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Russia, tribunale ordina la chiusura della ONG per i diritti umani “Memorial”

Una corte moscovita dispone la cessazione della storica associazione che fa luce sui crimini sovietici e gli abusi del Cremlino. Per gli inquirenti sono filo-terroristi

Manifestanti e giornalisti all'uscita del tribunale dopo la sentenza di condanna (da Twitter @MemorialMoscow)

A distanza di poche ore, rispettivamente la Corte Suprema russa e un tribunale di Mosca hanno ordinato alla ONG Memorial International e al suo ramo specializzato in diritti umani di interrompere le proprie attività. L’ultimo dei due provvedimenti è stato sottoscritto mercoledì dal giudice Michail Kazakov, al termine di una seduta alla quale hanno partecipato anche rappresentanti diplomatici di Stati Uniti, Germania, Spagna, Estonia, Lituania, Finlandia, Svezia e Danimarca. Dopo la lettura del dispositivo, alcuni presenti hanno urlato “Vergogna!”.

Secondo la tesi degli inquirenti, l’ONG sarebbe stata destinataria di numerose multe per non aver pubblicizzato a sufficienza la sua qualifica di “agente straniero”. Secondo una controversa legge approvata nel 2012, infatti, tutte le organizzazioni senza scopo di lucro che ricevono donazioni da Stati esteri e compiono “attività politiche” sono obbligate a registrarsi come agenti stranieri, di fatto equivalente a marchiarli come entità anti-russe.

Tra le altre accuse c’è anche quella di aver “giustificato” terrorismo ed estremismo – conseguenza dell’appoggio che Memorial ha fornito ai Testimoni di Geova (considerati da Mosca un’organizzazione estremistica) e a prigionieri musulmani che, secondo la ONG, non hanno altra colpa se non quello di professare l’Islam.

La corte non ha finora rivelato i motivi della decisione, e i legali della ONG hanno ora 30 giorni di tempo per fare appello. Un lasso di tempo in cui, a detta dell’avvocato Il’ja Novikov, l’ONG continuerà ad operare regolarmente.

Fondato nel 1989 durante il segretariato di Gorbačëv, lo scopo originario di Memorial era quello di sfruttare la glasnost’ per fare luce sulle nefandezze compiute dal regime sovietico. Nel corso degli anni, affianco all’attività di ricerca e divulgazione sul passato sovietico, gli studiosi di Memorial hanno preso a interessarsi anche al presente, difendendo ad esempio l’attivista anti-Putin Aleksej Naval’nyj.

Profondo sdegno è stato espresso dalla direttrice del dipartimento diritti umani di Memorial, Anna Dobrovol’skaja: “Certamente il nostro lavoro era diventato troppo imbarazzante e ha dato fastidio a qualcuno“, ha detto ai giornalisti riuniti fuori dal palazzo di giustizia. Condanna anche da parte dell’ufficio ONU per i diritti umani di Ginevra e del segretario di Stato USA Antony Blinken, che ha parlato di “affronto” ai diritti umani. La Corte Europea per i diritti umani ha intanto chiesto alla Russia di sospendere l’esecuzione della sentenza.

La scorsa settimana le autorità russe hanno deciso di bloccare anche il sito web di informazione giuridica OVD-Info, che forniva supporto legale a detenuti e attivisti, finito anch’esso da tempo nella lista degli “agenti stranieri”.

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