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Italia e Inghilterra riaprono le attività commerciali: i due Paesi a confronto

Draghi ha annunciato le riaperture e il governo segue la Gran Bretagna nella strategia per la ripartenza, anche se la situazione tra i due Stati è ben diversa

Clienti vengono controllati per la febbre all'ingresso dei negozi (ONU / Volodymyr Shuvayev)

Anche l’Italia ha riaperto ieri, 26 aprile, le attività commerciali, ristoranti, alberghi e presidi scolastici forse più per comunicare un senso di comprensione alle rumorose contestazioni di piazza, piuttosto che come una razionale scelta basata su dati scientifici.

La decisone del governo Draghi di riaprire anticipatamente è stata probabilmente sollecitata da una serie di proteste di piazza all’insegna dello slogan ‘Io Apro’, incentivate e appoggiate dal leader della Lega, Matteo Salvini, in aperta contraddizione con il fatto che La Lega è un partito della coalizione governativa. Giochi di calcoli e bilanciamenti politici che fanno nutrire dei dubbi sulla saggezza delle scelta dell’apertura perché fin troppo condizionata da fattori discostanti dalle valutazioni scientifiche.

Matteo Salvini nell’illustrazione di Antonella Martino

Infatti, sia il professore Massimo Galli dell’Università degli studi di Milano Statale e direttore delle malattie infettive dell’Ospedale Luigi Sacco, che il professore Andrea Crisanti  Professore di Microbiologia all’ Università di Padova e all’Imperial College di Londra, hanno fortemente sconsigliato le riaperture prevedendo il rischio di una quarta ondata.

È vero che in Gran Bretagna il 12 Aprile scorso si è giunti alla riapertura delle ‘attività economiche non essenziali’, ma è pur vero che la situazione dell’UK è molto diversa da quella Italiana e del resto d’Europa.

Nonostante la UK abbia messo in atto sistemi di restrizioni anti-covid in ritardo rispetto al resto di Europa, avendo dato inizio al primo lockdown il 26 aprile 2020 ( in Italia il primo  lockdown ebbe inizio il 9 marzo 2020), ad un anno di distanza la situazione è molto più favorevole nel paese britannico.

Nel tener conto dei vari elementi che hanno indotto a questo esito positivo, si deve  sottolineare anche l’atteggiamento del leader dell’opposizione al governo di Boris Johnson, il labourista Keir Starmer, che, sin dagli inizi della pandemia, dichiarò  la necessità di una “opposizione costruttiva” (The Guardian, 4 agosto 2020) riconoscendo che “nessuno avrebbe potuto gestire la pandemia in modo perfetto” . Una posizione, quella del leader  labourista, che ha favorito un clima sociale pronto ad aderire alle decisioni del governo, evitando movimenti di protesta che avrebbero condizionato il  governo e rallentato il raggiungimento degli obiettivi.

Il primo ministro inglese Boris Johnson (wikimedia)

In UK al primo lockdown ha fatto seguito un rallentamento delle restrizioni durante il periodo estivo per poi richiudere con l’arrivo della seconda ondata del periodo autunnale. Volendo poi porre fiducia sull’ inizio della vaccinazione e soprattutto per ‘dare ossigeno’ all’economia nazionale in prossimità delle spese natalizie, ha fatto seguito un successivo rilassamento delle restrizioni dall’ 8 dicembre fino al 21 dicembre. Una leggerezza che la UK ha pagato con un alto numero di decessi registrati nel periodo post-natalizio del mese di gennaio. Solo a questo punto un severo lockdown è stato imposto ai cittadini, a cominciare dal 4  gennaio 2021, quando anche le scuole vengono chiuse.

La Gran Bretagna tutta si ferma ad osservare con apprensione ed impotenza l’incremento della curva di contagi e di morti. Bollettini giornalieri terrificanti testimoniavano una curva dei decessi sempre in ascesa fino al 20 gennaio quando si registrano 1820 morti. Un’ ascesa implacabile nonostante la Gran Bretagna avesse iniziato a vaccinare già dall’8 Dicembre, un mese prima degli altri paesi EU. Un anticipo dovuto sia ad un effetto della brexit che ha svincolato UK dalle direttive EU, sia perché Boris Johnson aveva con grande anticipo garantito una generosa provvista del vaccino Pfizer;  il primo vaccino a superare i test di validazione. Il Pfizer è stato inoltre coadiuvato dall’uso dell’AstraZeneca sin dal  4 gennaio. Ma nonostante la tempestiva campagna di vaccinazioni, l’elevato numero di contagi e decessi nel mese di gennaio erano inarrestabili a causa della presenza della ‘variante inglese’ che gli scienziati hanno scoperto essere di facile e veloce trasmissione.

Il severo lockdown britannico iniziato il 4 Gennaio, parallelamente assistito dalla spedita campagna di somministrazione del vaccino, ha favorito solo verso la fine di gennaio 2021 la costante decrescita dei contagi. Va inoltre sottolineato che la campagna vaccini in UK  è stata operata nel rigoroso rispetto dei criteri dettati dalla scienza: prima gli anziani, i vulnerabili e gli operatori della sanità, poi il resto della popolazione sempre nel disciplinato rispetto della età decrescente.

