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Negli Stati Uniti inizia la somministrazione della terza dose di Pfizer agli over 65

Via libera della Food and Drug Administration. Potrà essere somministrata a partire dal sesto mese dal secondo richiamo anche a chi lavora a contatto con il virus

"Science Will", per le strade di New York durante la pandemia, New York, 2021 - foto di Terry W. Sanders

Gli Stati Uniti hanno autorizzato la terza dose del vaccino Pfizer per le persone di età superiore ai 65 anni o per gli adulti ad alto rischio di malattie gravi, nonché per coloro che svolgono lavori ad alta esposizione al virus.

Con il via libera della Food and Drug Administration sono decine di milioni gli americani che hanno diritto alla terza dose, che può essere somministrata a partire dal sesto mese dal secondo richiamo.

“La decisione di oggi – ha spiegato Janet Woodcock, capo ad interim della Food and Drug Administration – dimostra che la scienza e i dati attualmente disponibili continuano a guidare il processo decisionale della Fda per i vaccini Covid-19 durante questa pandemia”. La decisione della Fda era nell’aria, ed è arrivata dopo che un gruppo di esperti indipendenti – convocati la scorsa settimana dall’agenzia statunitense – ha approvato la proposta di vaccinare solo gli over 65. Lo stesso gruppo, tuttavia, ha rifiutato la proposta iniziale, presentata da Pfizer e sostenuta dall’amministrazione del presidente Joe Biden, di somministrare la terza dose a tutti i maggiori di 16 anni.

Il gruppo di esperti ha però concluso che il rapporto rischi/benefici differiva per i giovani, in particolare i maschi a rischio miocardite. I booster per Pfizer sono attualmente all’esame di un gruppo separato di esperti convocato dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), che potrebbe però raccomandare ulteriori specifiche sui destinatari. Ad esempio, se l’obesità rende una persona “ad alto rischio Covid”, si andrebbe a coinvolgere più del 42% della popolazione statunitense. Il CDC potrebbe anche dover decidere su quali luoghi di lavoro potrebbero portare a “frequenti esposizioni professionali” al virus.

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