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Rilasciati 12 missionari USA rapiti da una gang a Haiti lo scorso ottobre

La notizia confermata da ONG e media haitiani, nelle scorse settimane ne erano stati rilasciati già cinque. Giallo sul riscatto

Gli agenti di polizia haitiani collaborano con gli agenti dell'FBI dopo aver condotto indagini nella residenza in cui è stato assassinato l'ex presidente haitiano Jovenel Moise, a Port-au-Prince, Haiti, 15 luglio 2021 - EPA/Orlando Barría

Sarebbero finalmente liberi gli ultimi 12 missionari nordamericani rimasti ostaggio per due mesi di una gang armata haitiana. A confermarlo sono media locali e fonti istituzionali del Paese centroamericano. I predicatori sarebbero stati avvistati alle prime luci dell’alba di giovedì nel quartiere di Morne à Cabrit, a poca distanza dalla capitale Port-au-Prince.

Ad avvisare le forze dell’ordine sarebbero stati alcuni abitanti del posto pochi minuti dopo la liberazione (avvenuta intorno alle 5 del mattino secondo la versione di un agente di sicurezza haitiano). Non è ancora chiaro, tuttavia, quali siano le loro condizioni di salute o se siano riusciti a identificare i rapitori.

La liberazione della dozzina è l’ultimo capitolo di un ritrovamento “a tappe” dei diciassette missionari, sedici dei quali con cittadinanza statunitense oltre a un canadese. Lo scorso 16 ottobre il gruppo di religiosi, di ritorno da una visita a un orfanotrofio, aveva subito un assalto armato nei pressi del comune di Croix-des-Bouquets, periferia est della capitale. A rivendicare il blitz furono i membri della gang 400 Mawozo, che a poche ore di distanza dal rapimento comunicarono al Governo haitiano il prezzo del riscatto: 1 milione di dollari per ciascuno.

Non è chiaro se il prezzo costituisse un punto di partenza contrattuale, e se effettivamente ci sia stata una contrattazione tra Governo haitiano, Washington, Ottawa e la gang (magari con la mediazione vaticana). Fatto sta che lo scorso 21 ottobre sono stati liberati i primi due ostaggi, e dopo di loro altri tre appena un paio di settimane dopo. Per concludere con il ritrovamento del sostanzioso gruppo dei quindici, giovedì mattina.

Finora non è trapelato nessun commento ufficiale da parte dell’ambasciata statunitense ad Haiti. Gioia è stata invece espressa da Christian Aid Ministries, la ONG di Berlin, Ohio, per cui lavoravano i diciassette. “Rendiamo grazie a Dio per aver esaudito le nostre preghiere“, si legge in un comunicato, che conclude: “Speriamo di fornire maggiori informazioni appena saremo in grado di farlo.”

Haiti è nel bel mezzo di una crisi sociale e di sicurezza. La situazione è degenerata a livelli drammatici dopo l’assassinio, lo scorso luglio, del presidente Jovenel Moïse, che ha di fatto consegnato le chiavi di Port-au-Prince a gangs spesso in competizione tra loro. “Un popolo dimenticato dal mondo” lo ha definito mons. Vincenzo Paglia, che si trovava nella capitale proprio nel giorno del rapimento.

Analogamente a quanto succede in alcune regioni africane, uno dei business più profittevoli per i criminali haitiani è divenuto proprio quello dei rapimenti di stranieri, consapevoli che diversi Governi sono pronti a pagare lauti riscatti per i loro concittadini. Tuttavia, non è ancora chiaro se la dinamica si sia ripetuta anche con i diciassette.

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