Una anziana paziente ricoverata per covid (UN Photo/Evan Schneider)

Sin dal momento in cui il governo ha decretato il severo lockdown, il paese ha vissuto in una sorta di paralisi sociale, senza proteste rilevanti, fino al giorno in cui, dopo un evidente e costante inclinazione verso il basso delle curve statistiche, dovuta ad un sensibile calo dei contagi e dei decessi, il primo ministro Boris Johnson ha presentato un elenco di riaperture. Cosi, l’8 marzo la scuola ha riaperto e a distanza di un mese, il 12 aprile, sono state  programmate le riaperture delle attività economiche non essenziali.

Ma la grande riapertura del 12 aprile ha trovato un paese molto diverso dal gennaio di pochi mesi prima: vaccinati con prima dose erano il 61,5%  della popolazione al di sopra dei 18 anni (15% vaccinati con seconda dose) con una media di mortalità giornaliera di 22 casi.

A tutt’oggi il totale della popolazione vaccinata è di circa 46 milioni, con il 95% degli ultra cinquantenni vaccinati.

United Kingdom Decessi

Source: Google.com / Our World In Data / Johns Hopkins University CSSE

United Kingdom Vaccinazioni

Source: Google.com / Our World In Data / Johns Hopkins University CSSE

Nonostante i dati della realtà britannica fanno sperare per il meglio, ancora molte sono le restrizioni in vigore: ai pub viene ancora vietato il servizio interno, previsto solo dopo il 17 maggio, le palestre rimangono ancora chiuse mentre sono incentivate le attività sportive esterne, all’interno delle scuole i ragazzi devono ancora rispettare il distanziamento sociale e indossare mascherine, si fa la fila nei supermercati nelle ore di punta, il servizio dei medici di base è ancora offerto solo per telefono, i matrimoni si possono celebrare ma solo con 15 invitati e non oltre 30 persone possono presenziare ai funerari. Inoltre, i britannici sono ancora in attesa di conoscere una data in cui potranno andare all’estero; il Primo Ministro si pronuncerà con nuovi  ‘calendari liberatori’ solo verso la meta di maggio. Insomma la cautela ancor la fa da padrone in UK.

In Italia il governo ha invece permesso la riapertura delle ‘attività non essenziali’ in una  situazione epidemiologica molto diversa da quella britannica: al 24 aprile solo 12 milioni di cittadini, e non sempre i più vulnerabili, sono stati vaccinati con una dose ( 20% della popolazione ) e 5 milioni sono i vaccinati con una seconda dose ( 8,4% della popolazione ), con una media settimanale di 322 morti al giorno.

 

Italia Decessi

Source: Google.com / Our World In Data / Johns Hopkins University CSSE

 

Italia Vaccinazioni

Source: Google.com / Our World In Data / Johns Hopkins University CSSE

Una riapertura con ‘rischio calcolato’ l’ha definita lo stesso Presidente del Consiglio, Mario  Draghi. Ma questo allentamento delle restrizioni, inimmaginabile solo un mese fa, considerato l’elevato numero dei contagi e decessi, sembra essere un provvedimento che voglia sfidare le conoscenze fin qui acquisite e rivendicate dal mondo scientifico.

Indubbiamente le proteste di piazza hanno sollecitato e avuto un’ influenza sulla decisione del governo, ma questa anticipata riapertura  ha anche avuto la funzione di far rimanere nelle casse dello stato i finanziamenti dei ‘ristori’, la compensazione economica da parte dello stato verso gli esercenti  fortemente penalizzati dalle ristrettezze lavorative dovute al covid.

Le proteste in piazza, infatti, hanno messo in evidenza il cattivo funzionamento dei ‘ristori’ che sono stati erogati in ritardo e in somme esigue, destabilizzando molte realtà economiche e provocando per molti il tracollo finanziario. Questo è stato urlato nelle piazze di molte citta italiane, dove gli imprenditori hanno testimoniato il fallimento delle loro imprese economiche e lo stato di indigenza a cui le loro famiglie sono ridotte. Realtà economiche vulnerabili che facilmente possono diventare preda degli interessi delle  organizzazioni criminali capaci di liquidità.

Protesta dei ristoratori a Milano per le misure del governo

Un aggiunto fenomeno socioeconomico con cui lo stato dovrà fare i conti al temine della pandemia. Questo malcontento e la rabbia sociale hanno nutrito le motivazioni alla base del movimento di protesta ‘Io Apro’, cavalcato dalla destra movimentista, capeggiata dalla Lega di Salvini, che, piuttosto che porre l’attenzione verso un miglioramento dei finanziamenti/ristori, ha puntato sulla richiesta della riapertura come a sminuire il serio pericolo del virus.

Una riapertura che, poiché convalidata dal provvedimento governativo, è riuscita a polarizzare anche il fronte scientifico, politico  e intellettuale in due opposti schieramenti:  gli ‘apertisti’ e ‘non apertisti’. Nonostante il ‘rischio calcolato’ c’è solo da sperare che il  treno delle vaccinazioni corra il più veloce possibile alla rincorsa del virus e delle sue varianti.

Se invece il “rischio calcolato è stato calcolato male” come sostiene il Professor Galli, e il virus dovesse sfuggire al controllo della repressione sociosanitaria, l’Italia potrebbe essere travolta da una quarta ondata e vedere compromessa la stagione estiva con deleterie conseguenze sulla salute della popolazione e sull’economia.

 

 

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