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Gli Stati Uniti sono violenti: nel 2020 il più alto aumento di omicidi in 60 anni

L'FBI ha pubblicato il rapporto annuale sul crimine, dal quale emergono dati che non lasciano spazio a dubbi. Afroamericani i più coinvolti

"Ucciso", dedicato a George Floyd, New York - di Terry W. Sanders

Negli Stati Uniti non si muore solo di Covid. Non lo dicono i negazionisti, né tantomeno i No-Vax, ma l’FBI nel suo rapporto annuale sul crimine. Stando ai numeri, il 2020 è stato l’anno in cui si è registrato il più significativo incremento di omicidi da quando si è cominciato a registrarne il numero a livello nazionale nel 1960: +29%.

Il precedente record risale al 1968, un’epoca lontana in un anno cruciale nelle lotte per i diritti civili. Allora fu +12,7%, nonostante le lotte contro la società dei consumi, la guerra in Vietnam e l’appoggio alle battaglie della comunità afroamericana per il miglioramento delle loro condizioni di vita e lavoro.

Nel 2020, invece, a sconvolgere il mondo è stata una malattia. Arrivata dall’oriente, gli Usa l’hanno accolta sotto la guida di Donald Trump, che l’ha subito definita “Chinavirus” alimentando un sentimento d’odio verso la comunità asiatica che più volte abbiamo documentato. Ci sono stati poi vari stress pandemici, il peggioramento delle condizioni economiche per una classe media investita dal dilagare del Covid-19 e un aumento della sfiducia nei confronti delle forze dell’ordine dopo l’omicidio di George Floyd. Infine, tante armi in più per le strade. Circa il 77% degli omicidi segnalati nel 2020 sono stati commessi con un’arma da fuoco: la quota più alta mai segnalata.

Settembre 2020, New York: con l’avvicinarsi delle elezioni, le strade diventano più tese e la Trump Tower diventa un accampamento armato senza più accesso pubblico (Foto di Terry W. Sanders)

Gran parte di questa violenza ha avuto un impatto significativo sulle comunità afro e negli Stati tradizionalmente più poveri, esacerbando le disparità già evidenti e noti in ogni modello storico. Di tutte le vittime contate durante l’anno, i neri americani sono stati quasi 7 su 10.

Tra le grandi città, sono in particolare Los Angeles, Atlanta, Detroit e Filadelfia a essere alla testa di questa triste classifica da romanzo nero. Secondo Patrick Sharkey, professore di sociologia e affari pubblici a Princeton, 75 dei 100 centri urbani più grandi del paese hanno visto un aumento delle sparatorie mortali nel primo trimestre del 2020.

Un po’ di dati: New York ha avuto 1.824 vittime di sparatorie rispetto alle 896 del 2019 e un aumento del 39% degli omicidi. A Chicago, sono rimasti ferite o uccise 3.237 persone tra i colpi delle sparatorie, con un rialzo di oltre il 50% rispetto alle 2.120 segnalate nei dodici mesi precedenti. A Minneapolis, città in cui Floyd è stato ucciso, il dato più sconcertante: nella casella degli omicidi c’è scritto +77%.

Minneapolis – Migliaia di persone marciano il giorno prima dell’inizio della selezione della giuria nel processo per omicidio di Derek Chauvin. L’ex agente di polizia di Minneapolis è accusato dell’omicidio di George Floyd il 25 maggio 2020 – Flickr, Chad Davis

“Penso che il modo migliore per descrivere ciò che è successo in termini di crimine violento – spiega Thomas Abt, Direttore della Commissione Nazionale Covid-19 e Giustizia Penale – sia una sorta di tempesta perfetta”. Un cigno nero, dunque, una serie di eventi catastrofici e di grande impatto, difficili da prevedere e molto rari, che esulano da ciò che normalmente ci si attende in campo storico, scientifico, finanziario.

Qualche giorno fa, parlando al Palazzo di Vetro dell’Onu, Joe Biden ha detto di voler mettere le basi per creare un’era di pace. Anche gli Stati Uniti ne hanno bisogno.

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