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Build Back Better: l’analisi aggiornata dell’economia USA un anno dopo il Covid

Il webinar organizzato dall'Ambasciata d'Italia a Washington, la Banca d’Italia e Intesa Sanpaolo sulla formidabile performance dell'azienda Stati Uniti

“Gli Stati Uniti hanno dimostrato ancora una volta capacità di reazione a fenomeni estremi con una forza difficile effettivamente da uguagliare” ha osservato l’Ambasciatore Armando Varricchio

“Build Back Better – L’economia USA un anno dopo il Covid”. Questo il titolo del webinar che l’Ambasciata d’Italia a Washington ha organizzato in collaborazione con la Delegazione di New York della Banca d’Italia e Intesa Sanpaolo, e che lascia intendere la ferma volontà degli Stati Uniti di rilanciare la loro competitività, ricominciare a produrre ricchezza e tornare ad essere una grande potenza manifatturiera.

L’Ambasciatore Armando Varricchio

Ad aprire l’evento l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Armando Varricchio, che ha sottolineato opportunità e sfide legate alle condizioni e prospettive dell’economia statunitense nel post-pandemia.

Il 2020 ha proposto aspetti anche estremamente positivi. Grazie alla scienza abbiamo potuto avere in tempi rapidissimi lo sviluppo di vaccini che si stanno dimostrando particolarmente efficaci” e di primaria importanza è stata anche la rapidità dell’intervento delle autorità fiscali monetarie per attutire la crisi. Dall’inizio della crisi sanitaria il totale degli stimoli fiscali approvati dalle autorità americane ha superato i 5000 miliardi di dollari. E nuovi interventi strutturali accompagnati anche da una proposta di revisione della tassazione saranno a breve discussi in Congresso.

L’amministrazione Biden ha investito da subito il proprio capitale politico in provvedimenti particolarmente ampi e anche ricchi di ambizione” ha osservato Varricchio. L’attenzione al mercato domestico costituiscono la priorità assoluta di questa amministrazione che anche nella propria azione di politica estera mantiene un occhio vigile alla sua situazione interna.

Negli Stati Uniti, a giugno dello scorso anno, la Federal Reserve prevedeva per il 2021 un calo del PIL di oltre il 6%. Ma i dati effettivi hanno battuto in positivo le previsioni, infatti la contrazione si è fermata al 3,5%. “Il Fondo Monetario Internazionale stima per quest’anno una crescita del PIL americano del 6-4% – ha illustrato l’Ambasciatore. – Unica tra quelle avanzate, l’economia americana dovrebbe dunque superare i livelli pre-crisi già entro l’anno, e quindi con un anno di anticipo rispetto alle previsioni iniziali“.

Gli Stati Uniti hanno dimostrato ancora una volta capacità di reazione a fenomeni estremi con una forza difficile effettivamente da uguagliare”. Ed è proprio in questo quadro che le imprese italiane beneficiano di un vantaggio: il rapporto fiduciario privilegiato tra Italia e USA, testimoniato anche dalla recente visita a Washington del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nonché il primo esponente di un governo straniero a visitare gli USA. “Ho utilizzato non a caso l’aggettivo ‘fiduciario’ perché parlo a chi conosce i mercati: la valuta che in questo momento ha il maggiore successo e margini di crescita è la valuta che si chiama fiducia”, e che oggi costituisce un elemento essenziale nei rapporti internazionali.

Al webinar ha partecipato Carmine Porello, Delegato di New York della Banca d’Italia, che ha illustrato la ripartenza vigorosa dell’economia statunitense, trainata principalmente dalla domanda interna e in particolare dai consumi delle famiglie. E ha osservato come i trasporti aerei e la ristorazione, alcuni dei servizi maggiormente colpiti dalla pandemia, stiano ripartendo.

Nel mercato del lavoro, l’occupazione totale ha recuperato una quota considerevole della caduta registrata nel momento più grave della crisi nel primo semestre dell’anno, ma mancano ancora circa 8 milioni di occupati per raggiungere il picco pre-crisi. “Il ritardo è particolarmente accentuato tra le fasce meno scolarizzate della forza lavoro e le minoranze etniche” ha spiegato Porello.

Con una ripresa che guadagna vigore anche l’andamento indice dei prezzi al consumo si è portato al di sopra del 2%, ma ci si interroga su quali sono i rischi al rialzo della dinamica dei prezzi nel medio periodo. “In base alle aspettative di inflazione, queste si sono portate al di sopra dei livelli pre-crisi, tuttavia restano àncorati su livelli coerenti con l’obiettivo di stabilità dei prezzi della Federal Reserve“.

Anche i rendimenti dei titoli di stato sono aumentati e in base a quelle che sono le previsioni degli analisti, la revisione del programma di acquisto titoli da parte della FED non si realizzerebbe prima della fine del 2021. Inoltre, sulla base degli indicatori di mercato, anche i tassi di policy rimarrebbero contenuti almeno per i prossimi due anni.

Luca Mezzomo, Responsabile Analisi Macroeconomica, Intesa Sanpaolo, si è concentrato su alcuni aspetti specifici che stanno trainando questa fase dell’economia statunitense. Ricalcando gli elementi di Porella, Mezzomo ha spiegato che la robusta crescita dei consumi è dovuta allo stimolo fiscale e ai trasferimenti del settore pubblico, che hanno fornito il carburante. “Nel 2020, nonostante l’incremento della disoccupazione, che è seguita alla crisi pandemica, abbiamo avuto la più forte crescita del reddito disponibile reale delle famiglie dal 1998“. Ora, gli americani si trovano in una fase in cui si sta passando da “un periodo di forte sostegno pubblico ai redditi, ad una fase in cui la dinamica dei redditi sarà positiva per fattori endogeni legati alla ripresa occupazionale e dei salari, ma anche perché ci sarà un riciclo di una parte dell’eccesso di risparmio“.

Dopo le due presentazioni che hanno fornito ad imprese ed esperti italiani un’analisi aggiornata e puntuale sulla situazione economica USA, è seguito un dibattito moderato da Stefania Spatti, Corrispondente negli Stati Uniti di Class CNBC, con interventi di Paola Sapienza, Professor of Finance, Kellogg School of Management; Matteo Maggiori, Associate Professor of Finance, Stanford Graduate School of Business; Guido Lorenzoni, Professor of Economics, Northwestern University.

 

 

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