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Movimento 5 Stelle, quanto ci sei costato e quanto ancora ci costerai?

Spese bizzarre ed inutili hanno aumentato il debito di oltre 252 miliardi di euro in un biennio; ma Di Maio gridava trionfante: "abbiamo abolito la povertà"

Luigi Di Maio festeggia da un balcone con i supporter dei Cinquestelle il reddito di cittadinanza (Immagine da youtube)

Quanto ci sei costato e quanto ancora ci costerai Movimento 5 Stelle. Prima di affrontare un po’ le fondamenta storico filosofiche che riguardano un qualsiasi movimento politico preferirei calarci nella cocente filosofia dei numeri. Come ho già evidenziato nelle 3 grandi riforme che Draghi dovrà affrontare ovvero “giustizia, amministrazione ed il fisco” che sono le chiavi economiche di ogni sistema, esse sono le precondizioni per un rilancio.

La cattiva giustizia con processi che durano 30 anni e dei magistrati che non rispondono a nessuno di quello che fanno è l’antitesi della crescita economica. Infatti, lo Stato italiano, ad esempio, ha accertato evasione fiscale secondo Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle entrate, e sottolineo accertato, non quella teorica senza dati che ogni anno si presume per ben 987 miliardi di euro negli ultimi 20 anni. Una cifra “monstre” che dimostra l’inefficacia dei controlli a monte e il tappo della “giustizia fiscale” che non riesce a recuperare a valle.

L’Italia nel 2019 registrava un PIL pari a 1.788 miliardi di euro e nel 2020 crollava a 1.647 miliardi con una perdita secca di 141 miliardi di euro. Nel 2019 registrava un debito pubblico pari a 2.409 miliardi di euro e nel 2020 ben 2.569 miliardi con un aumento di 160 miliardi di euro di maggiori uscite. Una cifra complessiva che supera i 301 miliardi di euro che non possono essere addebitati ai governi precedenti come è sempre stato fatto dal 1994 in avanti scaricando responsabilità proprie ad altri. Nel 2018, anno di inizio del governo coi 5 stelle, il PIL era pari a 1.757 miliardi ed il suo debito pari a 2.317 miliardi quindi, in un biennio di governo, il debito è aumentato di oltre 252 miliardi di euro. Giustamente ci si domanda: come è stato possibile? La risposta è che sono state varate una serie di spese bizzarre oltre che inutili e fra queste una serie di mance (bonus) a settori della società che hanno affossato i conti e non risolto per niente i problemi dei beneficiari come il bonus monopattino, bonus biciclette, bici a pedalata assistita, segway, hoverbord e monoruota, bonus baby-sitting, bonus colf e badanti, Reddito di emergenza, bonus facciate, bonus mobili, bonus verde, bonus caldaia, bonus idrico, bonus acqua potabile, bonus luce e gas, bonus affitto, bonus affitto studenti, bonus bebè, bonus figli universitari, Bonus nido, bonus nascita, bonus mamma, bonus mamme single, bonus matrimonio, bonus animali domestici, bonus vacanze, bonus pagamenti elettronici, bonus auto, bonus Tv, bonus occhiali, bonus smartphone, bonus libri, bonus docenti, bonus edicole, bonus pubblicità, bonus chef, bonus elettrodomestici ecc. ecc. Se ad essi sommiamo i soldi per i banchi con le rotelle e l’aumento dei prepensionamenti come, ad esempio, opzione donna, quota 100, benefici per lavoratori precoci, lavoratori esposti all’amianto, esodati ed accordi aziendali come la Telecom, con contratti di espansione, l’APE sociale, Rendita integrativa temporanea anticipata (cd. RITA), isopensione, lavoratori su turni, Contratti solidarietà espansivi (cd. staffetta generazionale), lavoratori su turni, Fondi di solidarietà e Cumulo gratuito si arriva a quel risultato; i dati sono stati presi dalla Camera dei deputati.

Tutto ciò al grido del Di Maio il 28 settembre 2018: “Abbiamo abolito la povertà!

