Cerca

EconomiaEconomia

Commenti: Vai ai commenti

Mala burocrazia, il primo scoglio di Mario Draghi per rimettere in moto l’economia

Innanzitutto ammodernare la pubblica amministrazione: inefficente, inadeguata, con un’eccessiva regolamentazione e quasi priva di sistema di controlli interni

Una manifestazione di protesta a Torino delle parrucchiere contro la burocrazia (Foto pxhere.com)

L’apparato burocratico, in generale, è un mondo a dir poco inquietante... In ogni passaggio da un ufficio all’altro c’è sempre qualcosa che il cittadino non avrebbe compiuto con il risultato che, moltiplicando all’infinito i passaggi, l’azione può diventare quasi intimidatoria, ricattatoria e, a volte, addirittura estorsiva

Per poter funzionare prima e per rilanciare poi l’economia italiana dopo venti anni di crescita bassissima con aumenti decimali e con i 209 miliardi di aiuti della UE occorrono alcune precondizioni vitali, ovvero delle riforme strutturali per ammodernare tutto: una pubblica amministrazione efficiente, una giustizia efficace ed un fisco molto semplice. In questo primo articolo si esaminerà la pubblica amministrazione.

Partiamo dal medio dipendente pubblico italiano che si pone, il più delle volte, come un ostacolo al cittadino piuttosto che come facilitatore. È raramente disponibile ed invece di usare la logica ed il buon senso usa il “burocratese” ovvero un linguaggio di norme, commi e codicilli vari. Raramente si mette al servizio del pubblico ma, spesso, si trincera dietro una barriera di richieste che sono la ripetizione continua di cose che la pubblica amministrazione già conosce.

Una recente esperienza personale mi è capitata poche settimane fa: alla fine del 2019 avevo effettuato il cambio di residenza tornando alle porte di Roma. Alla fine del 2020, su mia sollecitazione, l’ufficio Tributi mi invia l’importo da pagare per la Tari, cosa che faccio. Pochi giorni dopo mi accorgo che l’importo da me pagato era quasi il doppio di quanto avevano pagato, per case uguali, i miei vicini. A quel punto telefono all’ufficio competente più volte in vari giorni ma il telefono squilla a vuoto. Allora mi decido a scrivere via mail al sindaco, al vicesindaco e al dirigente a ciò preposto. La risposta mi arriva dall’efficace vicesindaco che sollecita gli uffici competenti. Si muove poco e, dopo aver contattato telefonicamente il Segretario comunale, tramite questa via riesco ad avere finalmente una risposta generica. L’errore sta nel fatto che hanno calcolato che nella mia casa siamo in due mentre sono solo. Allego con un’altra mail la copia della variazione di residenza fatta un anno prima dove appare chiaro che sono solo. Ho dedotto che l’ufficio anagrafe non ha trasmesso la cosa oppure che l’ufficio tributi erroneamente non ne ha tenuto conto ed io non ho ancora avuto alcun rimborso di quanto pagato in più.

Cosa tutt’altro diversa dal “civil servant” anglosassone ovvero colui che pone la sua competenza professionale e il suo senso civico al servizio della collettività, all’interno di strutture pubbliche o all’esterno di esse. Passando a cose più importanti recentemente la Confartigianato, col proprio centro studi, ha calcolato che in Italia per completare l’iter di un appalto pubblico si impiegano mediamente 815 giorni e, sottolineo, mediamente. Con queste prestazioni siamo crollati al 26° posto in Europa dopo la Grecia.

Per comprendere lo stato dell’arte in cui siamo riporto il passo di un mio libro “I furbetti della Penisola del 2016 in cui descrivevo la situazione nell’italica burocrazia citando la negativa esperienza di una grande azienda farmaceutica che, per poter avviare la propria attività con un investimento previsto di svariate decine di milioni di euro, ha tentato di percorrere il seguente calvario burocratico per farsi autorizzare: primo passaggio i Vigili del fuoco; poi l’ENAV; dall’ENAC; dal Consorzio ASI (Sviluppo industriale); dal Comune; dall’ufficio Urbanistica; dalla Provincia; dalla ASL; dall’ARPA;  dal servizio Ambiente del Comune; dall’ISPRA (Istituto per la Ricerca Ambientale); dall’AIA (autorizzazioni integrate ambientali) quest’ultima ha avuto bisogno a sua volta: dell’OK dallo SUAP (Sportello Unico Attività Produttive); della ASL di nuovo; ancora dai Vigili del Fuoco; di nuovo dalla Provincia; del parere VIA (Valutazione impatto ambientale); dell’ARPA sui limiti di scarico; lo SUAP e, solo a questo punto, concede il permesso a costruire; e, alla fine, l’AIA che dà il permesso per metterlo in funzione. Tempo richiesto 18 mesi.

Il Presidente incaricato Mario Draghi nel corso delle dichiarazioni al termine del colloquio con il Presidente Sergio Mattarella (Quirinale.it)

Ma chi sopravvivrebbe a questa estenuante e torturante maratona dovendo, oltretutto, investire fior di quattrini? Nessuno! E, difatti, di questo come di tanti altri tentativi di investimenti non se n’è fatto più nulla, se ne sono andati in Slovenia, Svizzera o dov’altro non ci fosse questo folle iter.

Per non parlare dei nostri pochi colossi nazionali di livello internazionale che incappano anch’essi nella labirintica follia amministrativa in cui si è avvolto questo strano Paese.

Da quanto esposto non si può non convenire che l’apparato burocratico, in generale, racchiuda un mondo a sé inesplorato ed inestricabile dove si sono annidati e ramificati un’opacità, a dir poco inquietante. Senza sottovalutare l’onnipresente ramificazione della complessità delle norme e delle direttive che, spesso, sfociano in una vera e propria contorsione procedurale. Il risultato finale che si ottiene è quello di una infinita moltiplicazione di dispute che, per lo più, giacciono presso i vari tribunali e, in moltissimi altri casi, in un’infinità di sentenze, ordinanze e sospensive che, spesso, sono discordanti fra loro tra il primo, il secondo ed il terzo grado. In ogni passaggio da un ufficio all’altro c’è sempre qualcosa che il cittadino non avrebbe compiuto con il risultato che, moltiplicando all’infinito i passaggi, l’azione può diventare quasi intimidatoria, ricattatoria e, a volte, addirittura estorsiva.

Tutta la pubblica amministrazione ha, notoriamente ed in generale, bassi livelli di efficacia ed efficienza, un’abnorme inflazione normativa, un inadeguato profilo professionale degli addetti, un’eccessiva regolamentazione interna, per non parlare del quasi nullo sistema dei controlli interni e, per finire, una totale ed imponderabile mancanza di attribuzione delle responsabilità. Come più volte aveva evidenziato nei suoi articoli Piero Ostellino, siamo di fronte ad un totale dispotismo amministrativo che ha generato: una discrezionalità impenetrabile; un arcipelago infinito di norme; dei regolamenti inumani; delle misure stravaganti; molte sanzioni assurde; la retroattività nell’applicazione di nuove norme; l’inversione dell’onere della prova; le distorsioni sistemiche; le persecuzioni senza senso; i ricorsi al tar su tutto e certi strani arbitrati. Da questo inestricabile ginepraio della pubblica amministrazione che dovrebbe essere l’ossatura portante per affiancare ed aiutare la crescita economica ed industriale del Paese è il primo scoglio di fronte al quale si troverà Mario Draghi.

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter