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Prima rappresaglia USA per Kabul, drone uccide la mente dell’Isis

L'attacco è stato sferrato nella provincia di Nangarhar. Biden aveva promesso di vendicare i Marines uccisi nella strage all'aeroporto. Ora allerta nuovi attentati

Un drone Raven B Digital Data Link durante una dimostrazione nel sud-ovest asiatico, il 24 gennaio 2018. (Air Force foto di Staff Sgt. Joshua Kleinholz; Defense.gov)

Joe Biden ha mantenuto la sua promessa di vendetta. All’aeroporto di Kabul, un drone USA ha ucciso nell’est dell’Afghanistan la “mente” dell’Isis-Khorasan, il gruppo che ha rivendicato l’attacco kamikaze di giovedì allo scalo. “Il bombardamento è avvenuto nella provincia di Nangarhar e le indicazioni sono che l’obiettivo è stato ucciso”, ha riferito il capitano Bill Urban, portavoce del Comando centrale americano.

I morti della strage, quasi 200 afghani e 13 Marines americani sono stati vendicati: “Non perdoneremo, non dimenticheremo, vi daremo la caccia e ve la faremo pagare“, aveva avvertito il presidente.

Dopo l’autorizzazione del capo della Casa Bianca, il raid è stato ordinato dal segretario alla Difesa, Lloyd Austin. Il drone MQ-9 Reaper, partito da un altro Paese, ha colpito il veicolo su cui viaggiava il bersaglio insieme a un altro terrorista, in una zona isolata in modo da non coinvolgere civili. I nomi degli obiettivi non sono però stati forniti.

Il raid è stato sferrato in una fase molto delicata, a pochi giorni dalla scadenza del 31 agosto per il completamente del ritiro americano e in piena allerta per il rischio di nuovi attentati contro l’aeroporto di Kabul, da cui si sta ultimando il ponte aereo per salvare gli afghani in maggiore pericolo.

Fonti del Pentagono hanno riferito che l’esponente dell’Isis-Khorasan ucciso, avrebbe inoltre pianificato “futuri attacchi” in Afghanistan.

I prossimi saranno i giorni più pericolosi. Il presidente americano e la sua vice Kamala Harris sono stati messi in guardia sulla probabilità di un nuovo attentato. E Biden, anche comandante in capo delle forze armate, ha già autorizzato i vertici militari a fare tutto il necessario per proteggere le sue truppe. (AGI)

 

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