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Sull’evasione fiscale, l’Italia come spesso accade continua a giocare

Gli evasori sono ovunque, eppure continuano a figurare in maggioranza i piccolissimi soggetti che non hanno eserciti di avvocati e finanzieri a proteggerli

Evasione Fiscale (pixabay)

Gioca sulle cose serie come quella di pensare di combattere l’evasione fiscale riducendo drasticamente l’uso del contante. È la solita storia di indicare la luna e guardarsi il dito. L’evasione c’è ovunque nel mondo con potenti coperture di Stati sovrani. Si prenda ad esempio la lunga lista dei “paradisi fiscali” ufficiali e quelli che sono sempre paradisi fiscali ma non vengono denunciati e combattuti come ad esempio, in Europa, l’Olanda, il Lussemburgo, la Svizzera, Cipro, Gibilterra, Isola di Man ecc. ecc.

Invece di inseguire i mille euro contanti si potrebbe sapere cosa ne è stata della famosa Panama Papers coi circa mille nomi italiani? La solita grande indignazione urlata ma, in concreto, non se ne è saputo più niente. Umberto Eco, anni fa affermava che la verità è molto più difficile da dimostrare che la menzogna.

I Panama Papers sono importanti e mancano all’appello della lotta all’evasione, ma non bisogna soffermarsi solo sui volti noti dei personaggi coinvolti che, per quanto importanti, sono solo la superficie visibile del problema. Quando lo studio panamense di Mossack Fonseca, architrave dei Papers, dichiarò che aveva relazioni con 14.000 intermediari, fra istituti di credito e avvocati, ci si rende conto della vastità del problema altro che lotta al contante dei mille euro.

I FinCEN Files sono dei documenti trapelati dal Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN) del Tesoro degli Stati Uniti, che sono stati pubblicati da Buzz Feed News e dall’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) lo scorso 20 settembre 2020. In tale occasione l’ICU ha denunciato che sono non meno di 90 le banche con flussi di denaro non chiari e che arrivano a raggiungere gli oltre 2.000 miliardi di dollari, tra il 1999 e il 2017, in 170 Paesi nel mondo.

Immagine Alexas Fotos/ Pixbay

A livello più alto sono finite le più note banche americane ed europee che sono state accusate di spostare montagne di soldi di ignota provenienza. In testa si trova la Deutsche Bank con 1.300 miliardi di dollari tracciati, a ruota c’è JPMorgan Chase con 514 miliardi, poi Bank of America con 384 miliardi di dollari, la Standard Chartered con 166 miliardi, Bank of New York Mellon con 64 miliardi, Barclays con 21 miliardi, HBSC con 4,4miliardi di dollari.

Pur non trovandole ai primi posti anche banche italiane figurano nell’indagine, ma quello che lascia più sbalorditi è il continuo e costante richiamo ai piccolissimi soggetti che non hanno stuoli di avvocati e finanzieri che li possono proteggere nei mille cunicoli e cavilli di norme e scudi legali.

Per quanto concerne il cabotaggio nostrano si evitino queste scempiaggini per cui, se prelevi 3.000 euro dei tuoi soldi custoditi in banca, si apre un’indagine all’agenzia delle entrate oppure se desideri regalare a tuo figlio 10.000 euro con un bonifico dal tuo conto corrente devi andare a spiegare il perché al fisco.

In questa sede solo due piccoli suggerimenti se veramente si vuole combattere l’evasione in Italia, primo dare la possibilità di scaricare dal proprio reddito tutte le spese sostenute ed allora sì che ci sarebbero montagne di fatture; sarebbe il giusto incentivo del contribuente a farsi fatturare ogni cosa. Secondo suggerimento: controllare sul territorio delle località di mare e di montagna l’evasione fiscale di case in affitto in nero durante le stagioni estive ed invernali spingendo i “controllori” a scendere sul campo e non “controllando” da remoto.

 

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