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Onu: Usa e Cina trainano la ripresa globale, ma la pandemia è tutt’altro che finita

Rapporto Wesp di metà anno sullo stato dell'economia mondiale: contagi e disuguaglianze gettano un'ombra sulla crescita prevista del 5,4% nel 2021

Un venditore di uova siede nella sua bancarella a Quiapo, Filippine (FMI / Lisa Marie David)

Dopo una forte contrazione del 3,6% nel 2020, l’economia globale dovrebbe espandersi del 5,4% nel 2021”. È quanto emerge dal rapporto di metà anno del World Economic Situation and Prospects (WESP) diffuso dal Dipartimento Onu per gli Affari economici e sociali (DESA).

Tra vaccinazioni rapide e continue misure di sostegno fiscale e monetario, Cina e Stati Uniti, le due maggiori economie del mondo, sono sulla buona strada per la ripresa e la loro crescita stimolerà quella globale, ma questo robusto rimbalzo non basta a favorire l’ottimismo. La pandemia è tutt’altro che finita per la maggior parte dei paesi in via di sviluppo dove l’aumento delle infezioni dovute a Covid-19 e le disuguaglianze dei vaccini minacciano una ripresa di ampio spettro dell’economia mondiale.

(pixabay)

Le prospettive in paesi dell’Asia meridionale, Africa subsahariana, America Latina e Caraibi rimangono fragili e incerte, tanto che la produzione economica dovrebbe tornare ai livelli pre-pandemia solo nel 2022 o addirittura nel 2023.

La situazione dei più vulnerabili è diventata ancora più precaria. I blocchi e le misure di distanziamento sociale hanno provocato una grande perdita di posti di lavoro. La ripresa del commercio globale è forte, ma disomogenea. “Il commercio di merci ha già superato i livelli pre-pandemici, sostenuto dalla forte domanda di apparecchiature elettriche ed elettroniche”. Al contrario, “un rapido rimbalzo per le economie dipendenti dal turismo e dalle materie prime sembra improbabile. Il commercio dei servizi, in particolare il turismo, rimarrà fermo a causa della lenta revoca delle restrizioni sui viaggi internazionali e della paura di nuove ondate di contagio”.

Le lavoratrici tessili eseguono test di controllo qualità in una fabbrica a Izmir, Turchia (ILO / Kivanc Ozvardar)

Le donne restano le più colpite, sia perché “sono state in prima linea nella lotta contro la pandemia”, sia per “il peso del lavoro domestico e assistenziale non retribuito”. Sono inoltre sottorappresentate nel processo decisionale relativo alla crisi sanitaria e nelle risposte di politica economica. “La pandemia ha spinto quasi 58 milioni di donne e ragazze alla povertà estrema“, ha affermato Hamid Rashid, Global Economic Monitoring Branch presso il Dipartimento degli affari economici e sociali delle Nazioni Unite e autore principale del rapporto. “Le misure fiscali e monetarie per guidare la ripresa devono tenere conto dell’impatto differenziato della crisi su diversi gruppi di popolazione, comprese le donne, per garantire una ripresa economica inclusiva e resiliente“.

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