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New York in cerca di soldi a Wall Street che minaccia di andarsene

Se la nuova tassa sul trading proposta dal governatore Cuomo e i funzionari venisse approvata, la Borsa potrebbe trovare più conveniente lasciare lo Stato

The Stock Exchange, Wall Stress, New York (Foto di Terry W. Sanders)

Il governatore Andrew Cuomo e funzionari dello Stato di New York stanno discutendo l’imposizione di una nuova tassa su Wall Street, che aumenterebbe le entrate fiscali della città, ma a scapito della NYSE. Mercoledì, una coalizione che rappresenta alcuni dei mercati economici più potenti del mondo ha scritto una lettera al governatore, sottolineando la sua opposizione alla creazione di nuove tasse sulla negoziazione di azioni alla Borsa.

Gothamist riporta che il gruppo ha dichiarato: “Mentre alcuni vedono questa come una tassa sull’industria dei titoli, in realtà è una tassa sulle famiglie che lavorano e risparmiano… sui fondi pensione, così come sui molti investimenti di individui, fondazioni e donazioni”. E così, è stato lanciato l’avvertimento: l’imposizione di una qualsiasi forma di tassa sul mercato azionario “potrebbe indurre le società finanziarie a spostare le loro operazioni di back-office e i relativi lavori al di fuori di New York”. 

Mentre il Congresso continua a discutere le dimensioni e la portata di un pacchetto federale di soccorso per favorire la ripresa dell’economia, lo stato deve affrontare un deficit di bilancio di 15 miliardi di dollari e molte scelte difficili. Una delle proposte di bilancio di Cuomo include imposte sui redditi dei newyorkesi più ricchi, un’idea che aveva da tempo respinto. New York City ha perso centinaia di migliaia di posti di lavoro durante la pandemia e per una piena rinascita potrebbero volerci degli anni.

In risposta, i legislatori statali hanno preparato un serie di nuove fatture fiscali destinate ai ricchi, tra cui una tassa miliardaria e una tassa sui trasferimenti di azioni. New York ha tassato le negoziazioni di azioni ad iniziare dal 1905, addebitando una percentuale del valore delle azioni a chiunque avvii il commercio per gli scambi che si verificano nello Stato, con un massimo di $350 al giorno.

New York (Photo by Terry W. Sanders)

Ma nel 1981, lo stato ha smesso di riscuotere le tasse e ha restituito tutto il denaro accumulato: l’anno scorso è ammontato a più di 4 miliardi di dollari. “La dura verità è che New York ha bisogno dell’industria dei titoli più di quanto l’industria dei titoli abbia bisogno di New York. La città non può permettersi una tassa che la spinga fuori città” scrisse il comitato editoriale del New York Times nell’83, quando gli sforzi per rilanciare le tasse furono discusse.

Una recente proposta al Senato statale, abbasserebbe lo sconto del 100% sull’attuale tassa sul trasferimento di azioni al 60%. Un’altra proposta dell’Assemblea eliminerebbe completamente lo sconto e aumenterebbe la portata della tassa per includere qualsiasi partito che lavora o vive nello stato di New York.

Nello specifico, aumenterebbe la così detta tassa di soggiorno di New York (NYC1), che afferma che se un dipendente vive a New York, qualunque sia il suo lavoro, il suo datore deve trattenere l’imposta di soggiorno a New York. Sarebbe, quindi, un’ulteriore tassa per Wall Street. 

All’inizio di questa settimana, la senatrice dello stato eletta a Brooklyn Julia Salazar ha ampliato ulteriormente i margini e ha introdotto una “tassa di Wall Street”. L’imposta catturerebbe lo 0,5% del valore delle negoziazioni di azioni, lo 0,1% delle negoziazioni di obbligazioni e lo 0,005% delle operazioni su derivati. La proposta è simile ad una tassa federale lanciata dal senatore del Vermont Bernie Sanders e la legislazione di Salazar afferma che aumenterebbe le entrate tra i 12 e i 29 miliardi di dollari all’anno.

Una delle principali ragioni a favore di una tassa statale sul trasferimento di azioni – che in effetti raccoglierebbe miliardi di dollari – potrebbe anche essere usata a suo disfavore. La legislazione fiscale di Wall Street creerebbe un “test di residenza” per vedere se lo scambio, o il broker, o la parte stessa, risiede a New York. La maggior parte delle negoziazioni alla Borsa di New York attualmente avviene su server di computer nel New Jersey, e gli stessi agenti di borsa potrebbero trovare più competitivo lasciare lo Stato. (Quando il New Jersey ha minacciato di tassare i server del NYSE a settembre, il mercato ha risposto trasferendo gli scambi a Chicago).

Insomma, la proposta di questa nuova tassa è un’arma a doppio taglio: farebbe sì aumentare le entrate per la città, ma rischia al contempo di diventare un onere troppo pesante, fiscalmente parlando, per Wall Street, che potrebbe trasferirsi in zone in cui le tassazioni sono più basse. Bisogna aspettare e vedere, quindi, se la proposta di legge sarà approvata, e stare a vedere cosa deciderà Wall Street.

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