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Attenti alla Finlandia: potrebbe cancellare i fondi del Recovery Plan per l’Italia

Una crisi interna al governo di Helsinki rischia di mettere in discussione i miliardi stanziati per la ripresa, perché in Europa si vota all'unanimità

Sanna Marin, Primo Ministro della Finlandia (flickr)

Nel mentre qui in Italia si disserta su ameni soggetti e su ancor più amene prese di posizione, c’è un enorme pericolo affinchè il Piano di Ripresa e Resilienza europeo, che per l’Italia vale circa 200 miliardi di euro, finisca per essere affossato in Finlandia.

Per chi non lo ricordasse, il Recovery Plan, per partire, deve avere l’ok da parte di tutti i 27 Paesi dell’Unione europea e a Helsinki la situazione si sta ingarbugliando nelle ultime due settimane.

In Italia si discute già sui moltissimi dettagli di come utilizzare e investire al meglio i fondi, ma l’approvazione del Piano non é sicura di passare al voto del Parlamento monocamerale finlandese, previsto all’ordine del giorno per la prossima settimana.

La ministra capo Marin il giorno della nomina del suo governo (Wikimedia)

Tutto è iniziato lo scorso 27 aprile, quando la Commissione Costituzionale del Parlamento finlandese ha promosso una mozione che obbliga il Parlamento di Helsinki ad approvare il Piano di Ripresa e Resilienza e il relativo collegato aumento delle risorse proprie con una maggioranza qualificata dei due terzi. La cosa pericolosa è dimostrata dal fatto che la mozione al riguardo è passato con nove voti contro otto.

Al governo vi è una maggioranza molto eterogenea, composta da ben cinque partiti di cui uno, il partito del Centro, ha votato con i partiti dell’opposizione, obbligando quindi a votare a maggioranza di 2/3.

Annika Saarikko (wikimedia/Lauri Heikkinen)

A quel punto si è aperta una vera e propria crisi di governo che, dopo tormentate riunioni, ha trovato un primo accordo tra le due leader dei più grandi partiti che compongono la coalizione di maggioranza: il primo ministro socialdemocratica Sanna Marin e la presidente del Partito del Centro, Annika Saarikko. Come si diceva prima, questo è stato solo un primo passo ancora non totalmente accettato dalle variegate correnti del partito centrista su cui si sta lavorando.

Quindi, nell’incertezza più totale, le cancellerie d’Europa, e soprattutto quella di Roma, vivono momenti non proprio tranquilli, in quanto lo scontro politico finlandese è dovuto alle prossime elezioni amministrative in cui il partito populista finlandese, i Veri finlandesi, risulta in testa in tutti i sondaggi.

Dietro a tutto ciò vi è un altro motivo che i media finlandesi hanno evidenziato e cioè che si sia molto diffusa, in larghi strati dell’opinione pubblica, l’insoddisfazione per un Piano di ripresa che mette nelle mani dell’Italia una tale cifra.

In Finlandia si chiedono perchè l’Italia non faccia pagare la ripresa con le imposte dei propri cittadini benestanti, essendo un paese dove la percentuale dei ricchi con grandi patrimoni é molto maggiore che in Finlandia.

Se l’Europa nei prossimi anni non mette fine al “principio dell’unanimità”, non ci sarà una lunga vita per un vero progetto di Unione.

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