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Joe Biden e la ricostruzione dei rapporti economici degli USA col mondo

Dall'Unione Europea, al Medio Oriente fino alla Cina, i nodi da sciogliere per la nuova amministrazione per capire dove cancellerà o seguirà le orme di Trump

Joe Biden, presidente USA (Illustrazione di Antonella Martino)

Diciamocela con estrema sincerità passata la festa ora per Biden inizia una difficile ricostruzione ed un complicato recupero. La ricostruzione per sistemare diverse cose relative all’ultimo quadriennio e, allo stesso tempo, il recupero di immagine e della leadership mondiale. Ha iniziato col piede giusto firmando subito i 17 provvedimenti più urgenti ora, però, si comincerà a valutare la sua visione internazionale ed interna.

Alcuni dei problemi che si troverà di fronte riguardano il rapporto con l’incompiuta Unione Europea. All’unione fu chiesto un aumento delle spese per la sicurezza militare già con Obama e rinnovata da Trump senza ottenere risposta alcuna. Le sicurezza è un bene reciproco ma, giustamente, non può gravare quasi tutta e per sempre sulle tasche dei contribuenti americani. Il modo con cui risponderà all’accordo commerciale stipulato fra UE e Cina sarà la cartina di tornasole con cui misurare il grado di affidabilità dell’Europa a trazione tedesca, trazione che condiziona da tempo il vecchio continente e che da molto tempo al Dipartimento di Stato e alla Cia non convince. Non potrà dimenticare e cercare una soluzione ai molti passi in avanti fatti attraverso scatti unilaterali da parte di diverse cancellerie europee con Trump, come ad esempio dell’accordo sulla via della seta firmato anche dall’Italia. Non potrà dimenticare di difendere le grandi industrie manifatturiere americane che hanno subito i duri colpi loro assestati dalla Germania e dalla Cina.

Senza dimenticare l’imbuto petrolifero dello stretto di Hormuz e l’arricchimento dell’uranio da parte degli Ayatollah dell’Iran.

La Siria, il Libano, l’Irak, la Giordania e la Palestina ovvero l’intero Medio Oriente col rapporto fortemente consolidato con Israele col riconoscimento di Gerusalemme come capitale. 

Dovrà aprire il dossier che l’antico alleato di Taiwan gli ha proposto da tempo sulla costruzione delle isole artificiali di Pechino nel Mar Cinese meridionale con cui si stanno modificando i confini geografici naturali con l’ipotesi molto probabile di avamposti militari nel sud est asiatico.

Che tipo di politica instaurare con la vecchia super potenza della Russia di Putin è un ulteriore ostacolo alla ricostruzione della leadership mondiale degli Stati Uniti in quanto, piaccia o meno, con Putin ci sono problemi politici ed economici. Si pensi all’Ucraina, alla Crimea, ai gasdotti e alle mortali sanzioni all’import export fra Russia ed Europa.

A tutto questo non può assolutamente dimenticare i gravissimi problemi economici di natura interna agli States: in primis il problema della Rust Belt, la regione, compresa tra i monti Appalachi settentrionali e i Grandi Laghi e si riferisce a fenomeni come il declino economico, lo spopolamento e il decadimento urbano dovuti alla contrazione del settore industriale, un tempo molto attivo. Più precisamente questa area comprende la  parte occidentale dello Stato di New York e si estende attraverso la Pennsylvania, la Virginia Occidentale, l’Ohio, l’Indiana e la Penisola Inferiore del Michigan, terminando nell’Illinois settentrionale, nell’Iowa orientale e nel Wisconsin sudorientale. Una vasta zona che è stata il cuore industriale dell’America un po’ ed in scala ridotta come è stato il triangolo industriale italiano fra Genova, Torino e Milano nel dopo guerra.   

Senza dimenticare i problemi economici sempre più pressanti che hanno coinvolto il Midwest e che Trump ha saputo coltivare, per non parlare degli Stati del sud che economicamente e culturalmente non hanno mai recuperato il gap con quelli del nord.

Tanti cari auguri Joe!   

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