per la possibile riapertura agli Europei degli Stati Uniti. (Foto/FLM)

L’Onorevole Francesca La Marca, deputata italo-canadese al Parlamento di Roma eletta per la Ripartizione Nord e Centro America, ha commentato la necessità di superare le restrizioni pochi giorni dopo l’incontro tra Biden e Merkel.

“Sarebbe allo studio un’ipotesi di valutazione del rischio di viaggio non più basata su criteri geografici, ma individuali, quali vaccinazione, test Covid, o certificato di guarigione,” ha riferito La Marca. “Restiamo in attesa di misure risolutive della situazione di seria difficoltà nella quale si trovano molti nostri connazionali”.

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