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Italia, la crescita sempre annunciata, ma che non arriva mai

Bassa produttività, deficit infrastrutturale, eccessiva tassazione: nessun governo ci ha davvero messo mano. La fiducia è tutta in Mario Draghi

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Crescita. Ho ripreso alcune frasi dei discorsi sulla richiesta di fiducia alle Camere degli ultimi sei presidenti del Consiglio (dal 2008 ad oggi) perché mi ha colpito un accento costante, forte e chiaro nei loro programmi: la crescita.

Silvio Berlusconi 13 maggio 2008 “il problema principale del nostro Paese è di ricominciare a crescere (…) La crescita non è solo un parametro economico, è un metro di misura del progresso civile di una nazione.

Mario Monti 17 novembre 2011: Ciò che occorre fare per ricominciare a crescere è noto da tempo.

Enrico Letta 29 aprile 2013 Senza crescita e coesione l’Italia è perduta. Il Paese, invece, può farcela. Ma per farcela deve ripartire.

Matteo Renzi 24 febbraio 2014 Dal 2008 al 2013, mentre qualcuno si divertiva, il PIL di questo Paese ha perso 9 punti percentuali (…) questo numero impone un cambio radicale delle politiche economiche.

Paolo Gentiloni 13 dicembre 2016 “È nostra intenzione accompagnare e rafforzare la ripresa economica che finalmente e gradualmente, a nostro avviso molto lentamente, si sta manifestando anche nel nostro Paese “

Giuseppe Conte (I) 5 giugno 2018 C’è di nuovo che il debito pubblico lo vogliamo ridurre, ma vogliamo farlo con la crescita della nostra ricchezza, non con le misure di austerità che, negli ultimi anni, hanno contribuito a farlo lievitare

Giuseppe Conte (II) 10 settembre 2019. Gli obiettivi posti a fondamento della formazione di governo mira a far rinascere il paese nel segno di sviluppo, innovazione, equità sociale (…) da troppi anni l’Italia fatica a esprimere il potenziale di sviluppo, cresce a ritmi molto inferiori rispetto a quelli che potrebbero garantire sviluppo armonico e sostenibile.

Crescita, crescita, crescita. Cosa è successo nell’ultimo ventennio se tutti i governi l’hanno messa al centro della loro azione? L’Italia è cresciuta meno dell’Europa e, dal 2001, non è mai cresciuta più dell’1,5% annuo (anche escludendo i “crolli” del 2009 e 2020).

È un po’ come da una parte annunciare che voglio andare a fare la Maratona di New York, ma da vent’anni mi alleno poco e non supero a corsa i 2 km di fila.

Dall’inizio del 2000 fino ad oggi la ricchezza italiana è cresciuta in media dello 0,2% annuo. Bassa produttività, deficit infrastrutturale, eccessiva tassazione sono le cause segnalate da tutti, a livello politico ed istituzionale. Nessun governo, però, ci ha veramente messo mano. Mancanza di tempo (visto che un governo dura in media un anno)? Incapacità? Paura di perdere il consenso con misure impopolari? Mancanza di previsione? Ancora il 24 marzo 2020 quando la pandemia era già conclamata e l’Italia era in lockdown, l’allora Ministro dell’Economia Gualtieri affermava – lanciandosi con sicurezza – in una previsione che anche allora sembrò azzardata: “l’impatto del coronavirus sull’economia italiana sarà indicato a pieno nel Documento di economia e finanza di prossima definizione. Al momento, senza fornire cifre, il governo prevede per il 2020 una contrazione del PIL ‘di qualche punto percentuale’”.  Il PIL alla fine del 2020 è calato dell’8,8%.

Con il rapporto debito/PIL al 160% per farlo tornare ad un più sostenibile 130% (che è comunque il doppio di quanto prevedono i trattati UE) ci sono due modi: o si abbatte pesantemente il debito – cosa difficilissima e soprattutto lenta – o si aumenta il PIL, che significa “crescita”… si proprio quella crescita che non abbiamo mai avuto nell’ultimo ventennio almeno. E per fare ciò la vera sfida sono i problemi strutturali (burocrazia, ritardo infrastrutturale, iper-regolamentazione e “iper-legificazione”, giustizia civile lenta ed inefficiente), e di ciò ne sono consci tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi quindici anni, ma vuoi per debolezza della politica, vuoi per non perdere consenso, per incapacità e anche per mancanza di risorse, non sono mai stati affrontati di petto.

Prima del discorso di Mario Draghi alle Camere per chiedere la fiducia, cosa che presumibilmente avverrà la prossima settimana, Christine Lagarde, neo-presidente della Banca Centrale Europea ha affermato parlando dell’Italia e di Mario Draghi: “Ho fiducia in lui, rilancerà la crescita”. La crescita. Come si fa – soprattutto con i problemi strutturali a cui accennavo – ancora non è dato a sapersi, ma speriamo che – anche con l’aiuto dell’Unione europea e del Recovery Fund abbia ragione Christine Lagarde perché, talvolta, sembra di assistere alla rappresentazione teatrale di Aspettando Godot di Samuel Beckett, dell’attesa inutile, di un gesto salvifico che potrebbe non arrivare mai. Godot, nell’opera di Beckett, non è dato sapere se esistesse o meno, mentre la crescita – si ne siamo sicuri – esiste.

 

 

 

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