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Boccia alla NYU indica la direzione italiana per lo sviluppo con l’Europa

Alla Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University la lecture del Presidente di Confindustria intitolata "A New Italian Narrative"

di Chiara Carovani
“L’importante- ha commentato Vincenzo Boccia citando Goethe- non è andare d’accordo, ma andare nella stessa direzione”. E perché tutto questo avvenga è fondamentale passare dalle parole ai fatti per evitare che il paese “muoia di conflitto”

La Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University giovedì sera ha ospitato il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, per ascoltare la testimonianza di un imprenditore che ha guidato un’azienda, Arti Grafiche Boccia, attraverso i cambiamenti socio-economici degli ultimi 60 anni. Un’impresa Salernitana che rappresenta il potenziale del sud Italia; apparentemente legata a un’epoca finita, quella della carta stampata, che è stata capace di guardare nei decenni al futuro per modificare il suo continuo presente.

Una lecture quella di Boccia, prima introdotto da Letizia Airos di I-Italy, che ha toccato riflessioni sullo stato di salute delle imprese italiane, dell’importanza di fornire gli strumenti per riscattarsi al Meridione, cosa significhi innovare e qual è il ruolo giocato dal nostro Governo e dall’Europa.

La storia delle Arti Grafiche Boccia è narrata tra le pagine di Storia di uno scugnizzo, biografia del padre Orazio Boccia. Orfano e in completa autonomia, il padre ha fondato nel 1961 a Salerno un’azienda che è stata pioniera nel settore concorrendo alla crescita italiana e in particolare del Mezzogiorno. Il figlio, Vincenzo Boccia, Ad dell’azienda, è cresciuto nei capannoni affianco al padre e dal 2016 è Presidente di Confindustria. È stato definito “una persona in un mondo di personaggi” ed è secondo lui ciò che serve all’Italia “più concretezza e meno parole”. Una situazione paese, che secondo la sua fotografia, non è negativa come percepita o descritta dai media, ma che soffre l’assenza di una visione innovativa trasversale, difficoltà per la tassazione e l’assenza di una dotazione infrastrutture adeguata ad agevolarne il cambiamento. Un’idea di sviluppo che non prescinda dal contesto e che consideri tutti gli elementi che compongono il Paese.

“Ciò che è necessario è allargare lo sguardo per una visione più organica e non serrata di Italia, ma anzi elemento cardine tra Europa e Mediterraneo. Una pianificazione a lungo termine che abbia al centro l’idea di un’economia fatta di persone”. Il semplice concetto di crescita non deve essere un fine, ma solo una precondizione. “L’importante- ha commentato Boccia citando Goethe- non è andare d’accordo, ma andare nella stessa direzione”.

E perché tutto questo avvenga è fondamentale passare dalle parole ai fatti per evitare che il paese “muoia di conflitto”, e abbia chiaro che la differenza tra aziende che hanno superato la crisi e quello che la stanno ancora soffrendo e che “innovare non significa solo digitalizzazione o ricerca e sviluppo, ma può essere un nuovo contratto con i sindacati, nuovi investimenti o semplicemente un nuovo edificio”. L’innovazione è una visione a lungo termine inclusiva e dinamica. “Cittadini europei di nazionalità italiana” questo è il sentimento con cui è necessario avere per costruire una nuova economia, con un Europa organica che accolga e dia spazio ai singoli Stati per “mantenere la propria identità aprendosi al mondo”.

Per quanto riguarda l’operato del governo, ritiene limitata una riforma delle pensioni senza un piano per l’inclusione giovanile e sul reddito di cittadinanza spera abbia la conseguenza di facilitare la ricerca di lavoro.

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