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Le procure in Italia e i processi dai danni economici giganteschi

Sono una media di 996 l’anno i casi di errori giudiziari dal 1991 al 2019, con una spesa di ben 823.691.326 euro che pesa sulle spalle dei poveri contribuenti

I costi degli errori giudiziari in Italia (pxhere)

L’economia di un qualsiasi Paese è legata a doppio filo alla sua capacità di gestire la giustizia nel modo più equo ed imparziale possibile altrimenti le compagnie e la nazione che le ospita muoiono e, con esse, i lavoratori e l’intero sistema economico finanziario a loro legato.

I danni economici, ormai, sono enormi per non contare quelli di immagine che proiettano la foto in cui la rivista tedesca Der Spiegel pubblicò in copertina un piatto di pasta con sopra una pistola, correva l’anno 1977: spaghetti e mafia, l’iconografia di un’Italia formato esportazione. Sono anni che, spesso, partono con tanto di rulli di tamburo indagini su presunti reati milionari di grandi compagnie e l’intero caravanserraglio di giornali e Tv che condannano, in prima pagina, quello che è solo e semplicemente un avviso di garanzia per l’apertura di un’indagine.

Da diversi anni nessuna rivista ha tratto conclusioni così avventate e anche un po’ razziste come quella tedesca ma, al contrario, vi abbiamo provveduto da soli in maniera autoctona. Una serie di grandi processi conclusi con danni economici giganteschi di cui nessuno risponderà come quello che fu intentato agli ex ad di Finmeccanica e Agusta Westland, Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini, in relazione alla vicenda delle presunte tangenti per la fornitura di elicotteri all’India. I due ceo erano finiti sotto processo dalla procura di Milano per una presunta tangente al generale Sashi Tyagi, all’epoca capo di stato maggiore dell’aeronautica militare indiana per un contratto di 556 milioni di euro per 12 elicotteri.  Secondo l’accusa il reato sarebbe stato commesso fra il 2005 ed il 2008 per il quale l’ad Orsi era stato anche arrestato nel 2013 perché si sosteneva che la “filosofia aziendale” delle tangenti era un “fattore naturale” degli affari del gruppo. Solo nel 2019 la sentenza definitiva aveva fatto giustizia assolvendoli definitivamente, ma il risultato più grave e sconfortante è stato che l’India ha deciso di cancellare tutte le commesse militari con il gruppo Leonardo-Finmeccanica, come riflesso dell’inchiesta per corruzione sulla fornitura di elicotteri Agusta Westland da 556 milioni di euro e, come se non bastasse, New Delhi avrebbe cancellato il contratto da 300 milioni per i siluri Black Shark da fornire alla sua Marina dalla controllata di Leonardo-Finmeccanica, Wass ed inserendo il gruppo italiano nella black list delle aziende con cui il Governo indiano non farà affari nei prossimi anni. E per completare il quadro la quasi sicura esclusione di Whitehead Alenia Sistemi Subacquel (Wass – strumenti e mezzi navali), Alenia Aeromacchi (aerospazio), Selex Electronics Systems (Es – radar e comunicazioni), Oto Melara (armamenti). Anche i contratti con queste controllate finiranno male. Selex Es sta attualmente mettendo a punto il sistema radar Ran-40L Aesa sulla portaerei Ins Vikrant, mentre Oto Melara partecipa alla fabbricazione di cannoni navali da 76 millimetri insieme a Bharat Heavy Electricals. Secondo il quotidiano britannico The Times, New Delhi avrebbe deciso di affidare a Boeing la fornitura di 50 elicotteri d’attacco AH-64 Apache di seconda mano che saranno completamente rinnovati.

Roma, Procura Generale della Repubblica (wikimedia)

Senza dimenticare le assoluzioni di manager di alto profilo di Unicredit e di Barclays perché sospettati di aver evaso il fisco per circa 250 milioni, quella di J.P. Morgan, Ubs, Deutsche Bank e Depfa Bank anch’esse assolte dalle accuse di truffa aggravata ai danni del Comune di Milano; quella contro manager dell’agenzia di rating Standard & Poor’s rinviati a giudizio perché sospettati di aver manipolato il mercato finanziario; la stessa assoluzione per analoghi motivi all’agenzia di rating Fitch, anch’essa prosciolta. Si potrebbe continuare ma bastano questi esempi per capire che più di qualcosa non va e che, dopo il rilevante impatto avuto con tangentopoli, la procura di Milano abbia esteso i propri confini all’intero mondo terraqueo seguita ed imitata anche da altre procure. Qualcuno potrebbe temere una prossima dichiarazione di guerra agli Stati Uniti. Possibile? Forse sì!

Nel 1981 il pm Guariniello apre una scottante inchiesta riguardo alle tangenti sui farmaci nella Sanità, per competenza la fa trasferire a Roma ma viene archiviata tre anni dopo. Indaga nel 2008 sull’Aulin con due arresti nell’Aifa, il farmaco rimane comunque in commercio. Guariniello ed il suo ufficio hanno “prodotto” in 40 anni qualcosa come 30.000 processi ad una media, quindi di 750 all’anno.

C’è un processo tuttora in corso a Milano, di cui poco o per nulla si parla, che è partito 8 anni fa allorchè Paolo Scaroni, allora amministratore delegato dell’ENI, fu chiamato a rispondere, insieme al suo successore Claudio Descalzi, di corruzione internazionale insieme al colosso americano Schell. A dire della procura milanese per aver elargito una maxi tangente di oltre un miliardo di dollari e che vedrebbe coinvolto l’allora Ministro delle Finanze della Nigeria: Ngozi Okonjo Iweala. 

La particolarità del caso è dovuta al fatto che la signora Iweala è attualmente il direttore generale del WTO (World Trade Organization) ovvero l’organismo che regola e sorveglia il commercio nel mondo, ma la cosa ancor più particolare è che al  vertice dell’organismo l’ha voluta il Presidente Joe Biden in persona che l’ha giustamente collocata in quel posto chiave del commercio mondiale perché la signora è una dei migliori economisti al mondo ed ha avuto anni di esperienza alla Banca Mondiale.

A marzo ci dovrebbe essere la sentenza per cui, in caso di condanna, vorrà dire che Biden e tutto il l’apparato di intelligence statunitense non sapevano di aver appoggiato una siffatta “signora” nel caso contrario, di assoluzione, si andrebbe a rimpolpare ancor più il dossier di errori ed orrori e che, molto probabilmente, ci sarà da pagare fior di danni materiali e di immagine che ricadranno, bontà loro, sulle solite spalle dei contribuenti italiani.

Questi elencati e tanti altri hanno inferto colpi mortali alla credibilità dell’Italia nel mondo ma, cosa ancor più grave, danni diretti ed indotti di decine di miliardi di euro.

Per avere un’idea degli errori giudiziari in Italia bisogna sommare sia le vittime per una ingiusta detenzionecon quelle dei veri e propri errori giudiziari. Dal 1991 alla fine del 2019 i casi totali sono stati 28.893. Una media di 996 l’anno. Il tutto per una spesa totale sulle spalle dei poveri contribuenti italiani, tra indennizzi e risarcimenti, per ben 823.691.326 euro. Anche qui con una media di 28 milioni e 400 mila euro l’anno.

 

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