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Mentre Biden annuncia la strategia anti varianti covid, il Congresso deve scuotersi

Il presidente alle prese con la pandemia annuncia nuove misure, intanto a Capitol Hill solo 24 ore ai democratici per evitare lo stop alle attività governative

Il presidente Joe Biden alle prese con la minaccia della nuova variante del coronavirus punta sulla scienza e sull’applicazione immediata delle sue misure “non al caos e alla confusione”. Lo ha detto dalla Casa Bianca reiterando l’importanza dei vaccini, e di tutte le misure per evitare i contagi.

Con un Congresso a lui ostile più interessato a fargli fare una brutta figura che non cercare di risollevare le sorti del Paese flagellato dalla pandemia che ha causato quasi 800 mila decessi, enormi danni all’economia, al lavoro, al sistema scolastico e alla società, Biden è confrontato da una assurda politicizzazione delle misure per combattere la guerra al coronavirus. Una lotta portata avanti dagli irriducibili trumpiani alla quale si associano compiacenti politici con la speranza di ottenere la “benedizione” dell’ex presidente alle prossime elezioni. Paradossalmente il tasso di mortalità per il coronavirus è del 50% più alto del resto del Paese in quegli Stati che combattono i suggerimenti della Casa Bianca.

Ma il presidente prosegue per la strada e annuncia la nuova strategia per combattere la variante del coronavirus spingendo su vaccini, test gratuiti inviati nelle proprie abitazioni e puntando sull’uso delle mascherine.

Al Congresso i democratici hanno annunciato che presenteranno venerdì mattina un disegno di legge di finanziamento a breve termine per impedire l’arresto delle attività governative prima della scadenza di venerdì sera. La presidente della commissione per gli stanziamenti della Camera, Rosa DeLauro, democratica del Connecticut, ha annunciato che i Democratici hanno deciso di andare avanti con una risoluzione che permetterebbe di superare il tetto di spesa del bilancio federale e manterrebbe i finanziamenti al governo fino al 18 febbraio. La congresswoman ha anche affermato che questo accordo consentirà ai legislatori di elaborare un accordo a più lungo termine che entrerà in vigore il prossimo anno. La Casa Bianca ha sollecitato il “passaggio rapido” di questa misura provvisoria. Alcuni repubblicani però, sia alla Camera che al Senato, hanno affermato invece di volerne ritardare l’approvazione perché sono contrari alle disposizioni della Casa Bianca sull’obbligatorietà del vaccino contro il Covid-19 per gli operatori sanitari (medici, infermieri, autisti di ambulanze e tutto il personale che lavora nelle strutture ospedaliere).

Il gruppo repubblicano conservatore “House Freedom Caucus” ha esortato il leader della minoranza al Senato Mitch McConnell a rallentare il processo al Senato. Il caucus conservatore sta essenzialmente minacciando l’inoperatività dell’amministrazione pubblica per respingere l’obbligo sui vaccini del presidente Joe Biden, che peraltro sono già stati bloccati da un tribunale federale. Due senatori repubblicani, Mike Lee dello Utah e Roger Marshall del Kansas, vogliono ritardare il disegno di legge sulla spesa del governo se nel disegno di legge non verranno esplicitamente esclusi i finanziamenti per far rispettare l’obbligatorietà dei vaccini per gli operatori sanitari. Un po’ teatro dell’assurdo in cui la realtà è secondaria e gli attori recitano senza una logica consequenziale con smentite su cose appena dette.

Così come è successo con Mark Meadow, l’ex capo di gabinetto di Donald Trump, che nel suo libro in uscita The Chief’s Chief, anticipato dal Guardian, definisce il tentativo insurrezionale del 6 gennaio, in cui hanno perso la vita 5 persone, come una dimostrazione di “un gruppuscolo di fanatici”. Poi sempre nello stesso libro scrive che l’ex presidente aveva contratto il coronavirus prima del dibattito con Biden, mettendo a rischio la vita del candidato democratico. Dopo che la notizia è stata data Donald Trump ha negato la circostanza e Mark Meadow, durante una intervista in tv, ha detto che si trattava di una fake news, smentendo quello che lui stesso ha scritto.

Meadows, ultimo in ordine di tempo dei quattro capi dello staff che si sono succeduti alla Casa Bianca durante la presidenza di Trump, ha annunciato nei giorni scorsi che intende collaborare con la Commissione d’inchiesta della Camera. Era lui il fautore della teoria dell’Italygate, il presunto complotto ordito da un hacker in carcere in Italia che, secondo lui, sarebbe riuscito a manipolare le macchinette elettorali negli Stati in cui Trump ha perso.

Testimonierà anche Jeffrey Clark, l’ex funzionario del Dipartimento della Giustizia, “stratega” della teoria per annullare il risultato della vittoria di Biden alle presidenziali. Ieri sera la Commissione d’inchiesta ha votato, all’unanimità, per deferirlo alla magistratura ordinaria per oltraggio al Congresso.  Oggi i suoi avvocati hanno detto che Clark si presenterà e invocherà, come è suo diritto, il Quinto Emendamento della Costituzione, quello che permette ad un indagato a non dire cose che possano portare alla sua incriminazione. Se comparirà, anche se non risponderà alle domande, verrà meno l’incriminazione per oltraggio.

In Georgia l’attivista democratica Stacey Abrams ha lanciato per la seconda volta la sua campagna elettorale per diventare governatore dello Stato. Tre anni fa venne sconfitta dall’attuale governatore dello stato, Brian Kemp, in una tornata elettorale piena di recriminazioni e segnata dalle accuse di soppressione degli elettori. Il governatore repubblicano ha recentemente citato in giudizio il governo federale nella speranza di bloccare il mandato istituito dal presidente Biden che richiede a tutti i datori di lavoro con 100 o più dipendenti di vaccinare e testare regolarmente i propri dipendenti.

Infine l’ex avvocato di Donald Trump, Sidney Powell sarebbe al centro di una nuova indagine federale per la raccolta di fondi fatta da “Defending the Republic”, organizzazione fondata dall’ex avvocato di Trump. Gli inquirenti indagano per sapere se fossero davvero dedicati a “Defending the Republic” all’indomani delle elezioni del 2020. Secondo il Washington Post a settembre l’ufficio del procuratore federale per il Distretto di Columbia ha convocato un gran giurì per esaminare comunicazioni e documenti finanziari relativi ai gruppi di raccolta fondi creato dalla Powell. L’inchiesta è stata associata a quella criminale relativa alle false denunce di frode elettorale all’esame dal procuratore federale Molly Gaston, lo stesso che conduce le indagini sull’attacco al Campidoglio del 6 gennaio, ed è alle prese con deferimento da parte della Camera dei Rappresentanti di Steve Bannon accusato di disprezzo alla commissione d’inchiesta della Camera. L’inchiesta punta per capire se le richieste di donazioni fatte dalla Powell siano poi state effettivamente usate per le spese legali. Il 10 novembre, ad esempio, l’avvocatessa è andata al programma Lou Dobbs Tonight di Fox Business dove ha spacciato il suo sito web, defendingtherepublic.org, come un luogo in cui i sostenitori di Trump potevano aiutare a finanziare gli sforzi per ribaltare le elezioni. “Dobbiamo raccogliere oltre $ 500.000 nelle prossime ventiquattro ore affinché queste cause possano essere presentate. Dovranno essere raccolti altri milioni per garantire la vittoria”, si legge nel sito pubblicato dal Washington Post.

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