L’esultanza di Luigi Di Maio, al termine del Consiglio dei Ministri che lo vide affacciarsi dal balcone di Palazzo Chigi con gli altri ministri del Movimento 5 Stelle, il vicepremier festeggiò con la folla di parlamentari pentastellati che, con bandiere e striscioni al seguito, da Montecitorio si era mossa verso il palazzo del governo. “Oggi abbiamo abolito la povertà“, sancì. “Noi siamo il cambiamento” intonarono entusiasti e galvanizzati in coro deputati e senatori.

Di fronte a queste parole che nessuno al mondo ha mai osato profferire preferisco tacere!

Come se ciò non bastasse in questi 33 mesi di loro permanenza al governo hanno visto, come se il già citato non bastasse, la quasi distruzione della più grande acciaieria d’Europa: l’Ilva di Taranto, altre centinaia di milioni buttati nell’Alitalia, il sostanziale blocco delle Autostrade d’Italia e più di 130 aziende in crisi senza riuscire a salvarne nessuna.

Ad imperitura memoria rimane l’abbraccio convinto coi gestori della magistratura da un trentennio in qua: le Procure con le quali sono arrivati a teorizzare l’apoteosi del giustizialismo: gli unici errori giudiziari sono le assoluzioni, affermando l’inesistenza dell’errore giudiziario. La loro dottrina: “Innocenti in carcere? No, colpevoli che l’hanno fatta franca”, per arrivare, ormai, all’inversione dell’onere della prova (colpevolezza) per cui non è più la procura a dimostrare la colpevolezza dell’imputato, bensì è l’imputato che deve dimostrare la sua innocenza. Ed anche qua entra in ballo l’economia dei conti, infatti molti fra gli imputati condannati in Italia ricorrono alla Corte di giustizia dell’Unione europea che assolve gli imputati e condanna a multe milionarie l’Italia.

Qui entra, brevemente, in ballo la filosofia politica che manca assolutamente in questo movimento che ha conquistato 1 italiano su 3 alle elezioni del 2018 urlando contro tutto e tutti e come programma annoverava fra le tante promesse: meno tasse, nuovo lavoro e nuovi lavori, taglio di 400 leggi, 17 miliardi per le famiglie con figli, banca pubblica per gli investimenti, riduzione del 40%  del debito sul PIL, aumento di finanziamenti per la sanità, Italia al 100% green e taglio di 50 miliardi dei costi della politica il tutto sigillato con atto notarile del 18 gennaio 2018.

Se manca una radicata filosofia politica è impossibile pensare di diventare una realtà nel mondo politico come ha fatto il Partito democratico americano (Democratic Party) nato con questo nome nel 1828 dai sostenitori di Andrew Jackson ricordato per essere stato il primo presidente membro del Partito Democratico e per aver reso più democratiche le strutture politiche e amministrative statunitensi, fin ad allora circoscritte a una ristretta élite di proprietari terrieri e intellettuali. Senza dimenticare il Partito repubblicano (Republican Party) fondato col nome moderno nel 1854 da ex esponenti dei Whig e del Suolo Libero. Sbarcando in Europa, precisamente in Gran Bretagna, nacque nel 1893 il Partito Laburista in quanto fu il primo Paese a vivere la rivoluzione industriale e quindi il primo a vedere la nascita di un movimento operaio sotto la guida di un ex minatore lo scozzese Keir Hardie. In italia, a Genova, l’anno prima nel 1892 nasceva il partito fratello cioè il Partito Socialista e nel 1919 il Partito Popolare di Don Sturzo. Tutti avevano radici ideali con una visione che spesso e volentieri superava i confini nazionali.

Vale qui ricordare il pensiero di Umberto Eco che pronunciò a Torino il 10 giugno 2015: “qualcuno ha detto che se ci fosse stato internet ai tempi di Hitler i campi di sterminio non sarebbero stati possibili perché la notizia si sarebbe diffusa viralmente ma, d’altro canto, fa sì che dà diritto di parola a legioni di imbecilli i quali, prima parlavano solo al bar, dopo due o tre bicchieri di rosso e, quindi, non danneggiavano la società… e adesso hanno lo stesso diritto di un premio Nobel e uno non sa se sta parlando un premio Nobel“.

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