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Rapporto Oxfam: dopo la pandemia i ricchi ancora più ricchi e i poveri sempre più poveri

Per la direttrice di Oxfam internazionale, Gabriela Bucher, la crescita del divario tra ricchi e poveri “non è inevitabile, ma dipende dalle scelte politiche dei governi”

Bambini fuori dalla tenda in cui vivono da mesi, nei pressi di Homs, Siria (Foto Unicef/Abdulazis Aldrobi)

Anche l’Italia la resilienza tra persone ricche e persone meno abbienti è diversa. Qui, il 5% più ricco della popolazione possiede quanto il 90% più povero e  una persona su quattro è a rischio povertà (oltre 5 milioni, tra i quali molti minori, vivono in povertà assoluta).

Oggi si parla spesso di “resilienza”. Secondo l’enciclopedia Treccani, resilienza, in economia, è la capacità di tutelarsi e resistere a eventi imprevisti. E la pandemia è tra questi.

Non tutti hanno reagito allo stesso modo alla crisi economica e sociale globale seguita alla diffusione del COVID-19. A confermarlo sono due recenti rapporti pubblicati da Oxfam.

Il primo, dal titolo emblematico “Il virus della disuguaglianza”, si basa sulle analisi di 295 economisti in 79 paesi diversi. Presentato in occasione del Forum di Davos dimostra che le varie fasce sociali hanno avuto una “resilienza” diversa alla pandemia. alle 1.000 persone più ricche del pianeta sono stati sufficienti nove mesi per recuperare le perdite subite a causa del Covid-19. Dall’altro lato, per i più poveri, non basteranno 10 anni per riprendersi

La conseguenza è un peggiorare del divario tra ricchi e poveri a livello planetario: per la prima volta negli ultimi cento anni, si registra un aumento della disuguaglianza economica in quasi tutti i paesi del mondo contemporaneamente. L’87% degli intervistati si aspetta “un aumento” o “un significativo aumento” della disuguaglianza di reddito nel proprio Paese, a causa della pandemia. In generale, cresceranno le disuguaglianze economiche, sociali, razziali e di genere preesistenti.

Secondo Oxfam, le fortune dei miliardari non solo sono tornate ai livelli pre pandemia, ma hanno addirittura raggiunto record storici: dall’inizio della crisi, la ricchezza dei 10 uomini più ricchi è aumentata di 540 miliardi di dollari (una somma sufficiente a pagare il vaccino per tutti gli abitanti del pianeta). A Dicembre, il patrimonio dei miliardari (in dollari) ha raggiunto 11.950 miliardi di dollari una cifra paragonabile alle risorse stanziate da tutti i Paesi del G20 per rispondere agli effetti della pandemia. Emblematico, per Oxfam, il caso del proprietario di Amazon: “Tra marzo e dicembre 2020, mentre la pandemia innescava la più grave crisi occupazionale degli ultimi 90 anni, lasciando centinaia di milioni di persone disoccupate o sottooccupate, il valore netto del patrimonio di Jeff Bezos è aumentato di 78,2 miliardi di dollari”.

Diversa la situazione per le fasce più deboli della popolazione e per i paesi poveri: per loro, la ripresa sarà una strada in salita come conferma la Banca Mondiale che prevede che, entro il 2030, aumento considerevole delle persone in povertà.

Madre e figlio in un Bazar a Cox, Bangladesh. Circa di un milione di Rohingya stanno vivendo nel più grande campo di rifugiati nel mondo nel pieno della pandemia di covid-19. Photo: ( Foto Fabeha Monir/Oxfam)

A eviscerare il divario tra ricchi troppo ricchi e poveri troppo poveri un altro rapporto di Oxfam, “Shelter from the Storm”, realizzato in collaborazione con Development Pathways. Lo studio ha analizzato i programmi governativi di 126 paesi a basso e medio reddito per sostenere economicamente le fasce più deboli della popolazione per far fronte a problemi come la disabilità, la disoccupazione, ma anche i sussidi per bambini e gli anziani

Secondo i ricercatori, la spesa per far fronte alla ricaduta della pandemia ammonta alla stratosferica cifra di 11,7 triliardi di dollari (11,7 milioni di miliardi di miliardi!). Ma, di questi, solo 42 miliardi (meno dello 0,4%) sono andati ai 59 paesi a basso reddito. Per contro ai 36 paesi più ricchi sono andati 9,8 triliardi (l’83% del totale). Anche la spesa per persona è diversa: oltre 690 dollari per persona nei paesi ricchi a fronte di una spesa tra i 4 e i 28 dollari nei paesi poveri.

Secondo la direttrice di Oxfam internazionale, Gabriela Bucher, la crescita del divario tra ricchi e poveri “non è inevitabile, ma dipende dalle scelte politiche dei governi”. Tra le proposte, quella di “una tassa temporanea sugli extra-profitti maturati da 32 multinazionali che durante la pandemia avrebbe generato 104 miliardi di dollari nel 2020, un ammontare di risorse equivalente a quello necessario per garantire indennità di disoccupazione a tutti i lavoratori e supporto finanziario per bambini e anziani in tutti i paesi a basso e medio reddito”. “Il coronavirus ha unito i paesi nella paura ma li ha divisi nella risposta” ha aggiunto la Bucher.

Anche l’Italia la resilienza tra persone ricche e persone meno abbienti è diversa. Qui, il 5% più ricco della popolazione possiede quanto il 90% più povero e  una persona su quattro è a rischio povertà (oltre 5 milioni, tra i quali molti minori, vivono in povertà assoluta).

Mentre la fine della pandemia appare ancora lontana, i ricchi del pianeta sono già usciti dal tunnel della crisi economica. Al contrario, le fasce più deboli della popolazione mondiale non vede vie d’uscita.

Un’altra accezioni della parola resilienza, in campo economico, è attribuita a Serge Latouche, economista e filosofo francese, padre della decrescita felice, secondo il quale in momenti di crisi globale (come quello attuale), è necessario cambiare i concetti di sostenibilità e consumismo e cominciare a pensare ad un mondo più “resiliente”. Ammesso che i ricchi lascino che ciò avvenga.

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