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L’Europa di fronte a Gran Bretagna e Stati Uniti si è accorta di funzionare male

I vaccini hanno messo in luce i due grandi problemi che rallentano l'UE: la mancanza di una politica estera e l’elefante della burocrazia di Bruxelles

Angela Merkel e Joseph Biden alla Munich Security Conference, 2015 (Flickr, Hildenbrand / MSC)

Sembra strano ma è proprio così, l’Europa si è resa conto di avere due grossi problemi: la quasi totale mancanza di una politica estera e l’elefante della burocrazia di Bruxelles.

Per affrontare e forse fra qualche anno risolverli, ci sono solo due strade: indossare l’abito mentale del pragmatismo di cui gli anglosassoni sono i maestri e lasciar perdere buona parte del proprio politicamente corretto. Ci riusciranno? Staremo a vedere, per ora si deve prendere atto che la Merkel, piaccia o non piaccia per le sue doti ed il grande Paese che rappresenta, è uscita allo scoperto attraverso una precisa presa di posizione sul vaccino, ma che nascondeva, soprattutto, il Nord Stream 2.

L’Europa è in forte crisi sia per l’operazione di approvvigionamento che per l’inoculamento degli stessi, il caso Astrazeneca è davanti agli occhi di tutti. La casa anglo svedese, infatti, entro il secondo trimestre consegnerà al vecchio continente qualcosa come 170 milioni di dosi in meno rispetto a quanto previsto dai contratti.

Il vaccino Astrazeneca (facebook Citizen tv Kenya)

Dall’altra sponda dell’Atlantico si marcia trionfalisticamente ben al di sopra dei 110 milioni di vaccini inoculati. A questo punto, l’Europa e la Merkel in primis, si sarebbero aspettati dall’alleato americano un “gesto” di aiuto concreto che, purtroppo, non c’è stato. Joe Biden ha preferito aiutare il Canada e il super populista presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, al cui confronto i nostri 5 stelle sono dei dilettanti allo sbaraglio.

A questo proposito, ormai, si è ad un passo dalla completa rottura fra l’Unione e Boris Johnson, con l’Europa che si avvia a bloccare l’esportazione dei vaccini prodotti da AstraZeneca entro i propri confini continentali e destinati a Londra. In queste ore ci si gioca tutto e, in maniera paradossale, quello che non era accaduto con la Brexit si corre il rischio di vederlo attuato con i vaccini: una guerra commerciale fra Bruxelles e Londra.

Il primo ministro inglese Boris Johnson (wikimedia)

Inutile sottolineare che, se le telefonate previste per oggi tra il premier al 10 di Downing Street e Merkel, Draghi Macron non dovessero raggiungere lo scopo di sbloccare i vaccini per l’oltre Manica, è molto probabile che scoppi una conflitto economico.

Le guerre commerciali hanno un inizio, ma poi, gioco forza, si estendono e si espandono ad altri settori e questo sarebbe un danno mondiale per un blocco della ripresa economica globale.

“The U.S. Is Sitting on Tens of Millions of Vaccine Doses the World Needs” così titolava il New York Times e precisamente nello stabilimento di West Chester in Ohio e che “La nostra priorità rimane vaccinare la popolazione degli Stati Uniti”, ha dichiarato Jennifer Rene Psaki, meglio nota come Jen Psaki, attuale portavoce della Casa Bianca. Ma America First non era uscito?

10 marzo 2011: L’allora vice presidente Joe Biden con l’allora premier russo Vladimir Putin (Official White House Photo by David Lienemann).

Poiché in politica, quella vera, i tempi sono chiarificatori, l’uscita della Cancelliera tedesca è avvenuta, neanche a dirlo, quasi subito dopo l’attacco di Joe Biden al capo del Cremlino Vladimir Putin, definito un killer con un linguaggio non proprio diplomatico. Contestualmente ed in occasione del summit di Anchorage, in Alaska, con la Cina rappresentata da Wang Yi, ministro degli Esteri, gli Stati Uniti hanno elencato gli scenari che per loro sono assolutamente strategici, come quelli di Taiwan, del Tibet, dello Xinjiang e della stessa Hong Kong, e hanno accusato la Cina di minare alla stabilità globale basata sul diritto internazionale. A questo punto Blinken ha attaccato duro, affermando che gli USA sono più che pronti a difendere eventuali attacchi ai propri  partner asiatici aggrediti dalla Cina. Ma Wang Yi non le ha mandate a dire, tacciando a sua volta di ipocrisia gli Stati Uniti, perché anche loro hanno problemi con i diritti umani, come il rapporto ormai secolare con gli afro americani.

È evidente che Biden alzi la posta prima di presentarsi direttamente sul proscenio della politica internazionale, ma, al di là di parole di circostanza, non sembra che l’Europa sia in cima ai suoi pensieri e questo, a Berlino come a Parigi, lo si incomincia a notare. E, seguita anche dal filo americano Mario Draghi, che ha detto di poter acquistare lo Sputnik russo appena l’EMA lo approverà, la Merkel è andata giù dura e ha lasciato intendere molto chiaramente che la Germania non si piegherà ai diktat del nuovo arrivato alla Casa Bianca, in riferimento al quasi pronto gasdotto Nord Stream 2 che per l’inquilino di Washington non si deve fare, pena le sanzioni.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi il 25 febbraio durante una conversazione telefonica con il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. Al centro dei colloqui vi sono stati gli ultimi sviluppi in preparazione del Consiglio Europeo. (Foto PAlazzo Chigi)

Oggettivamente gli Stati Uniti dovrebbero, e Biden potrebbe essere l’uomo giusto per farlo, cercare di cambiare spalla al fucile e iniziare a considerare l’Europa e gli europei in modo diverso, anche perché la seconda guerra mondiale ed il muro di Berlino sono caduti da un pezzo: passare dal concetto di fedeltà a quello di lealtà con gli alleati occidentali.

Per quanto riguarda il secondo corno del problema, quello che concerne gli eurocrati della sempre più tortuosa e tormentata burocrazia europea, il problema sembra apparentemente solo interno, ma non lo è, per due motivi: il primo è che un’Europa sganciata dalle infinite regole e lacci sarebbe in grado di trainare anch’essa l’economia post Covid insieme a Stati Uniti e Cina. Il secondo, invece, potrebbe permettere ai nostri pachidermici eurocrati di frequentare nei Paesi anglosassoni corsi accelerati di civil servant, passando finalmente dalla forma alla sostanza delle cose.

 

 

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