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La Corte Suprema mette fine alla moratoria per gli sfratti: a rischio 3.6 milioni di famiglie

Secondo la più alta corte USA la sospensione degli affitti, annunciata a inizio agosto, non è di competenza del CDC. Biden deluso dalla decisione dei giudici

Corte Suprema di Giustizia, USA (wikimedia)

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stroncato la nuova sospensione degli sfratti, decisa dal Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie e annunciata dall’amministrazione Biden qualche settimana fa. 

Un gruppo di proprietari di casa e gruppi commerciali nel campo immobiliare ha portato il caso di fronte ai nove giudici della Corte Suprema, sostenendo che la sospensione stia costando loro $19 miliardi al mese. La moratoria, inoltre, avrebbe dovuto dare tempo alle autorità di distribuire assistenza e fondi d’emergenza per gli affitti, che molte famiglie non hanno ancora ricevuto. 

La Corte Suprema, che grazie alla precedente amministrazione Trump comprende una maggioranza di giudici conservatori, ha accettato la richiesta dei proprietari, dichiarando che il potere di istituire una sospensione degli sfratti non sia di competenza del CDC ma del Congresso federale. 

La decisione del CDC è stata una risposta alle molte proteste dei cittadini americani, delusi dal fatto che il Presidente Biden avesse deciso di non rinnovare la moratoria precedente, terminata il 31 luglio. Biden, infatti, sosteneva che una nuova sospensione degli sfratti sarebbe stata fermata dalla Corte Suprema.

Il divieto a sfrattare i molti cittadini americani che, per via della pandemia, non sono stati in grado di pagare gli affitti nei mesi passati è entrato in vigore con l’amministrazione Trump già a settembre 2020, per poi essere confermata varie volte nei mesi passati. Già a giugno era stata portata di fronte alla Corte Suprema, dove era stata confermata con 5 voti a favore e 4 contro. All’epoca il quinto voto cruciale era stato fornito dal giudice eletto da Donald Trump Brett Kavanaugh, sebbene già considerasse la decisione fuori dalla portata del CDC. Nel voto di giovedì, invece, i tre giudici più progressisti della corte sono stati gli unici a votare a favore della moratoria. 

The Roberts Court, April 23, 2021. Seated from left to right: Justices Samuel A. Alito, Jr. and Clarence Thomas, Chief Justice John G. Roberts, Jr., and Justices Stephen G. Breyer and Sonia Sotomayor. Standing from left to right: Justices Brett M. Kavanaugh, Elena Kagan, Neil M. Gorsuch, and Amy Coney Barrett (Photo by Fred Schilling, Collection of the Supreme Court of the United States)

Tra questi, il giudice Stephen Breyer si è detto profondamente contrario alla decisione della corte, specialmente in un periodo in cui i contagi per Covid-19 continuano a salire in molte regioni degli Stati Uniti.

“È nell’interesse del pubblico di rispettare il giudizio del CDC al momento, quando il 90% delle contee sta vivendo una velocità di trasmissione del virus elevata,” ha scritto Breyer.

La Casa Bianca si è detta delusa dalla scelta della Corte Suprema e ha richiesto che gli stati, i governi locali e i proprietari di casa si adoperino per aiutare gli 11 milioni di famiglie che sono indietro nel pagare gli affitti per via della crisi economica e sanitaria. Secondo i dati raccolti, 3.6 milioni di famiglie potrebbero rischiare lo sfratto nei prossimi mesi.

Molti politici e membri del congresso hanno lottato duramente nei mesi passati per supportare la decisione del CDC. Tra questi, la deputata democratica Cori Bush ha vissuto diversi sfratti in passato e ha preso particolarmente a cuore la faccenda, dormendo di fronte al Campidoglio per più di una notte nelle settimane passate come simbolo di protesta. 

“Questa sera la Corte Suprema ha fallito nel proteggere 11 milioni di famiglie nel nostro paese, che rischiano sfratti violenti nel mezzo di una pandemia mortale,” ha detto Bush. “Sappiamo bene su chi ricadrà questa decisione disastrosa: sulle comunità di colore e, precisamente, sulle donne nere.”

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